lunedì 26 agosto 2013

Una visita al San Francisco Armory/2. Il pubblico


Continua da QUI.

Arriviamo all’ultimo momento, trafelate, io e la mia amica V, dopo essere scese alla fermata sbagliata e aver superato un paio di isolati al piccolo trotto. Eppure lo avevamo visto centinaia di volte quel palazzo, perché l’autobus 49 che va a Mission si ferma proprio lì davanti, e io la prima volta che lo vidi domandai a Mr. K: “Cos’è questo strano edificio?” e lui rispose: “Il Palazzo del P***o”. Dopo quel momento ci furono alcuni anni di curiosità – una volta vidi il nostro vicino di casa tutto yoga e new age scendere proprio a quella fermata, e da allora lo associo sempre a immagini poco edificanti, persino peggiori di quella volta che lo trovammo che faceva yoga sul marciapiede davanti all’ingresso del nostro palazzo – fino alla scoperta che Kink.com, la società che gestisce con grande profitto il PdP, organizza visite guidate (e anche seminari, prevalentemente sul bon**ge). Il seminario magari un’altra volta, grazie, però la visita guidata mi attirava parecchio. E così eccoci qua, io e V, scese dall’autobus davanti a un edificio vagamente simile al PdP ma molto meno imponente; gli giriamo intorno senza trovare l’ingresso, solo cartelli con la scritta AT&T. Al terzo giro V estrae il suo telefono intelligente e scopre che non siamo davanti al PdP, bensì, guarda un po’, davanti al palazzo dell’AT&T. Per fortuna 14th & Mission, l’indirizzo della nostra meta, è poco lontano, e nei cinque minuti che ci restano raggiungiamo imprecando il PdP.


La nostra guida
All’ingresso sfodero il mio ID californiano nuovo di zecca, inaugurandolo a beneficio della guardia che ci introduce nel palazzo. Sono le otto in punto, il gruppo è già pronto per cominciare la visita. Io e V, vestite da intellettuali radical-chic tipo Diane Keaton in un film di Woody Allen, veniamo introdotte in una sala arredata con velluti rossi e opulenti divani, squisitamente decorata con quadri a olio a soggetto BDSM. A soggetto BDSM molto esplicito. Le prime persone che vediamo sono un paio di coppie: 1) Lui biondo con aria slava e taglio nazi/lei biondina pure slava, entrambi in nero da sera, che si strusciano – benché discretamente - in mezzo alla sala; 2) Lui alto, moro e muscoloso con viso da bravo ragazzo/lei bionda acqua e sapone con coda di cavallo e tuta da ginnastica. Io e V pensiamo contemporaneamente: “Oddio, ma questi sono attori”. Invece no, sono visitatori come noi.


Il nostro anfitrione ci aspetta seduto su un tavolo, coreograficamente collocato davanti a un paio di suggestivi panorami di corpi legati e ingabbiati. Come recita il sito degli Armory Studios, le guide del tour sono “impiegati” della Cybernet Entertainment, LLC, lo studio di produzione specializzato in “intrattenimento per adulti” che ha acquistato l’edificio nel 2006. Questo qui è un tizio bassetto e semicalvo, sui trentacinque, con un grosso anello al naso e un modo di fare molto ironicamente gay. Purtroppo parla ai denti stretti, e io capisco circa una parola su cinquanta di quello che dice. Ci fa accomodare sui divani di velluto, e mentre ci spiega incomprensibilmente le regole da seguire durante il tour (afferro qualche parola qua e là: red light, humiliation, slaves, models, dungeon. Capisco però con gioia che è permesso fotografare tutto quello che si vuole), mi guardo intorno per vedere chi sono gli altri compagni di tour. Io e V siamo l’unica coppia femminile. Il resto sono per metà giovani gay palestrati molto emozionati e zuzzurelloni, e per metà coppiette etero. Oltre agli slavi e ai bravi ragazzi noto un altro paio di coppie: 3) Lei orientale con scarpa tacco 14 tempestata di strass multicolor, scollatura ombelicale e ciuffo rosa shocking, lui giovane bianco ebreo ortodosso o cattolico seminarista, molto rosso in faccia; 4) Lei orientale giovane ma meno vistosa della n.3, lui sulla sessantina, magro, vestito con jeans, giacca, cravatta sbarazzina e occhiali da intellettuale, molto somigliante a Roman Polanski. In tutto saremo circa una trentina. Considerato che il tour costa $25 e si ripete tutti i giorni, a volte due o anche tre volte al giorno, si direbbe che gli affari vadano piuttosto bene per Kink.com.

