sabato 13 settembre 2014

Bye-bye San Francisco

Luna piena sopra Divisadero Street

All That Jazz al Castro Theater

E il mitico Charlie Musselwhite allo Yoshi's di Oakland (sì, sono riuscita ad andare a vederlo)

A presto, ci sentiamo dal paradiso.

giovedì 11 settembre 2014

Meet my husband/28: Jonathon Keats a Stanford e LACMA: due video


"A Dilettante's Guide to the Universe" era il titolo della presentazione di Mr K allo Stanford Art Institute, una "summa" della sua opera attraverso alcuni capitoli salienti che hanno molto divertito il pubblico. La presentazione verrà ripetuta in febbraio all'università di Berkeley.


Meno di un mese dopo Mr K è volato a Los Angeles per un'altra presentazione, questa volta all'Art + Technology Lab del LACMA. L'argomento era "Reciprocal Biomimicry", e se volete sapere cos'è guardate il video qui sotto, girato da Sandro Del Rosario (di cui tornerò a parlare presto, quando partirà la sua campagna su Kickstarter). Se non volete spararvi tutto il video, vi consiglio di dare un'occhiata intorno al minuto 40:00 o poco più, quando Mr K dà una dimostrazione con un drone. L'irrefrenabile risata in sottofondo è la mia. (Le prove sono state fatte in casa nostra, ovviamente mentre io non c'ero. Le finestre sono ancora miracolosamente intatte.)


martedì 9 settembre 2014

La tirannia delle scatole di vetro (però la Libreria Rizzoli riapre)

La vecchia Libreria Rizzoli è ormai distrutta (QUI trovate la triste documentazione fotografica). Gli operai degli squali LeFrak hanno demolito tutto, e purtroppo il Save Rizzoli Committee non è riuscito neppure a salvare il meraviglioso soffitto.
Si tratta di un nuovo passo avanti in quella che un editoriale del NYT di qualche mese fa definiva "la tirannia delle scatole di vetro": "West 57th Street [dove si trovava la libreria] è l'epicentro del boom delle lussuose scatole di vetro, a causa del quale gli splendidi vecchi edifici che conferiscono carattere a New York vengono rimpiazzati da anonimi monoliti". 
Le scatole di vetro stanno sfregiando anche San Francisco, naturalmente. La domanda sorge spontanea: perché questi "luxury condos" sono così orrendi? Secondo un commento a QUESTO articolo (sulla ventilata demolizione di un palazzo che ospita uno storico locale cittadino per far posto alla solita inguardabile scatola di vetro), "il cattivo design è parte del 'processo'. Tutte le risorse vengono usate per comprare i permessi".

Allora, adesso vi faccio vedere una scatola di vetro. Ne basta una, tanto sono tutte uguali. Questa in particolare sorgerà al 328 di Spring Street, a New York

E per concludere, una buona notizia: la Libreria Rizzoli ha trovato un'altra casa e presto riaprirà. A partire dalla primavera del 2015 la troverete nel St. James Building, al 1133 di Broadway. Alla faccia dei costruttori di scatole di vetro.

 

domenica 7 settembre 2014

I colpi, un racconto di David Means

Di questo bel libro ho già parlato QUI. Ve ne propongo un altro estratto. QUI trovate la versione originale.
Ora, io mi chiedo: se dopo aver tradotto Jonathan Franzen sono diventata un'ornitofila, e dopo aver tradotto questo racconto mi sono ritrovata gli elefanti al piano di sopra (i nuovi vicini sono rumorosi quanto le cheerleader), forse dovrei sperare di tradurre un libro in cui qualcuno vince alla lotteria?

