domenica 22 gennaio 2017

Distopia: una rubrica quotidiana

In questo periodo passo parecchio tempo sui social media, dove seguo orripilata la catastrofe che si è abbattuta sugli Usa e che avrà senz'altro gravi conseguenze anche sul resto del mondo. Ogni giorno succedono cose nuove, e per ora mi è impossibile fermarmi a riflettere per esprimere qualcosa che non sia già stato detto, e che vada al di là dell'orrore, dell'incredulità e della paura. Però queste informazioni sono importanti, e condividendole solo su facebook e twitter si rischia che vadano disperse. Allora ho pensato di pubblicare ogni giorno una serie di link riguardanti le cose che mi hanno colpita durante la giornata: una specie di archivio, insomma, molto parziale e personale, contenente frammenti di questo momento storico così incredibile e pauroso.

Dopo le belle notizie del post precedente, ecco qualcosa di decisamente meno allegro:

- Il Partito Repubblicano presenta una proposta di legge per ritirare gli Usa dall'Onu: si chiama American Sovereignty Restoration Act of 2017.
- Su IMDb c'è una lista dei migliori documentari sulle frodi elettorali negli Stati Uniti (il dcumentario di Greg Palast su George W. Bush è uscito in una nuova versione aggiornata su DJT). Forse così si potrà capire meglio il risultato delle ultime elezioni.
- Ashley Judd e il miglior discorso della Marcia delle Donne.
- Licia Corbolante sulla verità alternativa di Trump.
- A differenza dei suoi predecessori, e a differenza di quanto promesso durante la campagna elettorale, Trump non renderà pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi
- Una fonte di notizie e riflessioni importantissima è il blog di Robert Reich. In un suo post su fb di qualche giorno fa spiegava che il GOP sta usando Trump come burattino finché gli serve, per poi scaricarlo al momento giusto e mettere al suo posto il suo vice, Mike Pence, di cui parlavo QUI.
I had breakfast recently with a friend who's a former Republican member of Congress. Here's what he said:
Him: Trump is no Republican. He’s just a big fat ego.
Me: Then why didn’t you speak out against him during the campaign?
Him: You kidding? I was surrounded by Trump voters. I’d have been shot.
Me: So what now? What are your former Republican colleagues going to do?
Him (smirking): They’ll play along for a while.
Me: A while?
Him: They’ll get as much as they want – tax cuts galore, deregulation, military buildup, slash all those poverty programs, and then get to work on Social Security and Medicare – and blame him. And he’s such a fool he’ll want to take credit for everything.
Me: And then what?
Him (laughing): They like Pence.
Me: What do you mean?

Him: Pence is their guy. They all think Trump is out of his mind.

Me: So what?

Him: So the moment Trump does something really dumb – steps over the line – violates the law in a big stupid clumsy way … and you know he will ...

Me: They impeach him?

Him: You bet. They pull the trigger.

La più grande manifestazione della storia degli Stati Uniti

Il municipio di San Francisco si è tinto di rosa in solidarietà con la marcia delle donne

Tanti scriveranno di questa manifestazione, ma io non scrivo più. Faccio. Essere lì mi ha fatto ritrovare l'America che amo e che mi sembrava di avere perso, e mi ha fatto volere bene anche a San Francisco. 
In inglese si chiama silver lining, il contorno di luce che si forma intorno alle nuvole. L'orrore di questa elezione sta creando un movimento di opposizione fortissimo, come non si era mai visto negli Stati Uniti. Per oggi voglio essere ottimista.
Ecco un po' di numeri (non ancora ufficiali, probabilmente sottostimati):

Washington, DC 750,000
Los Angeles 750,000
New York City 400,000
Chicago 250,000
Boston 175,000
Seattle 100,000
Denver 100,000
San Francisco 100,000
Twin Cities 100,000 
Portland (Oregon) 100,000
Madison (Wisc) 75,000
Oakland 60,000 
...

QUI trovate la stima aggiornata di tutte le città dove si è manifestato, negli Usa e nel mondo. La stima totale si aggira intorno ai 4.5 milioni.

