lunedì 26 settembre 2011

I ♥ Vegas/1: Graffiti artists, start-up companies, mormons & corporations

I tentacoli della nebbia su SF
Abbiamo lasciato una San Francisco sul punto di essere inghiottita dalla nebbia e poco dopo siamo atterrati in mezzo al deserto, dove sorge l'oasi-allucinazione di Las Vegas. (Cliccate sulle foto per ingrandirle.)

L'idea di andare a Las Vegas non mi aveva mai neppure sfiorata, ma quando i nostri amici John  e Tavia, che si sono appena trasferiti lì, ci hanno invitati per la festa d'inaugurazione della loro start-up (perché una start-up a Las Vegas? Perché qui la crisi ha picchiato duro, e le proprietà immobiliari praticamente te le tirano dietro), ho pensato che non ci poteva essere occasione migliore per visitare il più grande luna park per adulti del mondo.

Un pezzettino più a destra c'è LV
La start-up si chiama Walls360 e produce wall graphics, ossia decorazioni adesive da parete. La socia di John e Tavia in questa impresa è Yiying Lu, la graphic designer famosa per aver creato la Fail Whale di Twitter. A completare la squadra riunita in un capannone nella zona industriale di Las Vegas c'è Vulcan, un famoso graffiti artist che mi ha raccontato di essere stato più volte in Italia come ospite di centri sociali (tra cui il Link di Bologna), e una volta anche del figlio di un pericolosissimo boss mafioso appassionato di reggae e hip hop. Finalmente qualcuno che non mi racconta di essere andato in Italia per vedere Firenze e Venezia.


L'interno del Rio
La festa era stata rimandata, ma ho presto scoperto di non avere bisogno di una festa per divertirmi a Las Vegas. Premetto che il gioco d'azzardo mi tenta quanto un tuffo in una piscina piena di coccodrilli, ma per divertirsi a Las Vegas non c'è bisogno neppure di giocare. Basta guardarsi in giro e godersi la follia.

I primi due fatti importanti su Las Vegas ce li ha riferiti John: 
1) la città è controllata dai mormoni (!)
2) le corporation si sono sostituite alla mafia come padrone della città. La gente dice che si stava meglio prima, perché almeno la mafia aveva un'etica.


A Las Vegas è TUTTO enorme
Un altro fatto importante è che a Las Vegas si mangia benissimo (cibo americano, grasso e saporito) e in abbondanza (anche se non gratis, come invece succedeva nell'era mafiosa, quando gli enormi buffet gratuiti servivano come esca per i clienti), e si può dormire con pochissimo (soprattutto durante la settimana), perché gli alberghi/casinò fanno di tutto per attirare i giocatori e non lasciarli più andare. Il nostro albergo, il Rio (a tema brasiliano, il che in sostanza significa cameriere seminude: i veri alberghi a tema sono sullo Strip, e comincerò a parlarne domani), costava 50$ a notte per una stanza con letto king size più grande del nostro appartamento (il letto, non la stanza).

Una cosa che mi ha conquistata subito di questa città è la totale sfacciataggine con cui ti sbatte sotto gli occhi una verità universale: il mondo gira intorno ai soldi. E qui non lo nasconde nessuno, anzi. Terribile, certo, per chi ama la cultura e l'arte (provate a cercare una libreria tra i milioni di negozi di Las Vegas! Solo Jonathon, che troverebbe un libro anche nel deserto - letteralmente - è riuscito a comprare le fiabe di Jules Renard in un negozio di abbigliamento - Anthropologie, bellissimo -  lasciando esterrefatti i nostri amici, che non avevano mai visto un libro a Las Vegas) ma anche in un certo senso rinfrescante (per tre giorni, non di più. Al terzo giorno ho cominciato a deprimermi).

Arrivederci a domani, con il racconto e le foto della nostra prima notte a Las Vegas!

sabato 24 settembre 2011

Coming soon...

