mercoledì 11 settembre 2013

Una visita al San Francisco Armory/4. L'Abbattoir e altre meraviglie

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L’Abbattoir, devo ammetterlo, è un po’ deludente. Si tratta di una stanza piuttosto laida (io ormai ho capito che preferisco il genere edoardiano, penombra e velluti) con dei finti quarti di maiale penzolanti. Ramòn ci spiega – o almeno così mi sembra di capire – che la stanza, dotata di rubinetti alla parete, viene usata per le scene di water bond**e. Il tutto naturalmente con l’ausilio degli immancabili ganci da soffitto.


Da lì passiamo a un ambiente completamente diverso, una stanza nuda e asettica con luci al neon e una misteriosa macchina con la scritta Electrosl*ts. Nel vasto e variegato mondo del BDSM, una delle miriadi di possibili varianti consiste nel tenere la testa chiusa dentro una scatola (ne vedremo più avanti alcune); ma perché limitarsi a una scatola, hanno pensato a Kink.com, quando si può infilare la testa dentro una botola nel pavimento, appesi a testa in giù e stuzzicati nel frattempo da scariche elettriche? Et voilà, ecco a voi l’Electrosl*ts. Nella foto si vede uno dei nostri compagni di tour che si presta a fornire una dimostrazione, purtroppo solo della botola e non del gancio da soffitto.

Dopo l’Electrosl*ts passiamo per un enorme stanzone dove un tempo si trovava la piscina della National Guard, e poi dai magazzini, che mi ricordano vagamente il mercatino più brutto di Berlino. Da lontano scorgo un pezzo imperdibile, uno dei miei preferiti del tour: la gabbia carponi. Mi lancio in una corsetta isterica per fotografarla prima che il gruppo si allontani, ma Ramòn, indispettito perché ho disobbedito all'ordine di restare con il gruppo, mi urla qualcosa che io naturalmente non capisco. Mi sembra che dica humiliation, chissà, forse verrò sottoposta a qualche punizione umiliante per essermi allontanata. L’umiliazione, infatti, è una parte importante delle pratiche BDSM, e Kink.com organizza anche “uscite” pubbliche in cui i modelli fanno cose innominabili in posti tipo bar e parchi (in pieno giorno). E naturalmente anche nel bar di Kink.com, un regolare bar aperto al pubblico che si trova davanti al PdP. Comunque, nella fretta, la foto mi è venuta mossa.

 
Dopo un corridoio pieno di inquietanti strumenti chirurgici veniamo introdotti in un appartamento in perfetto stile suburbia. Ramòn ci spiega che esistono persone a cui piace fare sesso a letto, pensa un po', e che per provare il brivido del proibito si spostano in salotto, o addirittura sul tavolo della cucina. Questo set è per loro, con tanto di post-it sul frigorifero per ricordarsi di ritirare il bucato dalla lavanderia. Dopodiché visitiamo nell’ordine: 1) stanza con pareti imbottite e specchio unidirezionale; 2) bar perfettamente ricostruito ma con bottiglie piene di acqua colorata perché una legge della California vieta la compresenza di “nudity and alcohol” nella stessa scena; 3) stanza dei robot. Non siamo neanche a metà del tour, e ci attendono ancora mille sorprese.


29 commenti:

  1. Silvia, hai pensato di proporre il reportage a Playboy USA?

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    1. :-D No, è troppo mainstream: così mi ha detto un amico che vive qui da sempre e ha girato dappertutto e visto di tutto nell'epoca pre-aids. Mi ha anche consigliato un paio di posti da visitare, ma non so se ne avrò il coraggio...

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  2. Sta diventando sempre più inquietante, ci sono musei della tortura che hanno strumenti più blandi.
    Ma poi... Come si entra in quella gabbia? Io mica ho capito...