Marcia su Washington DC di Martin Luther King (quella del discorso “I Have a Dream”) (1963): 250.000
Protesta contro la guerra in Vietnam a Washington DC (1969): 500.000-600.000
Marcia contro il nucleare a Central Park (1982): 1 milione
Marcia per i diritti LGBT a Washington DC(1993): 800,000-1 milione
Protesta contro la guerra in Iraq (negli Usa. A Roma eravamo 3 milioni, ufficialmente la più grande manifestazione di protesta della storia) (2003): 500,000

E adesso qualche altra foto tra quelle che ho scattato ieri. Faceva freddo e pioveva, ma eravamo tantissimi.

Le Sorelle della Perpetua Indulgenza in marcia




Ed eccomi qua, con la mia amica Alessandra

lunedì 9 gennaio 2017

La scelta della palestra/2

E così ho passato tre mesi felici di palestra italiana accompagnata dagli audiolibri. Ho cominciato con 1984, scaricato dal sito di Open Culture, ma poi si avvicinavano le elezioni Usa e Orwell mi deprimeva troppo (mai come mi avrebbero poi depressa i risultati di suddette elezioni), così sono passata ad Alice nel Paese delle Meraviglie (tradotto e letto da Aldo Busi) e poi a Il buio oltre la siepe, entrambi podcast scaricati dal sito di Ad Alta Voce. Poi sentivo le trasmissioni del mattino di Radio 3, il notiziario di Radio Popolare... insomma, me la cavavo piuttosto bene.

Arrivata in terra californiana, patria della fitness e della wellness e della mindfulness, ho cominciato fiduciosa la ricerca di una palestra. Ricordavo di averne viste diverse qui nei dintorni (uno dei requisiti doveva essere la vicinanza, visto che non ho la macchina e non intendo prendere uno di questi autobus scalcagnati che non passano mai per andare in palestra), e così mi sono messa a cercarle online. Allora, una palestra normale qui non esiste. O sono dei sudatori con le luci al neon e centinaia di cyclette e tapis roulant (si chiameranno così o avranno un termine più fashion?) e basta (che poi io ODIO gli esercizi "cardio", non ho la minima intenzione di accelerare il mio battito cardiaco quando faccio ginnastica, mi manda in paranoia da tiroidite. Senza contare che ODIO correre e non posso neanche farlo per non risderenarmi il ginocchio), mentre io in Italia c'avevo tutti quei begli attrezzini che mi rinforzavano le cosce e i dorsali e altri muscoli a me ignoti, oppure sono delle robe superfighette con nomi del cazzo tipo "Power intensity, transformational fitness, megaformer, trifecta of awesomeness...". Per non parlare poi dei prezzi.

Dopo che ho espresso il mio sconforto su fb, un'amica mi offre finalmente la soluzione: "Perché non provi la YMCA?" Guardo il programma e vedo che la YMCA di Chinatown, la più vicina a casa, propone corsi bellissimi, tipo Ballroom Dance, Chinese Dance, Tai Chi, Basic Pilates e QiGong BaduanjinLiuzijue CCHP (sic). Vado in ricognizione. Una ragazza simpatica al banco informazioni (a un certo punto mi dice: "mi piacciono le tue fossette". Gli americani me lo dicono spesso) mi spiega che c'è una quota di iscrizione di 99$, e poi 67$ al mese. "La quota di iscrizione è annuale?" chiedo. "No, vale per sempre." "Ah, bene, le dico, perché io sono qui per tre mesi e poi non ci sono per altri tre mesi e così via." "Ah, allora in quel caso quando torni dovrai pagare ancora la quota di iscrizione." "Ma non vale per sempre?" "Sì, ma se salti un mese poi devi pagarla da capo."