Dopo una minivacanza di tre giorni a Las Vegas, ho tante cose da scrivere e foto da pubblicare che... comincerò lunedì! Ecco intanto un assaggio.

mercoledì 21 settembre 2011

A sign from God

Per concludere la serie di post sulla chiesa episcopale e sul perché mi è simpatica:


[Da Wikipedia] "Rick Perry intende candidarsi per la nomination del Partito Repubblicano nelle elezioni presidenziali del 2012. (...) Ideologicamente, Perry si configura come conservatore, sia in materia fiscale che in materia sociale. È un accanito oppositore dell'aborto e della riforma sanitaria (che ha definito "socialismo sul suolo americano") e si è schierato apertamente contro l'omosessualità. Ha più volte manifestato la sua fervida fede cristiana e si è dimostrato favorevole all'insegnamento del creazionismo nelle scuole. È favorevole alla pena di morte e sostiene una linea politica aggressiva in materia di immigrazione." (Su quest'ultima affermazione ho alcuni dubbi, visto che, per accaparrarsi il voto "latino", Perry - governatore del Texas, che condivide centinaia di chilometri di confine con il Messico - ha assunto in realtà una posizione moderata sull'immigrazione clandestina, come d'altronde anche George W. Bush prima di lui.)

Però c'è poco da ridere, purtroppo, perché Perry ha al momento ottime probabilità di battere Obama. Spero tanto di sbagliarmi.

Detto questo, me me vado di nuovo in vacanza. Dopo le ferie-lampo allo Yosemite di cui ho parlato QUI e QUI, domani parto per un'altra microvacanza a... sorpresa! (Un posto dove non avrei mai pensato di andare, ma che spero mi offrirà una buona dose di delirio... e spero non di paura!) Ci risentiamo venerdì.

martedì 20 settembre 2011

Grace Cathedral: Albert Einstein e Keith Haring

La Grace Cathedral, come dicevo ieri, è la cattedrale episcopale di San Francisco, completata negli anni '60. Questo è un estratto della voce di Wikipedia sulla simpatica Chiesa Episcopale: "La Chiesa Episcopale fu attiva nel movimento del Vangelo Sociale della fine del diciannovesimo secolo, e sin dagli anni '60 e '70 ha svolto un ruolo di guida nei movimenti progressisti sulle questioni delle relazioni fra Chiesa e Stato. Nelle sue risoluzioni inerenti alle questioni statali la Chiesa Episcopale si è opposta alla pena di morte e ha appoggiato i movimenti per i diritti civili, e alcuni dei suoi leader e sacerdoti marciarono con i dimostranti. Molte diocesi ordinano apertamente uomini e donne omosessuali; in alcune di esse vengono celebrate anche le benedizioni di coppie dello stesso sesso. Su altre questioni, quali l'aborto, la chiesa si è schierata su entrambi i fronti del dibattito."

Oltre alle sedute di yoga, la cattedrale ospita altre cose affascinanti (a parte i suoi celebrati labirinti "meditativi", che non trovo particolarmente interessanti). La prima mi è capitata davanti gli occhi mentre mi raddrizzavo da un'uttanasana: una vetrata con una strana scritta. E = mc2. Cosa ci fa la teoria della relatività sulla vetrata di una chiesa, ho pensato. Una breve ricerca ed ecco risolto il mistero: Einstein venne scelto per rappresentare la Scienza in una serie di dodici vetrate istoriate dedicate alle Conquiste dell'Umanità. Sulla vetrata è raffigurato Einstein che guarda verso l'alto, circondato da elettroni e particelle atomiche. Sopra la sua testa s'intravede un razzo che sfiora la superficie lunare, a simboleggiare la sua influenza sull'astronomia e la cosmologia (sull'altro lato della navata c'è una vetrata dedicata all'astronauta John Glenn). In basso a sinistra c'è un atomo di elio, che ci ricorda le scoperte di Einstein sulla fisica nucleare e le sue gravi preoccupazioni sull'abuso dell'energia atomica.

