mercoledì 14 ottobre 2015

Scrivere e tradurre. Ovvero: come va il tuo libro?

Bene, grazie, ho ancora tre racconti da scrivere e poi sarà finito. Mi piacerebbe che questa fosse la copertina, ma non c'entra quasi niente e quindi non lo sarà. Oppure mi piacerebbe questa.


Ma volevo dire una cosa. Scrivere è faticoso. Almeno per me. Molto più faticoso che tradurre. Quando traduco lavoro sulle parole e quelle vengono fuori senza sforzo. La trama è già pronta, l'ha scritta qualcun altro. Io devo lavorare "solo" sulla lingua, sul tono, sull'ironia o sulla drammaticità, sull'eleganza o sulla sciatteria da rattoppare un po'. Creo, sì, ma creo lingua, non storie.
Quando scrivo è diverso, perché non solo devo lavorare sulla lingua, ma devo anche inventare un mondo, dei caratteri, delle vicende, delle emozioni. Quando ho finito di farlo sono soddisfatta, o quasi soddisfatta, perché quello che ho scritto non mi piace mai fino in fondo, perché quando scrivo sono pignola come quando traduco, ma nella traduzione so quando mi sono avvicinata il più possibile alla perfezione, e nella scrittura no. C'è sempre qualcosa che si può ancora aggiungere o togliere o limare. E così tradurre è per me un lavoro relativamente facile, alla fine della giornata sono stanca ma di una stanchezza tenue, di quelle che passano con una doccia. Scrivere mi stanca molto di più, è come sollevare pesi con la mente. Sento che il mio cervello deve fare uno sforzo fisico, utilizzare muscoli poco allenati, esercitarsi a prevedere, modellare, incastrare, levigare, collegare. E poi per tradurre non ho bisogno di essere dell'umore giusto. Quando traduco entro subito nella storia, nella lingua, mi mimetizzo perfettamente e vesto i panni dell'autore e della sua narrazione. Quando scrivo, invece, i panni sono i miei, e se non mi piacciono devo aspettare che cambino, altrimenti la mancanza di autostima, già normalmente un fattore problematico, diventa paralizzante. In questi casi la traduzione diventa un rifugio sicuro, un posto tranquillo dove mi muovo a mio agio e conosco perfettamente il terreno. Per fortuna posso sempre tornare lì a riprendere sicurezza, prima di uscire di nuovo a esplorare faticosamente il mondo della creatività totale, dove la libertà inebria ma fa anche un po' paura.

59 commenti:

  1. Mi ritrovo in tutte le tue parole. Proprio ieri parlavo con L. di quanto sia faticoso scrivere: io ci metto ore solo per un post, figurati se dovessi mettermi a scrivere un libro. Buon lavoro ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buona parte della fatica credo che venga dalla lotta con la vocina interiore che cerca di demolire tutti i miei sforzi...

      Elimina
    2. E far cosa? Bruciare ciò che hai già scritto? Intanto, vocina o non vocina, ormai sei quasi giunta alla meta, tieni duro ;)

      Elimina
    3. Voglio finirlo entro la fine dell'anno, vediamo se ce la faccio...

      Elimina
  2. Il libro andrà benone perché tu scrivi divinamente e basta leggere questo post per rendersene conto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie cara, ovviamente potrei rispondere che non vale perché sei mia amica... ;-)

      Elimina
  3. Esatto. Motivo per cui scrivo solo qualche pagina ogni sei mesi. E dire che pure io la storia ce l'ho già. Ma fra me e me avevo pensato, lo ricordo benissimo, di darmi cinque anni di tempo per scriverla in maniera soddisfacente per me :p
    Brava Silvia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, un'altra cosa che ho capito è che è assurdo chiedere a uno scrittore quanto tempo ci ha messo a scrivere un libro. Alcuni lo fanno di mestiere e scrivono tutti i giorni per ore, altri (come me) quando trovano il tempo di farlo, quando il loro lavoro principale o altre circostanze della vita glielo permettono, e poi ci sono i periodi in cui non si riesce a scrivere niente... in effetti cinque anni mi sembrano un tempo ragionevole.

      Elimina
  4. Ps. simpatica la copertina del libro, dico quella senza panda.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potrei combinarle e fare un panda che guarda la bandiera americana.