Alla fine ho trovato un compromesso e ho cominciato ad andare a Pilates. Cioè, il primo giorno ci sono andata ma ho sbagliato giorno. Credevo fosse venerdì e invece era giovedì. Venerdì scorso, alla prima lezione, mi sono ritrovata con una sala piena di vecchiette strambe e un'insegnante con le vampate da menopausa che è convinta che mi chiami Celia. Oggi ho la seconda lezione. Penso di aver trovato il mio posto.

mercoledì 4 gennaio 2017

La scelta della palestra


Tutto è cominciato (la prendo alla larga) l'estate scorsa, un momento che per me è stato un po' traumatico, nel vero senso della parola. Dopo la rovinosa caduta in cui mi sono massacrata le mani, ho preso l'aereo e mi sono sderenata un ginocchio. Stavo cercando di ruotare la bocchetta dell'aria, in una posizione innaturale dovuta allo spazio ridicolmente ristretto fra un sedile e l'altro (cose che ovviamente non succedono in business class, anche se devo dire che da quando sono arrivata ho un torcicollo mostruoso, perché qualcuno di quei ricchi stronzi mi aveva fregato il cuscino e il cameriere della Regina ha dovuto costruirmene uno con una federa e due coperte arrotolate), quando ho sentito un CROC e sono ricaduta sul sedile urlando come se mi avessero sparato. Poi ho dovuto fare tutto il viaggio con quella sgradevole sensazione dolorante che andava dal ginocchio alla coscia. A un certo punto mi sono alzata per sgranchirmi, e mentre tentavo di stirare l'altra gamba, il ginocchio sderenato si è piegato verso l'interno come se fosse di gomma, tipo Olivia, per intenderci.


Dopo qualche settimana, visto che il ginocchio era migliorato un po' ma non tantissimo, ho deciso di vincere il mio terrore di medici e paramedici americani e sono andata da un fisioterapista consigliato da un'amica. Il fisioterapista Don, esaltato dall'amica come una specie di mago - secondo me anche per la sua notevole presenza fisica, visto che è un ex fotomodello che però tenta di nascondere il suo passato di bellone ma non ci riesce del tutto - mi ha diagnosticato una "subluxed patella" (sublussazione del ginocchio) e mi ha dato degli esercizi da fare a casa per rinforzare il ginocchio. Il segreto, a quanto pare, sta nel rinforzare i muscoli.

Tornata in Italia sono andata da un'altra fisioterapista, che oltre a farmi la Tecar per sciogliere la "gomma" che mi era rimasta sulla gamba in seguito alla rovinosa caduta n.1, ha sputato sulla diagnosi del bel Don e ha detto che secondo lei avevo una stiramento della fascia laterale qualcosa. E poi, pur guardando con enorme disprezzo il foglio con gli esercizi consigliati da Don, mi ha a sua volta esortata a rinforzare i muscoli (che, come Olivia, non avevo). 
E così ho preso la grande decisione: mi sono iscritta in palestra.
La notizia della mia iscrizione in palestra ha suscitato la medesima incredulità a suo tempo suscitata dall'annuncio del mio matrimonio. "Tu sposata?!?" "Tu in palestra?!?"
"Sì, be', ma mentre faccio gli esercizi ascolto gli audiolibri", rispondevo tutta soddisfatta, suscitando l'orrore di diverse persone (tra cui il mio maestro di yoga, che aveva a sua volta fornito una diagnosi alternativa per il mio ginocchio, qualcosa a che fare con i legamenti) che mi hanno detto: "Ma no, devi sentire i muscoli perché l'attività abbia effetto!" Ma per favore, mi rompo già abbastanza le balle a fare attività fisica, se poi mi togliete gli audiolibri come faccio?

1/Continua


venerdì 30 dicembre 2016

Un viaggio fortunato


Per Natale La Mamma voleva regalarmi un viaggio a SF in business class.

Io ero tentata di accettare, devo dire la verità. Da tempo teorizzo il fatto che il jet lag non esiste, ma è solo un effetto delle condizioni infernali in cui le maledette compagnie aeree ci costringono a viaggiare, con le ginocchia in bocca e i sedili studiati appositamente per contrarre il collo, stortare la schiena e provocare emboli nelle gambe. E così per un momento ho accarezzato l’offerta della Mamma. Ma poi la mia indole frugale – incoraggiata da Mr K, che sarebbe un eufemismo definire un uomo parsimonioso – ha prevalso, e ho risposto alla Mamma che con i soldi di un viaggio in business class mi ci pagavo una vacanza di una settimana (come se ci andassi mai, in vacanza per una settimana), e che non era il caso di sprecare così tutto quel prezioso denaro. Lei allora, che non sa usare il computer e quindi non avrebbe potuto procedere da sola all’acquisto, ha detto “vabbè, fai come ti pare”, senza però capire bene perché fossi così idiota.