 
Al termine di quella stessa seduta di yoga, mentre mi avviavo verso l'uscita, ho scoperto un altro piccolo tesoro della cattedrale: la AIDS Interfaith Memorial Chapel. Il pezzo forte della cappella è il trittico di  Keith Haring, The Life of Christ, basato su un'icona russa e realizzato in bronzo e oro bianco. Si tratta dell'ultimo lavoro di Haring, portato a termine due settimane prima della sua morte per AIDS, nel 1989.



lunedì 19 settembre 2011

Yoga nella cattedrale



domenica 18 settembre 2011

Una gita allo Yosemite National Park: i pro

Ecco. Per illustrare i pro di una gita allo Yosemite ho scelto otto foto tra quelle che ho scattato (cliccateci sopra se volete ingrandirle). 
Le prime sono state scattate nella valle (non sono riuscita a raccapezzarmi con i nomi delle montagne: malgrado il poster non ho riconosciuto neppure Half Dome) al mattino, prima del forte temporale pomeridiano che si è poi trasformato in una pioggia costante per tutta la serata. Le altre invece sono state scattate la mattina dopo (prima che la vista di altri nuvoloni in arrivo ci facesse girare le balle e decidere di tornare a casa), sul bellissimo - anche se decisamente affollato - Misty Trail, un sentiero che passa di fianco alle Vernal Falls e sale fino alle Nevada Falls (la nostra meta della giornata, mai raggiunta per via del temporale).

The Valley
The Valley





Misty Trail
The Valley


On the hike to Nevada Falls

Misty Trail
Vernal Falls, from the top
Vernal Falls

venerdì 16 settembre 2011

Una gita allo Yosemite National Park: pro e (ebbene sì) contro


Alcuni fatti sullo Yosemite National Park:
1) Il parco ha una superficie di 3081 kmq, vale a dire che è grande più o meno come la Val d'Aosta.
2) Il parco è sempre pieno. I visitatori, infatti, vengono tutti concentrati in un'area di dimensioni ridicole rispetto alla grandezza totale del parco, la Yosemite Valley, e come risultato è sempre difficilissimo trovare da dormire. I motivi di questa scelta sono ovvi e più che condivisibili: concentriamo tutti gli umani paganti - ma anche vociferanti e inquinanti - in una piccola zona-disneyland tutta per loro, così il resto del parco potrà starsene tranquillo, al riparo da orde di ciccioni con macchine fotografiche enormi e da esaltati simil-rambo con coltello da scuoiatore attaccato al polpaccio.


Io e Jonathon, dopo esserci illusi che prenotando più di un mese prima per tre giorni infrasettimanali dopo l'inizio delle scuole avremmo trovato una sistemazione decente (anche per il portafoglio), abbiamo dovuto ripiegare su una canvas cabin al Curry Village. La canvas cabin, come si vede dalle foto, è un ibrido tenda-bungalow, con pareti di tela ma dotata di letti e pavimento di legno. Il Curry Village è uno dei villaggetti in stile shopping mall che si trovano sparsi qua e là per la Valle dei Turisti. C'è un autobus gratuito che li gira tutti, passando anche dai campeggi veri e propri e dagli alberghi di lusso come l'orrido e costosissimo Ahwahnee (con il suo doveroso nome indiano), costruito in pietra e cemento simil-legno.
06.001.Camp.Curry.Tent.Etiquette
Ora, c'è da dire che io detesto profondamente andare in campeggio. Tre sono le cose che non sopporto: dormire per terra (cosa che mi provoca in men che non si dica un attacco di cervicale di proporzioni epiche); il rumore (riesco ad addormentarmi solo se circondata dal silenzio degli spazi siderali); condividere i gabinetti. La canvas cabin, che a dire il vero è piuttosto carina, risolve egregiamente il primo problema, ma lascia aperti gli altri due. E sorvolando sull'ovvio problema del gabinetto condiviso, per il quale non c'è proprio niente da fare, le probabilità che i vicini di tenda non rispettino l'orario del silenzio (dalle 10 di sera alle 6 del mattino, come scritto sul poster della Camp Etiquette appeso all'interno di ogni cabin) sono altissime.
E tuttavia, come dicevo, le possibilità di trasferirti altrove all'interno del parco, per esempio in uno spartanissimo bungalow con le pareti di legno e il bagno, sono nulle. Tutto pieno da qui all'eternità.

