lunedì 18 maggio 2015

L'erba del vicino è dipinta di verde

La California è stremata da quattro anni di catastrofica siccità, e le cose andranno sempre peggio con il procedere inesorabile dei cambiamenti climatici. Ma gli americani, con il loro ben noto pragmatismo, hanno trovato una soluzione al problema dell'erba secca che sta così male nel giardinetto davanti a casa. La ditta LawnLift propone una vernice per l'erba in molte diverse sfumature naturali, pronta a inquinare le vostre falde acquifere alle prime gocce della tanto anelata pioggia. Enjoy!


lunedì 11 maggio 2015

Due mostre: Missoni al MAGA e Arts & Foods alla Triennale

Ho un paio d'ore di attesa da trascorrere a Gallarate. Che faccio? Vado finalmente a vedere il MAGA. C'è una bella mostra sui Missoni (la città di Gallarate fu scelta nel 1953 come sede del primo laboratorio di tessitura della Maison), ben allestita, piena di colori (ovviamente) e di sorprese. 

La moda dei Missoni era intrisa di arte, e la mostra raccoglie cento opere d’arte che lo dimostrano, fra cui quadri di Sonia Delaunay, Fortunato Depero e Giacomo Balla, e poi Munari, Dadamaino e Burri. Bellissima la sala con il bosco di colonne luminose e le teche con i campioni di tessitura.














 



Nell'ultima sala sono esposti gli arazzi patchwork di Ottavio, una vera meraviglia





L'enorme mostra Arts & Foods alla Triennale di Milano, curata da Germano Celant e allestita da Italo Rota, presenta oltre duemila opere e quindici ambienti ricostruiti, su una superficie di settemila metri quadri. Prendetevi un po' di tempo, perché ne vale proprio la pena. Il tema, visto che siamo nella cornice dell'Expo, è il cibo, esplorato qui in tutti i suoi aspetti. Qualche foto, tanto per darvi una vaga idea:

Ricostruzione di un bar italiano della prima metà del '900

Pubblicità di una birra tedesca

Poster di propaganda americano

Pietro Consagra, Mobile, 1956.

Paul McCarthy, Daddies, 2007

Distributori automatici della Coca Cola

Barbara Kruger, Untitled


Sala da pranzo di Casa Cimino, di Gerardo Dottori (primi anni '30)



lunedì 4 maggio 2015

Cronache della tiroide/6

Mentre vi mostro le mie foto di glicini con calabrone*, che non c'entrano un tubo ma sono molto belle, vi racconto le mie ultime peripezie.
*Mi informa una collega - che non riesce a postare il suo commento - che non si tratta di un calabrone, bensì di un'ape legnaiola.
  

Qui non funziona niente. Abbiamo avuto alcuni black out terzomondiali, da tre ore, cinque ore, otto ore. Questo perché i cavi sul palo dietro casa nostra hanno preso fuoco e l'enel ha mandato qualcuno a ripararli con lo scotch.
La mia connessione internet (Infostrada) è un disastro. Mai stata buona, eh, ma adesso sta proprio tirando il gambino, come diceva una mia amica ligure. Ho passato giorni a raccogliere pareri tra la fibra ottica e il satellite**, e visto che vivo in mezzo ai bricchi ho concluso che forse è meglio il satellite. Oggi vado dal Tecnico Antipatico che gestisce il servizio per chiedere una prova.
**Non è satellite, è WiMax.
Un altro Tecnico Antipatico è quello che mi ha venduto il computer. Supponenti, questi "esperti", perché tanto la donna di computer non ci capisce un cazzo. E così loro ti rifilano le sòle. Tipo l'orrido computer catorcio difettoso che non ha mai funzionato fin dall'inizio. Il Tecnico Antipatico/2 mi aveva parlato di tre settimane per la riparazione, che poi sono diventati 30-40 giorni. E poi vedremo se arriva aggiustato oppure no, perché c'è sempre la possibilità che facciano solo finta di ripararlo.