Il viaggio è cominciato maluccio, con l’aereo per Londra in ritardo. Di poco, solo venticinque minuti, però non si sa mai, si comincia con un ritardino e si finisce per perdere la coincidenza. La mia mente abituata a pensare sempre al peggio si stava già lanciando in scenari terrificanti, quasi tutti per la verità già accaduti – 1) aereo preso dopo una corsa affannosa per tutto Heathrow e una coda apocalittica ai controlli di sicurezza (1a: arrivo a SF con perdita della valigia [1aa: valigia consegnata dopo qualche giorno; 1ab: smarrimento definitivo della valigia, con conseguente perdita di innumerevoli oggetti insostituibili]; 1b arrivo a SF con tiroide sballata a causa dell’ansia); 2) aereo perso dopo una corsa affannosa eccetera (2a: dopo una sfuriata con il personale di terra, ottengo un voucher per una notte in albergo perché il mio nuovo volo partirà almeno l’indomani, o forse anche più tardi, visto che adesso sotto le feste tutti i voli sono pieni, e magari finirò persino col perdere il concerto di Maceo Parker del primo gennaio, per non parlare della valigia; 2b: dopo una sfuriata con il personale di terra non ottengo nessun voucher e mi tocca dormire per terra in aeroporto).

L’aereo parte in orario nel suo piccolo ritardo, passa sopra le Alpi spelacchiate e la Manica (scorgo in lontananza le Bianche Scogliere di Dover) e arriva a Londra in orario. Telefono alla Mamma per avvisarla che va tutto bene. Lei per rispondere esce dal negozio del parrucchiere – dove il cellulare non prende – con la testa bagnata e mi avvisa che se prenderà la polmonite sarà colpa mia.

Mi siedo tranquilla, trovo una presa per il computer e aspetto l’imbarco. C’è un sacco di gente, non capisco perché se ne stanno tutti in piedi a fare la fila, tanto sull’aereo il posto non te lo ruba nessuno. Quando la fila si sta esaurendo mi alzo e mi avvicino alla hostess. Lei prende la mia carta d’imbarco e fa una pausa. Guarda il computer. Io subito penso “ecco, mi hanno ritirato la green card. Mi hanno cancellato il biglietto. Mi vogliono arrestare.” La hostess dice: «You’ve been upgraded to business class». Eh? Ci dev’essere un errore. Come mai?, le chiedo. «It’s complimentary». È un omaggio. (Leggi: hanno fatto overbooking e mi mettono in business perché non hanno più posti in economy.)
Prima di salire in aereo richiamo la Mamma e le comunico la splendida notizia. Lei, con la testa ormai asciutta, esulta.

Adesso sono seduta su una poltrona comodissima, con lo schienale reclinabile fino alla posizione orizzontale e uno sgabello per stendere le gambe. Ho in dotazione un paio di cuffie professionali e un piumone. Mi hanno portato un sacchetto pieno di roba: calzine, mascherina, tappi per le orecchie, biro, burro cacao, crema per il viso e crema per le mani, spazzolino e dentifricio. Sotto di me c’è un cassettino dove ho messo le scarpe e le altre cose che non mi servono. Sono circondata da gente ricca, e non oso schiacciare tutti i bottoni che spuntano dal sedile per non far vedere che sono un’intrusa. Prima del decollo uno steward con dei modi da cameriere della Regina mi ha gentilmente suggerito di salvare il documento che stavo scrivendo, perché presto avrei dovuto riporre il computer. Poi me lo ha riposto lui per non farmi alzare. Secondo me ha capito che sono un’intrusa, perché lo ringrazio continuamente. Ha insistito anche, con aria complice, perché accettassi un bicchiere di vino. Per pranzo ho scelto dal menu, fra tre antipasti e quattro portate principali. Insieme all’antipasto – ho ordinato “Insalata di funghi selvatici, uova di quaglia e carciofi con crema di tartufo e biscotti alle olive nere” – è arrivata un’insalatina, e io mi sono scofanata tutto pensando “però, un po’ misera questa portata principale” (si fa presto ad abituarsi al lusso), e mi sono scolata il bicchiere di vino in tre sorsi convinta che fosse finita lì. Invece l’insalatina era solo un piatto di mezzo, poi è arrivata la mia “Insalata fredda di gamberetti di Ras El Hanout [non chiedetemi che roba è] saltati in padella con carote e zucchine a julienne, couscous al limone e salsa Espelette [vedi sopra]. Ho mangiato un paio di pregiati cioccolatini e rifiutato il formaggio e il pudding al cioccolato. Poi sono andata in bagno, e il bagno è grande. Cioè, doccia a parte, è più grande di quello di casa mia.
I film fanno cacare come quelli dell’economy, ma non importa. Adesso lavoro un po’ e poi mi sdraio e magari addirittura DORMO.