Questo è il primo motivo per cui d'un tratto mi sono ritrovata a sognare un piccolo bed & breakfast sulle Dolomiti, o anche, senza andare troppo lontano, sulle Alpi piemontesi che vedo dalla finestra di casa mia in Italia. Una camminata corroborante in mezzo alla natura e poi, la sera, un bel posticino caldo e accogliente dove mangiare qualcosa di buono. Ed ecco l'altro problema: mangiare qualcosa di buono.
Per fortuna la seconda sera abbiamo scoperto che è possibile recarsi in pellegrinaggio al caffè (attenzione, non al ristorante!) dell'orrido Ahwahnee, dove si può mangiare decentemente senza farsi staccare la pelle di dosso, come invece succede al ristorante. La prima sera invece abbiamo cenato nella deprimente mensa del campeggio, dove abbiamo consumato cibo disgustoso su tavoli sporchi, circondati da enormi schermi che trasmettevano sport e gente che si metteva a guardare lo sport di fianco a te mettendo il piede sulla sedia dove fino a un istante prima sedeva tuo marito, momentaneamente in fila per prendere una porzione di qualcosa di disgustoso da mangiare.
Insomma, ospitalità italiana (quantomeno nei posti di montagna non devastati da enormi alberghi e impianti sciistici) batte ospitalità americana 1-0.

Ma naturalmente allo Yosemite National Park c'è altro, molto altro. Domani pubblicherò qualche foto che dimostrerà tutti i motivi per cui vale comunque la pena di andarci. Ebbene sì, il posto è di una bellezza sublime.

giovedì 15 settembre 2011

"Fai 'sta cazzo di nanna": il bestseller per l'infanzia sta per arrivare in Italia


Eccolo qui! Al ritorno dalla mia breve gita a Yosemite (di cui parlerò domani, nel primo di un paio di post dedicati ai pro e ai contro di un soggiorno in un grande parco nazionale americano), ho trovato una segnalazione di un collega traduttore (il bravissimo Daniele Petruccioli, autore fra l'altro della geniale traduzione di un libro apparentemente intraducibile, Ella Minnow Pea, di Mark Dunn,  uscito in italiano per Voland con il titolo Lettere. Fiaba epistolare in lipogrammi progressivi).
Insomma, appena pochi giorni dopo aver pubblicato il post su Go the Fuck to Sleep, scopro che il libro sta davvero per uscire in Italia, pubblicato da Mondadori e tradotto da Edoardo Brugnatelli.

C'è anche un gruppo su facebook, dove si possono trovare in anteprima alcune delle rime tradotte.

[Aggiornamento: questo è il link alla versione PDF del libro, così potete guardarvelo ben bene]
Per terra russa il pangolino gigante
Mentre io sono ormai uno zombie ambulante.
’Fanculo! ti porto ’sto cazzo di latte!
Dormire non dormi, e chi se ne sbatte?
Dormono i fiori, i monti ed i prati
Dormono e fanno sogni beati.
Basta menate, subito a nanna
Sennò quel fallito del babbo ti azzanna.
Con la mamma il tigrotto ronfa beato.
Regna il silenzio su tutto il creato.
Tu e il tuo orsacchiotto fate bene attenzione!
Nanne subito, cazzo, o divento un leone.
I semini nei campi dormono sodo
Io intanto son qui che bestemmio e mi rodo.
Tesorino mio bello, stop! poche palle!
È l’ora di fare le nanne, e tu falle!
Il libro sembra proprio destinato a piacere anche ai genitori italiani, insomma...

lunedì 12 settembre 2011

"Go the Fuck to Sleep": un bestseller per l'infanzia


The cats nestle close to their kittens now.
The lambs have laid down with the sheep.
You’re cozy and warm in your bed, my dear
Please go the fuck to sleep.

Sul retro di copertina c'è scritto: "Probabilmente non dovreste leggerlo ai vostri figli". Go The Fuck to Sleep è un libricino di 32 pagine scritto da Adam Mansbach, illustrato da Ricardo Cortés e pubblicato da Akashic Books.