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    1. Qualcuno da qualche parte ha postato una foto della vergine di Norimberga, ma io non l'ho vista, forse la stavano usando.
      Quanto alla gabbia, lo stesso Ramòn ci ha detto con un ghigno che è più facile entrare che uscire.

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  3. Oh mamma, ci sono cose che non avrei mai, mai e poi mai immaginato esistessero! Del letto, sì, qualcuno me ne aveva parlato.

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  4. i finti maiali sono delle ciofeche, al solo pensiero che la gente si ecciti sotto tortura mi si gela il sangue

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    1. Sì, guarda, i finti maiali sono penosi. La cosa migliore sono gli ambienti originali, le aggiunte non li migliorano affatto.

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  5. Invece li devi visitare! La ggènte, il mondo devono sapere! :-D

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    1. Ma pensa che mi perdo la mitica Folsom Street Fair ("The grand daddy of all leather events") perché parto due giorni prima per le vacanze. Oh, be', ci sono problemi peggiori.

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  6. Devo dire che manca un po' di scenografia: quel quarto di maiale appeso al soffitto mi sembra piuttosto avvilente. La gabbia carponi, poi, sembra un'installazione d'arte contemporanea, nemmeno troppo riuscita.
    Finora più ortopedico che eccitante, direi
    Comunque la tua ironia rende il tutto stuzzzicante e il tour, con te come guida, è davvero imperdibile

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  7. Finalmente so cos'è quell'edificio che compare sempre quando guardo i filmini!
    Grazie!

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  8. Ma perchè l'abbatoir con i quarti di maiale appesi?? Sono troppo puritana per saperlo forse...
    La frase "una legge della California vieta la compresenza di “nudity and alcohol” nella stessa scena" mi ha fatto morire dal ridere, proprio perchè è così tipicamente americana!

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    1. Sì, è buffa, come quella della sala provini con il pavimento imbottito.

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  9. Trovo tutto molto inquietante....
    PS Finalmente riesco a mettere il naso fuori.....

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    1. Inquietante è quello che vogliono essere. Dopo un po' però diventano ridicoli.

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  10. Della Folsom, che ha anche una sede distaccata a Berlino, ho visto foto che difficilimente dimenticherò... (come questi resoconti!)

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    1. Figurarsi se non c'era una succursale a Berlino! :-D

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  11. Una domanda sorge spontanea: tu hai sculacciato quello con la testa nella scatola? ... se sì, ti è piaciuto? ;)

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    1. No, senza frusta non c'è gusto.

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    2. Ok, faremo con la frusta allora ;)

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    3. Nella prossima puntata ne presenterò alcuni modelli.

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  12. Il set di aspetto ospedaliero mi fa piu' impressione del finto quarto di maiale, mi sa che sono troppo vanilla io!
    La vergine di Norimberga l'ho vista ad una mostra degli strumenti di tortura, e' davvero terrificante.

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    1. Vanilla!! Grazie, me l'ero già dimenticata, questa parola fantastica!

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  13. Una cosa che non ho mai capito del sadomaso è se è un gioco di travestimento e di ruoli, una parodia della società, un po' come il burlesque e il vaudeville degli inizi, oppure se chi lo pratica la considera una faccenda identitaria A un laboratorio sul rispetto tra generi ricordo che c'era una coppia sadomaso e si consideravano discriminati.

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    1. Sicuramente è una faccenda identitaria, che però secondo me nasce da un gusto ben preciso. Come diceva Kraus nell'aforisma che ho citato nel post precedente: "Il masochismo è l'incapacità di sentire il piacere se non nella sofferenza o la capacità di trarre piacere dalle sofferenze?"
      Ecco, vedendoli "in azione" si capisce chiaramente che la seconda ipotesi è quella giusta.

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  14. ho letto questo interessante reportage da praticante il bdsm, effettivamente vedendo qualche spezzone dei film di kink.com e derivati se ne ricavava che doveva essere un ambiente kitsch.
    per il resto considero la nostra una coppia normalissima

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