Grazie Mamma, lo so che materialmente non sei stata tu, però in qualche modo sei stata tu lo stesso.



martedì 27 dicembre 2016

Cose belle da fare laggiù

Autoincoraggiamento pre-partenza.

Sperando che l'arrivo vada meglio dell'anno scorso, sembra che per il resto ripeterò per filo e per segno le stesse lamentazioni ma anche le stesse note positive di allora. Cioè, a San Francisco in questi giorni fa un freddo becco (mentre oggi sul mio balcone italico c'era l'inquietante temperatura di 22°), passeremo l'ultimo dell'anno con dei cari amici e la sera del primo ancora al concerto del grande Maceo Parker.

Le novità invece cominceranno dal 10 gennaio, quando andrò a sentire Zadie Smith (che sto traducendo or ora) in conversazione con Dave Eggers per la serie City Arts & Lectures.

Il 21 gennaio parteciperò alla Women's March di San Francisco, per protestare contro l'insediamento del Mostro. La manifestazione principale sarà a Washington, ma mi sono lasciata convincere da Mr K - che non è proprio un manifestatore nato - a rimanere più vicina a casa. La mia impronta ecologica tirerà un sospiro di sollievo, e sono sicura che anche la marcia di San Francisco sarà molto intensa e partecipata. 





sabato 24 dicembre 2016

sabato 17 dicembre 2016

Persone dell'anno: l'Incubo e la Dignità



Sull'Incubo, QUI trovate una lista, non ancora completa, dei membri del futuro governo Usa. Per chi legge l'inglese, QUI c'è un interessantissimo articolo che spiega molte cose.

Sulla Dignità, QUI le motivazioni della scelta di Emma Bonino come persona dell'anno.

domenica 11 dicembre 2016

Mike Pence e il dominionismo

Chi ha letto il mio libro ricorderà il racconto sulle religioni degli Usa. Bene, fra le tante che devo ancora esplorare c'è il dominionismo, che è la religione (anzi, la "teologia") a cui viene associato Mike Pence, il futuro VP degli Stati Uniti. 

Dalla scheda del libro "Fascisti americani" di Chris Hedges, pubblicato nel 2009, ecco chi sono i dominionisti:

"Chi sono i fascisti americani? In che modo stanno influenzando la politica e la società statunitensi? Il Premio Pulitzer Chris Hedges mostra che in America esiste un movimento pienamente fascista ma che esso non è composto da anacronistici epigoni di Hitler e Mussolini. Molto attivo, influente e "americano", lo chiamano "movimento dominionista", poiché i suoi esponenti interpretano in senso stretto il passo della Genesi in cui Dio conferisce all'umanità il dominio su tutto il creato. Non è un fondamentalismo evangelico che predichi l'innocuo ideale di una vita ascetica, ma una vera organizzazione politica secolare, che mira a fondare una nazione cristiana. Per riuscirci, nell'arco degli ultimi vent'anni, si è infiltrata nel governo, si è unita alle lobby economiche, si è finanziata con contributi privati, sfruttando in maniera demagogica il disagio delle classi medie impoverite. Il movimento sostiene l'ideale di una famiglia rigidamente patriarcale, la sottomissione delle donne e dei figli, la necessità di "curare" gli omosessuali, un'economia spietatamente liberista, il ricorso alla violenza armata contro gli infedeli musulmani e gli intellettuali laici. Il suo obiettivo è la nascita di uno Stato confessionale assoluto. Con ampi e sconvolgenti esempi di quanto accade dentro le chiese, i convegni e i raduni della Destra Cristiana, Hedges svela il male oscuro che insidia dall'interno la democrazia americana, di certo rafforzata dall'elezione di Barack Obama ma non ancora in salvo."