Descritto come "un libro per l'infanzia dedicato agli adulti", è schizzato al primo posto sulla lista dei bestseller di Amazon un mese prima della pubblicazione, grazie a un'involontaria campagna di marketing virale in cui i librai hanno distribuito via email le copie in formato  PDF.

A dire il vero, il libro cominciò ad avere successo ancora prima di venire scritto, quando Mansbach annunciò su Facebook di voler scrivere un libro per bambini intitolato Go the — to Sleep, e decise di farlo sul serio dopo aver visto la reazione entusiastica degli amici.

Il testo è molto semplice, una serie di filastrocche in rima che contengono la parolaccia come commento ai soliti trucchi usati dai bambini per rimandare l'ora della nanna ("I know you’re not thirsty. That’s bullshit. Stop lying. / Lie the fuck down, my darling, and sleep").

Il sollievo di poter finalmente esprimere le proprie frustrazioni, l'ironia ammiccante delle illustrazioni carine che accompagnano il testo irriverente, hanno fatto di questo piccolo libro un grande bestseller. I nostri amici con figli piccoli ce l'hanno tutti. Un'amica che ha appena avuto un bimbo me ne ha passato una copia perché gliene hanno regalate troppe e non sa più a chi darle.

Fra i personaggi celebri che si sono cimentati nella lettura di Go The Fuck to Sleep ci sono Samuel L. Jackson e Werner Herzog. La rivista MensHealth.com ha pubblicato una risposta "dalla parte dei bambini", una poesia dal titolo Get the F**k Out of My Room.


Mi domando se verrà tradotto in Italia. Non dovrebbe essere difficile, visto che nella nostra lingua non mancano le parole che finiscono in -azzo. Pupazzo, ragazzo, terrazzo... Ma  il punto è: funzionerebbe?

sabato 10 settembre 2011

Le mie vacanze: prima parte

Finalmente una piccola vacanza. Lunedì partiremo per il paradiso terrestre dello Yosemite National Park. Torneremo giovedì, in tempo per pubblicare qualche foto prima di ripartire, la settimana successiva, per un'altra gita altrettanto emozionante, anche se per motivi completamente diversi...

Vi saluterò lunedì con un post "letterario", ma quando lo leggerete io sarò già qui:

Moon and Half Dome, Yosemite National Park, California
Negative date 1941, print date 1980
Photograph by Ansel Adams
© 2006 The Ansel Adams Publishing Rights Trust

(Un altro posto che ho visitato per la prima volta con Cristina in quella vacanza di tanti anni fa. La foto di Ansel Adams qui sopra è il poster che ho sempre appeso in tutte le case che ho cambiato da quando avevo diciotto anni. Qui sono tutti blasé riguardo alle foto di Ansel Adams, le hanno viste troppe volte e le trovano banali. Peggio per loro.)

venerdì 9 settembre 2011

Insolito californiano

I miei amici Mario e Rebecca hanno fatto un lungo viaggio negli Stati Uniti. Alcune mete imperdibili, altre insolite.
Mario e Rebecca hanno fatto delle foto fantastiche, e io ho deciso di rubarne qualcuna tra quelle ambientate in California. Cliccateci sopra per ingrandirle: ne vale la pena!

 
Le prime tre foto sono state scattate a Slab City, un accampamento situato vicino a Niland, nel nord-est della California. Una specie di trailer park nel deserto, dove per un certo periodo dell'anno risiedono nomadi, hippie, e in genere persone che vogliono sfuggire dalla civiltà.







Le foto qui sopra provengono da un posto nei pressi di Slab City, Salvation Mountain, una piccola montagna artificiale ricoperta di pittura acrilica e addobbata con ogni tipo di simboli e versetti della Bibbia. La montagna è stata creata dal visionario artista Leonard Knight, che vive a tutt'oggi ai piedi dell'opera.