 
"L’uomo al piano di sopra si ferma un momento, giusto per aumentare la tensione, e poi ricomincia, all’inizio più adagio, andando da est a ovest e poi di nuovo a est, dirigendosi verso il lato dell’edificio affacciato su Fifth Avenue; fa una pausa per orientarsi, per guardare il panorama, immagino, prima di dirigersi a ovest; fa una pausa proprio qui sopra, per stuzzicarmi, prima di rimettersi in movimento per qualche minuto, stabilendo l’andatura con moto oscillante, seguendo il tracciato delle pareti dell’appartamento – il suo identico al mio, perfettamente identico – e poi c’è un’altra pausa, e io mi piego all’indietro per esaminare il soffitto e sento, in lontananza, il suono dei colpi nella sua cucina, e infine – forse cinque minuti dopo, forse di più – torna indietro e comincia, persistente e regolare, senza la solita aggressività, come se mi avesse dimenticato, messo da parte, come se avesse rinunciato al suo desiderio di vendetta, offrendomi una tregua dalla natura dei suoi colpi. Forse una tregua di cinque minuti, più o meno, perché è impossibile indovinare quanto dureranno questi momenti di silenzio che si aprono al piano di sopra, sapendo, durante l’attesa, che i colpi ricominceranno, se non con un rumore di tacchi, allora sotto qualche altra forma: forse il suono del martello che usa per piantare i chiodi (è un grande piantatore di chiodi. Appende quadri a tutte le ore), oppure il tonfo gommoso della stampante in funzione (è un grande stampatore, sforna documenti nel cuore della notte, all’alba e al tramonto), o il tonfo del materasso che urta contro le doghe, accompagnato dal sibilo delle molle (il sibilo non è ufficialmente un colpo, certo, ma funziona come una specie di arabesco, un ornamento ai colpi del materasso che arrivano dopo qualche indolente oscillazione del letto). Altri suoni che potrebbero rientrare nella famiglia dei colpi mi si accumulano nella mente questo pomeriggio, un’intera storia di schianti fragorosi cominciata due anni fa, il giorno in cui venni ad abitare qui – una cornucopia di rumori diversi che comprendevano botte su pentole/padelle, il tonfo sordo dell’intonaco, lo sgocciolio gorgogliante dell’acqua, il risolino stridulo e graffiante che andò avanti per una settimana, i gemiti incessanti, e l’angoscioso sospiro di abbandono che si levava a intermittenza e che da principio mi era sembrato umano ma poi, nel giro di qualche giorno, aveva assunto un carattere meccanico, ripetuto, dal quale avevo capito che si trattava di una registrazione, una sorta di nastro in loop. Era un tipo così, lui. Disposto a fare ben oltre il necessario per scoprire come produrre un nuovo rumore, e per scoprire come ripeterlo all’infinito. Era il tipo che avrebbe imparato una nuova tecnica, un nuovo modo di appoggiare il tacco a terra, di alzare le dita del piede in modo che scuotessero un’asse del pavimento, per poi lavorare con efficienza da ginnasta – tutto ossa e muscoli – per trasmettere il suono attraverso il nudo pavimento prebellico, fatto di tavole di quercia dure e risonanti, abbastanza solide da resistere ai colpi più violenti. (...)"


David Means, dal racconto I colpi, in Il punto. Traduzione mia

 © 2014 Einaudi, Torino

mercoledì 3 settembre 2014

Conto alla rovescia


Tra dieci giorni vado a lavorare QUI. E poi torno a casa. Devo solo resistere ancora un po' senza fare molto male ai vicini del piano di sopra.

martedì 2 settembre 2014

Il Ferragosto degli americani

Ieri era Labor Day, il terzo giorno del fine settimana lungo che praticamente conclude l'estate. Qui a San Francisco invece l'estate comincia più o meno adesso, visto che in genere settembre e ottobre sono i mesi più caldi. Siccome era una giornata splendida, ho deciso di fare un giretto fino a Baker Beach, la spiaggia dove è nato il Burning Man.

Nelle foto Baker Beach appare così



Ieri, quando sono arrivata, l'ho trovata così


e sono subito tornata a casa a lavorare.


lunedì 1 settembre 2014

Concerti/1. Il blues yemenita e il country giapponese

Tempo fa l'ottimo Jazz Center ha organizzato quattro serate danzanti. La platea si è trasformata in un dance floor, dove il pubblico amante del ballo poteva scatenarsi in libertà. Noi siamo andati a sentire lo strepitoso concerto degli Yemen Blues, un gruppo che mescola "West African rhythms and ancient Jewish Yemeni melodies, mambo and funk" con un cantante fichissimo dall'energia inarrestabile. Una bella festa, con gente di tutte le età (davanti a me c'era una coppia di sessantenni, magnifici ballerini) che saltava e piroettava felice. Io mi sono dimenata come una derviscia, mentre Mr K rimaneva perfettamente immobile al centro della sala.

Yemen Blues


Qualche settimana dopo, la scelta musicale della serata è toccata a Mr K, che mi ha portato al Rite Spot Cafe a sentire Toshio Hirano, il mitico "Yodeling Japanese Cowboy". Tanti anni fa, il signor Hirano si innamorò della musica country e decise di dedicarle la vita. Solo Mr K poteva portarmi al concerto di un giapponese che gorgeggia yodel texani.

Toshio Hirano



venerdì 29 agosto 2014

Pomodori, finalmente!