mercoledì 7 dicembre 2016

Buon compleanno, Tom

Foto di Guido Harari

La mia storia su Tom la conoscono i miei amici, e qualcuno dice che dovrei scrivergli una lettera per raccontargliela, perché forse lui ne tirerebbe fuori una canzone. Ho provato a scriverla, per un po' ho persino giocherellato con l'idea di inserirla nel mio libro, ma non ce la faccio, è troppo personale, troppo dolorosa, e quando si scrive qualcosa senza la giusta distanza emotiva viene sempre fuori una schifezza.

E allora tanti auguri, Tom, magari un giorno riuscirò a incontrarti.

giovedì 1 dicembre 2016

I Jeans in Romagna

La Romagna mi è familiare come un vecchio maglione caldo. Il mio fidanzato storico dei tempi dell'università abitava infatti in un paesino in provincia di Ravenna che si chiama Piangipane. Oggi vive con la famiglia a Bagnacavallo (ah, i nomi romagnoli!), ed è stato lui che è venuto a prenderci al nostro arrivo a Lugo per portarci a mangiare in una fattoria dove Mr K si è strafogato di cibo romagnolo (io no, invece). 


Lunedì sera avevo due presentazioni di fila, una alle sei nell'ambito della rassegna Il tempo ritrovato, nello splendido Palazzo Rasponi di Ravenna, e l'altra alle nove al Caffè Letterario dell'Hotel Ala d'Oro di Lugo, di cui vi ho parlato anche nel post precedente. 


A Ravenna ho chiacchierato con Matteo Cavezzali e Stefano Bon, due appassionati di letteratura americana che mi hanno promesso di invitarmi ancora a parlare di Franzen. Poi mi hanno riaccompagnata a Lugo, velocissimi per non farmi perdere la cena squisita dell'Ala d'Oro.
Alle nove e un quarto, dopo un essermi ben rifocillata, sono entrata nella sala dove ho dialogato con la mitica Licia Corbolante del blog Terminologia etc. Lì mi attendevano un paio di sorprese (anche se mi avevano avvisata che sarebbero venute): la cara Nela San e la mia amica Jessica che insegnava nella mia stessa scuola a San Francisco e che ora abita a Forlì. QUI trovate qualche altra foto.


Queste presentazioni mi piacciono proprio: mi diverto a parlare con i lettori, ho quasi imparato a scrivere le dediche, e dopo si fa sempre festa.

Con Licia e gli organizzatori del festival, Claudio Nostri e Patrizia Randi (e ovviamente John Coltrane)


lunedì 28 novembre 2016

I Jeans a Roma

Vi scrivo dal bellissimo Hotel Ala d'Oro di Lugo, che ormai da parecchi anni ospita la rassegna del Caffè Letterario. Dormiamo nella stanza 140, quella dedicata a Tonino Guerra, e mentre mi preparo per la doppietta di stasera (presentazione a Ravenna alle 18.30 e qui all'Ala d'Oro alle 21, i dettagli nel post precedente) vi faccio un breve resoconto della nostra mini-gita romana.

L'orto botanico in tutto il suo splendore
La presentazione alla Libreria Pagina 2 è stata spostata da venerdì 25 a sabato 26, per rimediare a un catastrofico sciopero dei mezzi che mi avrebbe lasciata a dialogare con una sala vuota. Così venerdì siamo rimasti liberi di andarcene a zonzo, rigorosamente a piedi. Al mattino abbiamo fatto un giro facile facile all'Orto Botanico, a due passi dalla casa degli amici che ci ospitavano. Nel pomeriggio, invece, Mr K voleva vedere il MAXXI, così siamo partiti a piedi da Trastevere seguendo le indicazioni stampate da google maps (a quel punto non avevamo ancora comprato una cartina, e ovviamente siamo tuttora sprovvisti di dispositivi elettronici moderni). Abbiamo camminato per un po' lungo il Tevere, ma nel momento in cui la mappa voleva separarci dal fiume acquatico per tuffarci in mezzo a un fiume di macchine, io, mezza soffocata dallo smog, ho alzato gli occhi verso Castel Sant'Angelo e il breve tratto di lungotevere pedonale e ho ordinato: "Andiamo di là". Così invece di un'ora a piedi ne abbiamo fatta una e mezza, seguendo il Tevere fino al ponte della Musica (che da ponte Sisto, per chi conosce Roma, è un bel pezzetto). Tutta salute, se non per i polmoni almeno per i quadricipiti, peccato però che al MAXXI siamo arrivati quando mancavano 40 minuti alla chiusura. Bellissimo, comunque.