E infine, non potevano mancare un paio di vedute di Los Angeles


giovedì 8 settembre 2011

Un video splendido e terribile

Questo video è stato creato dal giovane filmmaker Vivek Chauhan, insieme ai naturalisti che lavorano per il Sanctuary Asia network. Le scene sono tratte per la maggior parte dal film HOME di Yann Arthus-Bertrand, con musica di Armand Amar.
Il video è dedicato a tutti quelli che sono morti per difendere il pianeta, e a coloro che oggi rischiano la vita per lo stesso motivo.

mercoledì 7 settembre 2011

I gioielli di San Francisco/2

Gioiello n.2 (n. 1 nel libro di Solnit)
Il Golden Gate Bridge
(che parla da sé)


In effetti non c'è molto da dire che non sia già stato detto, su quello che la guida Frommers considera "probabilmente il più bel ponte del mondo, e senz'altro il più fotografato". E questo anche se Rebecca Solnit, nel libro da cui prendo spunto per questi post (si veda qui e qui), racconta che alla centenaria pittrice Add Bonn il ponte non piace perché "il panorama era molto più maestoso prima" (facendo un paio di conti, Add aveva 26 anni all'epoca della costruzione del ponte, nel 1937).




Sarà vero, però ogni volta che lo attraverso mi emoziono. Ripenso sempre a quando lo attraversai per la prima volta, a diciassette anni, insieme alla mia amica Cristina, a quella foto che ci ritrae scompigliate dal vento, sorprese dal freddo (da brave turiste), e fiduciose nella profezia di tutti i ponti e di tutte le fontane del mondo: se attraversi questo ponte, se butti una moneta, un giorno tornerai. E in effetti, con tutto quel futuro davanti, non sembrava così impossibile tornare.

 
 




E infatti eccomi qua. Nelle prime due foto il ponte è visto dal tetto del palazzo dove abitiamo. (Cliccateci sopra se volete ingrandirle.)



  






La foto qui sotto, invece, è stata scattata al Lincoln Park, dove siamo andati a fare una passeggiata il giorno del nostro matrimonio, lo scorso febbraio.




martedì 6 settembre 2011

Beautiful Artists/12: Taney Roniger, visual artist

I've known Taney for a few years now, and I've seen her art evolve through various shows. I've always admired how her brilliant, questioning mind creates those perfectly self-contained little worlds that are her paintings.

Cellular Automata Series (Scape #1), 2009
Oil and synthetic polymer on canvas
36" x 70"
In the Artist’s Statement regarding her latest series, Cellular Automata, she writes: "Used primarily by scientists and engineers as a way of visualizing dynamic processes, cellular automata are generated when sets of rules (...) are fed into powerful computers and allowed to run through millions of iterations at high speeds, the whole process being enacted visually on the screen. As the process unfolds, the arrays of “cells” (simple black and white squares) morph into dense fields with complex patterns and configurations that cannot have been foreseen by the initial input. Because of these emergent properties—the strange features that appear wholly unpredicted by the rules—and what they reveal about the structure of complexity and chaos, these images are used in the study of systems (biological, ecological, social, etc.).
Cipher Series (Prisoner's Dilemma #4), 2008
Oil and synthetic polymer on canvas
60" x 40"
Although not created with any aesthetic intent, cellular automata can be seen as richly meaningful and visually compelling landscapes. Each one has its own distinct topography, replete with features suggestive of strange worlds inaccessible to our senses. In addition to being drawn to these images as visualizations of the invisible, I am intrigued by their mechanical/digital origin, as their affinity with “computer space”—the “space” where to an ever-increasing degree we are living our lives—adds another layer to their potential meaning." 

In an essay about her work, written in conjunction with Taney's May 2011 solo exhibition at StandPipe Gallery in New York, Michael Bowen has written: "Cellular Automata would seem on the surface to be a rather sterile, scientific epithet, but the work of Taney Roniger is nothing if not resplendently alive. (...) Striking a nearly impossible balance between the reductive and the complex, her paintings combine artistic mastery with transcendental insight, resulting in an extraordinary gesture of great aesthetic beauty. (...) There is a profoundly spiritual dimension to this outlook, one that is deeply felt in the intimacy of the canvases, which radiate a strong sense of contemplative presence." 