      Elimina
  5. La copertina possibile è splendida (mi riferisco a quella del link). Per quanto concerne lo scrivere, e io non scrivo certo da professionista, ci sono volte che quello che voglio scrivere arriva e mi prende per mano, e altre volte che mi sembra di avere le spalle al muro, non credo che riuscirei a sviluppare una storia lunga, darle colore, spessore, trasmettere profumi, srotolare un carattere per pagine e pagine fino alle estreme conseguenze, a dargli la coerenza necesaria a farlo camminare con le sue gambe. Quello che so è che spesso mettere dei modelli umani sulla carta è diventata, per me, una necessità. Lascia che siamo noi a giudicare, leggendoti, se la Silvia scrittrice è all'altezza di quella traduttrice (è un compito arduo ;P )

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sulla storia lunga ho delle riserve anch'io, per adesso scrivo racconti, che poi sono un po' un misto tra fiction, memoir e reportage (ammazza, neanche una parola italiana!). E comunque sì, la storia arriva e ti prende per mano, ma poi ti molla e se tu che la devi portare a spasso.

      Elimina
  6. Anch'io trovo molto più difficile scrivere che tradurre, in più quando scrivo divento incontrollabile, di solito parto con un'idea e ne viene fuori un racconto che quasi non riconosco. Buon lavoro, non vedo l'ora di leggerti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per me quella della sorpresa è la parte migliore. Il problema arriva quando rileggo quello che ho scritto...

      Elimina
  7. Io non vedo l'ora di leggerlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La prossima volta che ne parlo spero che sarà per annunciarne l'uscita!

      Elimina
  8. Questa copertina mi piacerebbe un sacco, l'altra un po' meno.
    Hai espresso perfettamente la tua stanchezza, sai scrivere (dillo alla tua autostima quando ti abbandona, da parte nostra) e molto bene! La stanchezza sarà tanta a fine lavoro, questo sì, ma sarà molto interessante leggerti, insomma, noi aspettiamo fiduciosi!
    Nel mio piccolissimo mi sono ritrovata in questi termini: quando devo pubblicare una ricetta o un consiglio di lettura, o qualche racconto di viaggio o altra esperienza, a volte è faticoso (soprattutto la scelta e l'editing delle foto, che attiene al lavoro creativo vero, ma alla fine mi diverto, sono contenta, devo solo trovare il tempo che è poi la cosa più difficile per me), invece quando devo scrivere un post su qualcosa di intimo, di importante, magari per appoggiare qualche causa in cui credo, a volte rimango su una bozza per giorni... Alla fine mi rileggo e non sono contenta al 100%: avrei potuto scrivere meglio, essere più efficace, e mi sento svuotata a volte. Così ho trasformato il mio sogno nel cassetto di di quando ero bambina da *scrivere qualcosa* in scrivere al massimo un libro di cucina ;-)
    Tu però hai tanti strumenti in più, quindi... :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Però il libro di cucina è una bellissima idea, tu hai sempre delle ricette deliziose.
      Ma fammi capire, preferisci il panda all'astronauta? Chissà cosa verrebbe se facessi un sondaggio...

      Elimina
    2. L'astronauta con la pancetta che guarda la bandierina è fenomenale. Io voto astronauta. :-)

      Elimina
    3. Grazie, sei sempre cara.
      Scusa, non ho più avuto un secondo per tornare e spiegare... ;-) L'altra copertina sicuramente ti rappresenta di più ma è una scelta troppo banale per certi versi. Questa non ti rappresenta affatto, è vero, una ragazza discinta con una borsa di Hello Kitty proprio non ce la vedo su un tuo libro, però... mi piacciono i contrasti, mi piace il panda che accoglie la ragazza, mi piace la macchia di colore nel bosco di foglie secche - anche se un po' mi infastidisca, sono i due colori che meno amo, quasi innaturali, mentre adoro i colori caldi e meravigliosi delle foglie in autunno! -, e sarebbe una copertina ideale per attirare l'attenzione e far prendere in mano il libro per leggere la quarta di copertina più della prima, però... non è ancora la tua... Sempre di fretta ma spero di averti spiegato perché preferivo la prima.

      Elimina
    4. Sì, grazie, anche a me piace perché è un po' incongrua, e poi in effetti c'entra con uno dei racconti. Ma non con il titolo, che credo rimarrà quello che ho scelto. E comunque è tutto un gioco, perché non credo proprio di poter scegliere la copertina!

      Elimina
  9. scrivere è come fare pesi con la mente: mi sembra renda bene l'idea!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero? Dovrei prendere quegli integratori per culturisti che vendono in quei barattoloni giganti!

      Elimina
  10. A me piace leggere un libro senza percepire la difficoltà che l'autore ha impiegato nel scriverlo. Voglio dire che non me ne devo accorgere mentre leggo. ma assolutamente mi auguro che in fase di realizzazione ci siano statitutti i tormenti e i tagli e i cambiamenti che rendono un libro vissuto, autentico e speciale ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Immagina la fatica che bisogna fare per dare l'impressione che un libro sia stato scritto senza fare nessuna fatica.