Il miraggio di Castel Sant'Angelo

Sabato abbiamo fatto una passeggiata da Trastevere a piazza di Spagna per andare a prendere la metro, e per poco non siamo stati calpestati dalla folla. Ma quanta gente c'è a Roma (cioè, io quel giro l'ho fatto un sacco di volte, e va bene che era sabato, ma quella era la folla di un giorni di punta estivo)? 

Sabato sera, poi, la presentazione è andata benissimo. Federico Platania mi ha fatto domande molto interessanti, il pubblico era bello e simpatico (ho anche rivisto vecchi amici e conosciuto di persona amici virtuali), gli amici della libreria mi hanno offerto una splendida accoglienza. Se siete su facebook e andate a vedere la pagina della Libreria Pagina 2, troverete anche un video. Poi siamo andati tutti a cena al Mercato Centrale di Termini, dove abbiamo rischiato nuovamente di venire calpestati dalla folla. Ma quanta gente c'è a Roma? 

Domenica siamo ripartiti per venire qui a Lugo, e dialogando con il solito tassista loquace abbiamo scoperto che c'era un'altra manifestazione (sabato ce n'erano due, quella contro la violenza sulle donne e una per il no al referendum con Grillo, che mi sembra sia caduto in una buca o qualcosa del genere). "Per cosa si manifesta oggi?" gli ho chiesto. "Contro il referendum." "Ma non era ieri?" "Ieri era quella per il no al referendum. Questa è contro il referendum." Immagino che domani ci sarà la manifestazione contro quelli che sono contro al referendum.

lunedì 21 novembre 2016

Mr K a Berlino e Milano, i Jeans a Roma, Lugo e Ravenna

Con un forte ritardo dovuto a quel che sapete, vi mostro qualche foto del progetto di Mr K a Berlino. 

Questo è il carretto dei gelati dove, all'interno dello STATE Festival, si distribuiva il sorbetto antropocenico


Questo è uno dei tre "sciroppi" che venivano aggiunti al sorbetto: High Fossil Fuel Emission


La lavagnetta con i gusti disponibili:


Il sorbetto che mi sono mangiata:


E Mr K che parla durante il festival. Il palloncino accanto a lui sapeva già cosa sarebbe successo pochi giorni dopo:


Per questo suo progetto una rivista lo ha nominato Climate Hero of the Week. Ne avremo bisogno, di questi eroi.
QUI e QUI ci sono due articoli (in inglese) sulla gastronificazione dei dati.

Ecco, se poi non capite bene come funzionano i suoi progetti e volete chiederglielo di persona, potete venire a Milano il 2 dicembre, allo spazio ATZ in viale Enrico Forlanini 54, dove Mr K esporrà due suoi progetti, Pornography for PlantsTV Dinners for Plants, due dei suoi progetti "botanici" di cui ha parlato anche il New Yorker. Ci trovate lì dalle 18.30.


E infine, un giretto anche per i Jeans. Li troverete, insieme a me e alla mia inseparabile maglietta della chiesa di San John Coltrane, sabato 26 novembre alle 18, alla libreria Pagina 2 di Roma, insieme a Federico Platania. (Nel volantino qui sotto c'è scritto venerdì 25, ma abbiamo dovuto spostare la presentazione perché venerdì a Roma c'è lo sciopero dei mezzi, e mi sarei ritrovata a parlare in una libreria vuota.)