The diptych here on the left, titled Cellscape Codex, is composed by a large sheet of watercolor paper (the right panel) with roughly 4,000 nail holes that are illuminated by two fluorescent lights behind the paper. The left panel shows the same pattern (one of the compositions from the Cellular Automata Series), but was made with common nails nailed into prepared drywall board. The whole installation changes dramatically throughout the day as both the sunlight and the streetlights undergo their daily shifts. At night the whole thing seems to glow from within.
This piece is on show at the Contemporary Arts Center in New Orleans. "Expose: Angela Driscoll, Taney Roniger, and Ying Zhu" will be up through the end of January.
 
You can see more of Taney's art on her website, HERE.


lunedì 5 settembre 2011

"Le correzioni" diventa una serie Tv?

Non c'è ancora niente di sicuro, ma gira voce che Anthony Hopkins e Donald Sutherland siano entrambi interessati al ruolo di Alfred, il patriarca della famiglia Lambert nelle Correzioni (da me tradotto per Einaudi).

Poco dopo l'uscita del romanzo di Jonathan Franzen, nel 2001, si era parlato di un film, diretto da Stephen Daldry con sceneggiatura di David Hare. All'epoca Daldry avrebbe voluto Paul Newman o Gene Hackman nel ruolo di Alfred (Paul Newman purtroppo lo abbiamo perso, e Gene Hackman - che secondo me sarebbe stato perfetto per il ruolo di Alfred - si è ritirato dalle scene).

Oggi tornano a girare voci di una trasposizione del romanzo, ma questa volta in una serie televisiva: il regista e sceneggiatore Noah Baumbach starebbe adattando Le correzioni per la rete HBO

Non c'è ancora niente di sicuro, come dicevo, ma d'ora in poi mi divertirò a pensare a chi potrebbero essere gli attori che interpreteranno gli altri personaggi. Nel caso di Alfred, per esempio, se proprio dobbiamo escludere Gene Hackman penso che Hopkins sia meglio di Sutherland. Forse. Ma è una gara dura. Quanto a Enid, ahimé, abbiamo perso anche Shelley Winters, che è la prima a venirmi in mente (e anche Rue McClanahan, un'altra che avrebbe avuto la faccia giusta per Enid). Qualche suggerimento? E per Chip, Gary e Denise?

venerdì 2 settembre 2011

giovedì 1 settembre 2011

Eros italiano

Gli americani, si sa, amano l'Italia. Qui a San Francisco c'è una passione smodata per tutto ciò che è italiano (seconda solo alla passione per tutto ciò che è francese), e ogni volta che dico "sono italiana" la reazione dell'interlocutore è un profondo sospiro, accompagnato da uno sberluccicare d'occhi e dalla frase di rito: "Ah, Italy! Florence, Rome, Venice..." Ogni tanto, ma di rado, trovi qualcuno che è stato addirittura a Torino o a Genova, e allora capisci che quelli sono i veri intenditori (tipo un italiano che va a visitare Kansas City o Seattle).

Le mie brave e simpatiche allieve del corso elementare di italiano sono naturalmente fanatiche dell'Italia. Una ha un fidanzato italiano, un'altra vuole andare in pensione in Italia, un'altra sta per comprare una casa in Emilia Romagna (che pare essere l'ultima frontiera, dopo la Toscana, l'Umbria e le Marche). La futura proprietaria di una casa in Emilia è anche appassionata di musica italiana (un po' tutte, a dire la verità. Trovo strano che, nella gamma dei beniamini, da Pavarotti a Ramazzotti, da Pausini a Nannini, persino Paolo Conte per le più raffinate, non rientri mai Fabrizio De André), e di Eros Ramazzotti* in particolare. L'altro giorno ne parlava tutta infervorata, e alla fine ha esclamato: "Holy Guacamole, Italian men are HOT!

La prossima volta vorrei farle notare che "holy cannoli" sarebbe più appropriato. 

*E comunque non ho capito perché il traduttore automatico di Google mi scrive "Kylie Minogue" al posto di "Eros Ramazzotti". [La seconda volta che ho provato, ha scritto giusto "Eros Ramazzotti", però ha messo "Elvis" al posto di "Paolo Conte". Forse è un gioco...]