      Elimina
  11. Concordo con l'omonima: creare testi di sana pianta è una fatica immane!

    RispondiElimina
  12. Mi unisco ai commenti precedenti, Silvia, l'hai detto, anzi lo hai scritto (eh eh eh) davvero molto bene. Anche il ragionamento sui due diversi tipi di stanchezza sono calzanti. Comunque complimenti e avanti.... ancora uno sforzo ed è fatta!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so che l'importante è superare quel momento di repulsione iniziale e semplicemente mettersi lì e scrivere, poi quello che viene viene, lo sistemi dopo :-)

      Elimina
    2. Esatto. (Ma io sono l'hobbysta della situazione, non faccio molto testo.)

      Elimina
    3. No, immagino che l'esperienza sia la stessa per tutti. Da un certo punto di vista è confortante, no?

      Elimina
  13. Credo di capire il senso profondo delle tue sensazioni. Scrivere qualcosa di proprio è come partorire un figlio: ti dà soddisfazione, ma è faticoso e difficile. Tradurre è come fare la zia: il figlio lo ha partorito un'altra, tu puoi occuparti di giocarci, di fare insieme a lui qualcosa di bello, ma il rapporto è comunque più "leggero", meno impegnativo. Sono convinta che tu - oltre che un'ottima zia - sei anche una madre eccellente di parole ricche e vibranti di intelligenza e di vita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai, questo post potrebbe fare arrabbiare qualche traduttore suscettibile che crede che io abbia detto che tradurre è una passeggiata. Non lo è. Probabilmente si tratta solo di proporzioni. Per uno scrittore abituato a scrivere cose sue, adeguarsi al lavoro di traduzione, con l'attenzione all'altro e l'umiltà che richiede, potrebbe essere difficilissimo (e so per certo che molti scrittori sono pessimi traduttori). Per quanto mi riguarda, dopo aver tradotto più di 50 libri, mi sento molto a mio agio nel ruolo di zia (per usare la tua metafora), e molto meno nel ruolo, a me finora ignoto, di mamma del libro.

      Elimina
  14. Uh come la conosco bene quella vocina demolitrice!! Dille di non rompere, anzi falle due coccole così si quieta, e vai avavnti, ché già aver iniziato (e addirittura quasi finito! ) significa che ce la puoi fare, eccome!!
    Ps. Bella la copertina del link!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non capisco bene come funzionano questi meccanismi, se si tratta di una pausa per raccogliere le idee, o se mi sono impigrita all'improvviso :-D

      Elimina
  15. La copertina del link dall'università non me la fa aprire, è porno? Quella del panda mi piace, tu dici che deve esserci per forza un collegamento fra copertina e storie?
    Scrive pure per me è una faticaccia, le storie corrono sempre più veloci delle mie dita, le vivo tutte intere in testa, poi però passa il tempo e non le sento più e smetto di scriverle ... che dici, potrebbe funzionare un rattoppamento di tutte le storie che ho iniziato? Tipo flusso di coscienza? Con copertina a caso? ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti capisco, anch'io mi racconto tutta la storia nella testa e poi a volte sono troppo pigra per mettermi a scriverla, oppure, se lascio passare troppo tempo, non la sento più mia, come dici tu. Per questo tra i consigli che danno gli scrittori c'è sempre quello di scrivere qualcosa tutti i giorni, credo. Qualcosa tutti i giorni, anche se fa schifo, non importa. Questo è un ostacolo per me, che se scrivo qualcosa che mi fa schifo poi mi scoraggio e mi scappa la voglia di scrivere... che complicazione!
      Provalo, il rattoppamento, potresti lanciare un nuovo genere!

      Elimina
  16. Ho fatto il servizio civile al WWF (è vero), e non posso rimanere insensibile ad una copertina con il panda ... senza contare che ho bene in mente quella storia del film con questi panda (un cult-movie nella mia mente, o forse solo uno scult!). Sulle differenze tra tradurre e scrivere mi fido di te, non avendo mai tradotto. Ovviamente, qui non vediamo l'ora il libro esca ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, sì, tra WWF e altre sfumature di panda tu saresti decisamente un sostenitore della prima copertina :-D