Sempre a proposito di gioiellieri, ieri il supermercatino all'angolo ha fatto una svendita di heirloom tomatoes. Da $5.99 alla libbra (cioè, vediamo, 6 dollari per mezzo chilo fa dodici dollari al chilo, cioè tipo 9 euro al chilo. Ecco, lo sapevo che era meglio se non facevo la conversione) a $1.99 alla libbra (circa 3 euro al chilo). Dovete sapere che questi pomodori heirloom venduti a peso d'oro (quest'anno più del solito a causa della tremenda siccità che sta devastando l'agricoltura della California. Considerato che l'unica stagione in cui piove è l'inverno e che lo scorso inverno non ha quasi piovuto, stiamo parlando praticamente di un anno e mezzo senza pioggia) sono di una bontà sublime, ma io quest'estate li avevo mangiati solo a cena da amici ricchi, mentre per le mie insalate mi toccava accontentarmi dei più economici perini, saporiti come quelli della coop di casa mia che li importa idroponici dall'Olanda. Bene, detto questo vado a pranzo, un po' di olive nere e di feta e mi sembrerà persino di essere in estate.



giovedì 28 agosto 2014

Scherzetto

Allora, era da un po' che passavo davanti a quel cartello dell'orrida macelleria-gioielliere che adesso fa anche il ristorante con tavolini di fianco al banco della carne e pensavo di fargli uno scherzetto. Non vedevo l'ora di avere con me la macchina fotografica. Per il resto basta Paint :-)


lunedì 25 agosto 2014

I ♥ LA/4. Virgin forever e Laguna Beach

Anche se non è da me fare pubblicità, vorrei cominciare lodando sperticatamente Virgin America (visto che una volta avevo già consigliato Air Canada).
Ho fatto il check-in online – ma sì, perché no, ho pensato - e sono stata premiata con un controllo di sicurezza speciale, con zero coda e nessuna rimozione di scarpe né di computer dalla borsa. Il terminal Virgin di San Francisco è nuovo, pieno di ottimi ristoranti e privo di orridi televisori. Ma non solo. Mentre me ne sto seduta al comodo tavolino-scrivania dotato di presa per computer e usufruisco dell'ottimo e gratuito wi-fi dell'aeroporto, dietro di me c’è un pianista che suona gradevoli melodie. Insomma, pago uguale e viaggio come un essere umano anziché come un pacco postale. Intorno a me orecchio conversazioni in cui ricorre la frase: "This is so civilized".
Sull'aereo, poi, il video con le solite pallosissime istruzioni di sicurezza è incredibilmente divertente, e per una volta tutti lo guardano. Si chiama Safety Dance, ed è davvero fico (anche quello di prima era molto carino).

 
 A Los Angeles il cielo è ovviamente blu e la temperatura deliziosa, e il mio amico Sandro, che vado sempre a trovare quando sono a LA, mi porta a fare una gita a Laguna Beach. L'oceano è anti-bagno (cavalloni, correnti e alghe), e noi passiamo un tranquillo pomeriggio sulla spiaggia a leggere, con una mano attaccata all'ombrellone per impedirgli di volare via nel vento. La passeggiata panoramica sopra la spiaggia mi ricorda la Liguria.



mercoledì 20 agosto 2014

Cronache della tiroide/5. Contatti kafkiani con il sistema sanitario americano

Allora, sono riuscita ad avere uno straccio di assicurazione. Nel frattempo ho avuto un paio di episodi di tachicardia che mi hanno fatta un po' preoccupare. Vero che era un periodo di forte stress (a causa del quale ho anche abbandonato il progetto del libro), però insomma, lo stress non mi aveva mai dato simili problemi. Così mi sono lasciata convincere ad andare dal medico, visto che con l'assicurazione è diventata una cosa fattibile. 
Il medico è un professorone anziano, un luminare dell'endocrinologia, che casualmente rientrava nella rete di medici "passati" dall'assicurazione. Vado da lui, mi visita, mi trova in forma, mi dice che in Italia mi hanno curata bene. Dai risultati dell'ultimo test mi dice che posso senz'altro sperare in una remissione del morbo (che qui si chiama Graves e non Basedow), altrimenti potrò continuare a prendere le mie pilloline senza neanche rimuovere la povera tiroiduccia. La quale accoglie la notizia con grande sollievo. 
Poi mi prescrive delle analisi e mi manda giù in laboratorio a farle. Però mi avverte che devo chiedere al laboratorio se le analisi sono coperte dall'assicurazione, altrimenti devo tornare da lui per farmele prescrivere a pagamento. Facendo mentalmente il gesto dell'ombrello mi avvio verso il laboratorio. Lì mi dicono che non hanno la più pallida idea se quelle analisi siano coperte dall'assicurazione, e che devo chiamare l'assicurazione stessa per farmelo dire. Mi stampano una serie di fogli con i dati delle analisi richieste e mi congedano. Tornata a casa metto Mr K al telefono con un impiegato dell'assicurazione, il quale gli risponde che non ha la più pallida idea di come si faccia a capire se loro quelle analisi le passano oppure no, e telefona allo studio del medico per farselo dire. Lo studio del medico dal quale sono uscita poco prima risulta misteriosamente chiuso, e l'impiegato dell'assicurazione dice che ci richiamerà appena saprà qualcosa. Naturalmente il medico che mi ha mandato al laboratorio che mi ha mandato all'assicurazione non avrà la più pallida idea di cosa voglia da lui l'assicurazione, e intanto io faccio il gesto dell'ombrello a tutti e me ne vado in vacanza a Los Angeles. 
(Mr K ha un "talk" al LACMA sabato pomeriggio. Poi vi racconto.)