Proprio quando sono sull'orlo di cedere e rimpiangere gli Stati Uniti (dove abbiamo una connessione a internet pure schifosa ma non così tanto), vado all'ospedale per fare la visita di controllo. Prima di tutto mi godo la mia esenzione per malattia cronica e non pago la visita. Assicurazione, tiè. Mi innervosisco un po' con una signora in sala d'attesa che si lamenta appunto dell'attesa, e le auguro mentalmente di finire negli Usa con un'assicurazione scrausa come la mia, così impara a lamentarsi per cinque minuti in più di attesa per una visita gratis. Ma mi controllo perché l'ipertiroidismo mi ha lasciato strascichi di palpitazioni immediate in caso di rabbia, e torno a leggere l'appropriatissimo Brave New World


Il medico è soddisfatto, dice che ho in giro ancora qualche anticorpo che non ci dovrebbe essere, ma per il resto vado benissimo, sto quasi sconfinando nell'ipo (ecco perché ingrasso, maledizione). Ancora qualche mese di terapia a bassissimo dosaggio e poi si farà la sospensione per vedere se sono guarita. 
Grazie dottore, ora posso affrontare anche il Tecnico Antipatico.
 

mercoledì 29 aprile 2015

I CIGNI NON MANGIANO PANE



Quest'anno ne sono nati cinque, come l'anno scorso. Ma l'anno scorso ne è sopravvissuto uno solo. Puntuali come la morte, nel fine settimana arrivano orde di turisti armati di sacchi di pane e avvelenano i cignetti. La volontaria che questa mattina attaccava i cartelli (che fra l'altro sono fuorvianti: i vegetariani mangiano anche il pane, no?) era molto preoccupata: l'anno scorso, dopo una domenica di bel tempo, ne ha raccolti due morti in un colpo solo. Che dire, speriamo che piova.





Carini, eh? Vi terrò aggiornati su quanti sopravvivranno all'assalto dei turisti armati di michette

lunedì 27 aprile 2015

Meet my husband/30: Jonathon Keats e la Millennium Camera

Dopo il successo della Century Camera berlinese, Mr K ha prodotto una Millennium Camera. Il progetto lo trovate spiegato - più o meno - in italiano QUI.

Anche questa volta se ne è parlato in giro per il mondo, e Mr K è diventato persino Celebrity of the Day su Yahoo India e su Yahoo Philippines.

Il progetto è stato realizzato all'Arizona State University e all'Amherst College, dove Mr K si è laureato.



Mr K ha tenuto un workshop per mostrare agli studenti di Amherst come costruire una Millennium Camera










E poi ha installato la Millennium Camera sulla Stearns Steeple di Amherst (che pare fosse piena di pipistrelli, vivi e morti):







lunedì 20 aprile 2015

Postcards from New Orleans/5. La piantagione

Da quando sono tornata sono uscita pochissimo, traduco un libro magnifico e non vorrei fare altro. Intanto sto traducendo anche questo, e così sono completamente immersa in un bagno di Franzen. Che meraviglia.

Le mie ultime foto di New Orleans sono quelle della gita alla Oak Alley Plantation, dove ero stata anche nel precedente viaggio, quello dove c'era il sole.
Si esce da New Orleans e si attraversa il Mississippi. La zona mi sembra meno povera di una decina d'anni fa, ma siamo sempe nell'America profonda


Ecco il Mississippi

Ed ecco l'ingresso della piantagione (fotografia del viaggio precedente, come si può capire dal sole)

La piantagione ha un piccolo museo che mostra come vivevano gli schiavi che vi coltivavano la canna da zucchero (celebrati da Kara Walker in questa opera). Ecco, vivevano più o meno così:



La cosa più spettacolare della piantagione sono i magnifici alberi che collegano l'edificio principale al Mississippi (un trucco imparato dai nativi americani per convogliare l'aria fresca del fiume verso la casa), ventotto Virginia live oaks (in italiano lecci del sud), ciascuna con il suo nome proprio. La più grande, se non sbaglio, si chiama Josephine Armstrong Stewart.


Mr K e Josephine

Josephine Armstrong Stewart
Josephine Armstrong Stewart
Josephine Armstrong Stewart

martedì 14 aprile 2015

Postcards from New Orleans/4. La palude e l'alligatore


L'orrido catorcio è stato inviato all'assistenza, le mie foto perdute per sempre. L'unica per cui mi dispiace davvero era un fantastico primo piano zumato di un musicista identico a John Belushi, tutto immerso in una luce blu, con la tromba rivolta al soffitto. Immaginatevelo, perché non lo vedrete mai.
Per rifarmi ho recuperato altre foto del viaggio precedente, quello in cui c'era il sole. Oggi vi mostro una gita in una palude come quella del mio adorato Daunbailò. A un certo punto c'è un cattivone (la nostra guida, Mr. Johnny Champagne) che cattura un povero alligatorino, che però poi viene felicemente ributtato nella sua palude.

La palude da fuori
La palude da dentro

Muschio spagnolo (il dizionario mi traduce Spanish moss con tillandsia, ma che cacchio di nome è tillandsia?)





Ed ecco l'alligatore

Mr. Johnny Champagne tuffa la mano impavido e lo cattura

Perdonate la foto oscena (alligatore liberato subito dopo, ribadisco), ma Mr. Champagne andava immortalato