Il 28 novembre, poi una doppietta: sarò al Palazzo Rasponi di Ravenna alle 18.30, nell'ambito della rassegna Il tempo ritrovato, e subito dopo correrò al Caffè Letterario di Lugo, dove tre anni fa abbiamo presentato il libro di Mr K. E come l'altra volta chiacchiererò con Licia Corbolante.



venerdì 11 novembre 2016

Paura

Risultati immagini per kkk

Eccomi. Forse qualcuno si aspetta che io dica qualcosa, ma per il momento non riesco a cavare nulla di coerente da quel magma di emozioni che è andato dallo shock alla depressione a una fortissima incazzatura mista a terrore. E siccome non riesco a scrivere niente che non siano insulti e parolacce, ho scelto di copiare qui un pezzo pubblicato sulla pagina facebook dalla scrittrice Stefania Barzini, che esprime benissimo quello che penso.


"Mi hanno davvero colpito il titolo de La Repubblica e l'editoriale di Calabresi che recitava: Il mondo è cambiato. Mi ha colpito perché o io vivo in un mondo diverso da quello in cui vive Calabresi,oppure Calabresi ci racconta un sacco di fregnacce. Mi chiedo infatti: Il mondo è cambiato? E come? Da cosa si vede il cambiamento? E prima di tutto quale è il mondo che è cambiato? Perché il mondo è grande e variato e forse è anche arrivato il momento di smettere di pensare che l'occidente sia il mondo. E comunque se per "mondo" si intende l'occidente allora è bene sapere che non è cambiato affatto. Perché ciò che sta accadendo non ha proprio nulla di nuovo. L'occidente vive questi corsi e ricorsi dall'inizio della sua storia. Una fase di espansione,una di paura,tre passi avanti, quattro indietro. Cosa c'è di nuovo in un Presidente americano che decide di nominare segretario di stato un simpatizzante del KKK? Molti di voi non hanno mai sentito parlare forse Newt Gingrich, ideologo di estrema destra e di rozzezza abissale. Cercatelo su you tube. Cosa c'è di nuovo In un Presidente che dopo aver fatto un'intera campagna urlando contro le lobbies adesso già sta pescando nomine e consensi proprio tra le lobbies? Sono forse nuovi Rudolph Giuliani e Sarah Palin? Altri due tra i papabili trumpiani? C'è forse qualcosa di nuovo in un Occidente spaventato? Terrorizzato da sé stesso? Pronto a rivolgersi all'uomo forte? È già successo molte volte,fascismo e nazismo insegnano. Quindi mi fanno proprio sorridere quelli che sbandierano la grande novità di questa nomina. Così come mi fanno ridere,e anche un po' piangere, coloro che dall'inizio di questa campagna tuonano contro la Clinton, dandole della guerrafondaia,della compromessa con le lobbies, donna di potere,espressione dei poteri forti,come se invece credessero davvero che Trump fosse espressione del sottoproletariato urbano e delle classi rurali! Come se davvero credessero di parlare di un signore profondamente pacifista. Ero in America a maggio e giugno,nel pieno della campagna elettorale. A San Diego Trump teneva un comizio, abitudine vuole che ad introdurre il candidato sia una personalità di qualche spicco,in quel caso Trump fu introdotto da un ex giocatore di baseball,assai famoso e a me sconosciuto. Era il giorno in cui Obama era in visita a Hiroshima. Trump fu introdotto così dallo sportivo: "mezzo secolo fa un Presidente americano ebbe il coraggio di lanciare atomica in Giappone e io vi presento l'uomo che questo coraggio lo avrà di nuovo ". Un giornalista sotto choc chiese allora a Trump: " Ma lei davvero lancerebbe atomica?" "Certo,se ce ne fosse bisogno" "Anche in Europa?" "Certo se ce ne fosse bisogno".Amen per il pacifista. Che peraltro ancora ieri ha affermato: "Le truppe via terra non le invio ma bombarderò qualsiasi cosa si muova". Sempre naturalmente in nome di sentimenti di pace. E a quelli che in nome di una purezza d'animo hanno detto di astenersi per non votare una signora così compromessa come la Clinton dico di stare tranquilli che di fatto hanno favorito un signore altrettanto compromesso. La sola differenza è che la signora compromessa almeno sapeva che il Belgio è una nazione,il sincero pacifista invece è convinto che si tratti di un villaggio da qualche parte, forse in Europa. Contenti voi."