martedì 19 agosto 2014

Ferguson

L'autore di questa foto, il fotografo di Getty Images Scott Olson, è stato arrestato ieri dalla polizia di Ferguson mentre fotografava le proteste. È solo uno dei numerosi giornalisti arrestati in questi giorni a Ferguson.  E per la prima volta Amnesty International ha inviato una delegazione negli Stati Uniti (ma come, la prima volta?).


domenica 17 agosto 2014

Il mitico sing along del Mago di Oz/2


(Continua da QUI)

All'ingresso riceviamo in omaggio un delizioso kit del Mago di Oz, che comprende la bacchetta magica e la corona della Good Witch of the North, la medaglia del Cowardly Lion, il diploma in Thinkology dello Scarecrow, il cuore del Tin Man, un lecca-lecca, un vasetto di bolle di sapone e un light stick.

Il kit

Il mio light stick (s'intravede l'anellazzo da Wicked Witch of the West)

Dopo avere preso posto e indossato le nostre corone, assistiamo emozionati all'esibizione del "resident organist" David Hegarty che esegue, sul celeberrimo Wurlitzer del Castro Theater, il tema del mago di Oz.


Poi una "presentatrice" vestita da fata chiama sul palco gli spettatori che sono venuti in costume (diverse Dorothy, soprattutto) e ci informano su come interagire con il film. 


 I light stick vanno ondeggiati nei momenti in cui serve un arcobaleno, la bacchetta nei momenti di magia positiva, mentre ogni apparizione della Wicked Witch of the West verrà accompagnata da un sibilo da parte del pubblico. Ogni volta che Toto abbaia dovremo abbaiare anche noi, e quando la pellicola passerà dal bianco e nero al colore dovremo tutti fare "uuuh-aaaah". Oltre a produrre questi e molti altri effetti sonori, il pubblico naturalmente canterà, aiutato da provvidenziali sottotitoli. In realtà io sarò l'unica in tutta la sala ad avere bisogno dei sottotitoli, perché parecchi spettatori reciteranno addirittura tutte le battute a memoria.


Mi sono divertita così tanto che quando cantavo "Somewhere Over the Rainbow" mi sono pure commossa. Adesso però qualcuno deve togliermela dalla testa, perché non faccio altro che cantarla (insieme a questa).

lunedì 11 agosto 2014

Il mitico sing along del Mago di Oz/1

Ho sempre sognato di andare a un sing along. Quella cosa per cui vai al cinema e partecipi allo spettacolo, cantando, ripetendo le battute e in generale seguendo una coreografia complementare a quella del film. Il più famoso è naturalmente il Rocky Horror Picture Show, che è stato per secoli al cinema Roxy di Milano e che, ahimè, non ho mai visto. Ma qui a San Francisco c'è il meraviglioso Castro Theater, uno dei cinema più belli del mondo, che periodicamente organizza sing along imperdibili (The Sound of Music, West Side Story, Grease, Mamma Mia! tanto per citarne alcuni) in un trionfo di estetica camp. 
Da quando ho scoperto i sing along del Castro, il mio sogno è diventato partecipare a quello di Mary Poppins, uno dei miei film preferiti. Ma quando ho saputo che era in programma The Wizard of Oz mi sono precipitata a comprare i biglietti (e a cercare compagnia, essendo Mr K refrattario all'estetica camp). Non potevo certo perdere l'occasione di cantare Somewhere Over the Rainbow nel cuore del quartiere gay per eccellenza.
In realtà io al Castro District non ci vado quasi mai, perché non è facile raggiungerlo dal mio quartiere, e così mi perdo l'occasione di assistere a spettacoli come questo (i due ballerini si trovano alle due estremità della foto)


E poi eccolo qui, in tutto il suo splendore. Lo spettacolo sta per cominciare!


(1. Continua)