(2/Continua)

27 commenti:

  1. ...e se tu - dico tu! - hai afferrato una parola su cinquanta gli umani medi non madrelingua potrebbero trovar molto frustrante l'esperienza.
    Anche io ho visto quel palazzo qualche volta, ora so cosa c'è dentro. Attendo il resto del racconto curiosa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per fortuna si è trattato di un'esperienza soprattutto... ehm... visiva, quindi quel poco che capivo è stato sufficiente.

      Elimina
    2. Lo immaginavo, per questo son curiosa di legger come lo tradurrai in parole... ;) ciao!

      Elimina
  2. Adesso pero' dobbiamo trovare il blog di uno degli altri partecipanti alla visita guidata per leggere come tu e V siete state descritte...

    RispondiElimina
  3. Anch'io aspetto curiosissima di sapere come prosegue la visita e, soprattutto, come farai a pubblicare e spiegare le foto che hai scattato:-).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le foto si spiegheranno da sole, vedrai ;-)

      Elimina
  4. esperienza... ehm.... visiva ora tocca aspettare per comprendere l'ehm :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo per certe foto (soprattutto quelle dei quadri) dovrò autocensurarmi.

      Elimina
  5. Be', immagino, immagino che sia stata un'esperienza visiva in buona parte, di un linguaggio, bene o male, internazionale. Anche questa parte l'hai raccontata bene, senza stimolare il morboso che è dentro di noi ... quello ci penso già da solo ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, perché il bello deve ancora arrivare! ;-)

      Elimina
  6. Sai che mi chiedevo proprio se per entrare alla visita ci fosse un dress code? Profonda questione la mia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, figurati, al PdP sono di idee molto...ehm... aperte.

      Elimina
  7. Pensavo che la vostra guida fosse... il vicino che fa yoga ;-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uh, che ridere, t'immagini? Avrei riso per una settimana!

      Elimina
  8. Io non capivo la didascalia della foto, perché non avevo visto l'omino appeso al tavolo.. avevo notato solo il quadro in fondo.. ho pure ingrandito la foto.. per vedere la vostra guida.
    Può darsi che abbia volutamente biascicato a caso, tanto per quel che avreste ascoltato ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, sì, certo, per vedere la guida! :-D
      Questa foto è un caso fortunato, perché lascia ben intuire senza mostrare troppo da vicino. Ne ho altre molto più esplicite, ma direi che questa lascia immaginare abbastanza.

      Elimina
  9. Sono curiosa di saperne di più!!!

    Un bacione

    RispondiElimina
  10. Interessante. Soliti dubbi a proposito del connubio liberazione sessuale-mercato di massa iniziato negli anni '50 negli US.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ovvio, ce li ho anch'io. Però la mia vuole essere una cronaca oggettiva, non certo un'apologia (anche se, ripeto, chi lavora qui dentro non fa niente di quello che non fa anche a casa propria, gratis e con sommo divertimento).

      Elimina
    2. O anche per la strada, gratis e con sommo divertimento.


      Elimina
  11. ...e il sommo divertimento... non è sindacabile :) Comunque che invidia. Se mi capiterà un altro viaggio a SF, lo metto di sicuro sulla lista delle cose da vedere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, ne vale la pena. Il tour è divertentissimo e pressoché sconosciuto ai turisti.

      Elimina
  12. Fantastico posto, fantastico post :D il tuo pudore e' davvero simpatico! E niente traduzione, qui?

    RispondiElimina
  13. Non so perché, ma le descrizioni mi hanno fatto sorridere. Ho immaginato benissimo te e V in stile Diane Keaton in un film di Woody Allen, in questo caso del tutto outsider :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Proprio così. In una delle prossime puntate pubblicherò una foto di me vestita da Diane Keaton.

      Elimina