      Elimina
  17. Benvenuta nel mondo dell'arte! (in senso globale, considerando gli scrittori degli artisti della parola) E' utile mettersi nei panni degli altri per capire. Sembra che noi ce la tiriamo quando diciamo che "dobbiamo essere dell'umore giusto", che ci vogliono anni per finire un'opera a volte, che "creare" e' spesso sofferenza, non e' come si crede una passeggiata spensierata...Mi ritrovo in tutto quello che dici (con le dovute differenze perché e' diversa la materia), e da artista "consumato" (in tutti i sensi, ah!ah!) ti dico: tieni duro, vai avanti! Sara' sicuramente un fantastico debutto. E semmai tu dovessi capire che la carriera di scrittrice non ti si confa', hai il vantaggio di atterrare sul "morbido" della tua copertina di Linus: la traduzione, di cui sei davvero maestra! ;-) P.S. la seconda copertina e' perfetta, praticamente una materializzazione del tuo pensiero. :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti sotto la tuta l'astronauta con la pancetta sono io!
      Ma sono curiosa di sentire a che punto è il *tuo* processo creativo. Anzi, ora ti scrivo una mail, va'.

      Elimina
  18. Risposte
    1. Anch'io, di vedere come sarà quando l'avrò finito!

      Elimina
  19. Io voto per la seconda copertina, quella della bandiera americana. E sono in trepida attesa che il tuo libro esca per ordinarlo a mia madre che poi, solerte, me lo spedisce.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vabbè, allora se piace a tutti la propongo davvero, eh?

      Elimina
  20. Immagino proprio di si, credo però che la fatica poi sia ripagata dall'immenso piacere di vedere il proprio lavoro prendere corpo e anima...
    un saluto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, ma finché non lo vedo non ci credo...

      Elimina
  21. Come copertina mi piacerebbe di più quella con la bandiera. Per quanto riguarda il libro non vedo l'ora di leggerlo, sono impaziente di conoscere le parole che troverai per dare contenuto alla tua immaginazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, spero di riuscire a farlo con leggerezza :-)

      Elimina
  22. Diceva Marguerite Duras: "La scrittura è l'ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere e in piena lucidità."
    Adesso sei una viaggiatrice "dell'ignoto", non a caso hai scelto l'astronauta (credo...).
    Aspetto questo "reportage".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' una definizione perfetta! E l'astronauta la riflette molto bene, anche se nelle mie intenzioni serve più a simboleggiare il mio atteggiamento verso gli Stati uniti, dove sono ambientati i miei racconti.

      Elimina
  23. Fatica fisica...sollevare pesi con la mente...utilizzare muscoli mai usati prima...hai descritto esattamente come mi sento da quando ho cominciato a scrivere articoli accademici per il dottorato. Il tipo di testo con cui ho a che fare io è sicuramente meno personale e creativo, ma mi genera le stesse sensazioni! Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse meno personale, ma anche per scrivere articoli accademici ci vuole creatività, e anche un bel po' di sollevamento pesi mentale!

      Elimina
  24. Pensavo ai diversi livelli di scrittura. I tuoi post li scrivi di getto? Ci sono post che scrivi e poi zum, cancelli tutto? Anche qui sollevi pesi? Scusami, sembra un'intervista... Pura curiosità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, figurati, è una domanda interessante. Sì, i post li scrivo di getto, e no, di solito non li cancello. Quando arrivo a scrivere qualcosa significa che ci ho già riflettuto un po', un processo che per i racconti del libro è ovviamente molto più intenso che per i post, i quali nascono spesso da un'idea immediata che esige di venire scritta subito ("esige" nel senso che non riesco a pensare ad altro finché non l'ho scritta). A volte i post sono una specie di embrione del racconto, o magari contengono informazioni che poi andrò a riprendere e a rielaborare più tardi. In questo senso il blog è una specie di diario-archivio che si sta rivelando molto utile per la scrittura dei racconti, visto anche che sono praticamente priva di memoria.

      Elimina
  25. Ti dò ragione e ti giustifico. La causa è di un manoscritto che ormai giace in un mio cassetto da anni ed è riuscito persino a prender polvere.
    Scrivere stanca? Sì! Sarà perché sono una perfezionista, ho continuato a rivedere le mie pagine, con l'obbligo morale di incrociare date, verificare veridicità di luoghi, abitudini etc etc.
    E dire che la chiamano "fiction"!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, si fa una grande fatica a inventare!

      Elimina
  26. Sai che l'ho sempre pensato anch'io che il mondo della creatività è faticoso ed è verissimo che sì da una libertà inebriante ma fa anche un po' paura.
    Venendo qui da te mi tuffo in una palestra di menti. Invidio moltissimo chi sa fare di questa fatica dei capolavori come anche buttare lì una frase semplice ed esprimere il tutto del momento, un commento conciso e chiaro che dimostra quanto spazio c'è nei pensieri.

    Buon lavoro cara Silvia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Carla! Come sai, tenere un blog è una buona palestra.

      Elimina