lunedì 22 dicembre 2014

Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda e Enaiatollah Akbari

Lo sto rileggendo perché - che bello! - il prossimo trimestre lo leggerò con i miei studenti americani. Se non lo conoscete già ve lo consiglio, di tutto cuore.

"I talebani hanno fatto uscire tutti, bambini e adulti. Ci hanno ordinato di metterci in cerchio, nel cortile, i bambini davanti, perché eravamo più bassi, e gli adulti dietro. Poi, al centro del cerchio hanno fatto andare il maestro e il preside. Il preside stringeva la stoffa della giacca come per stracciarla, e piangeva e sivoltava a destra e a sinistra in cerca di qualcosa che non trovava. Il maestro, invece, era silenzioso come suo solito, le braccia lungo i fianchi e gli occhi aperti, ma rivolti dentro se stesso, lui che, ricordo, aveva dei begli occhi che dispensavano bene tutt’intorno.
Ba omidi didar ragazzi, ha detto. Arrivederci.
Gli hanno sparato. Davanti a tutti.
Da quel giorno la scuola è stata chiusa, ma la vita, senza scuola, è come la cenere.
  A questo tengo molto, Fabio.
  A cosa?
 Al fatto di dire che afghani e talebani sono diversi. Desidero che la gente lo sappia. Sai di quante nazionalità erano, quelli che hanno ucciso il mio maestro?
  No. Di quante?
 Erano venti quelli arrivati con le jeep, giusto? Be’, non saranno stati di venti nazionalità diverse, ma quasi. Alcuni non riuscivano nemmeno a comunicare tra loro. Pakistan, Senegal, Marocco, Egitto. Tanti pensano che i talebani siano afghani, Fabio, ma non è così. Ci sono anche afghani, tra di loro, ovvio, ma non solo: sono ignoranti, ignoranti di tutto il mondo che impediscono ai bambini di studiare perché temono che possano capire che non fanno ciò che fanno nel nome di Dio, ma per i loro affari.
 Lo diremo forte e chiaro, Enaiat. Dove siamo rimasti?"

PS: Questo è Enaiatollah, a scuola, in Italia.

 

domenica 14 dicembre 2014

Justice for All: l'America che mi piace

Sabato 13 dicembre il reverendo Al Sharpton ha guidato una marcia per i diritti civili a Washington. Contemporaneamente si sono tenute dimostrazioni in altre città, fra cui New York e San Francisco. La partecipazione è stata massiccia, e soprattutto multirazziale. Il momento culminante della manifestazione di Washington è stato quello in cui hanno preso la parola le mogli e le madri di  uomini innocenti e disarmati uccisi dalla polizia: Eric Garner, Michael Brown, John Crawford III, Tamir Rice e Amadou Diallo. (Le madri hanno parlato anche in un'intervista trasmessa dalla CNN, nella quale è apparsa anche la madre di Trayvon Martin)
Insomma, sembra proprio che qualcosa si stia muovendo. 

  


E questa, se non l'avete già vista, è la moglie di Eric Garner.

giovedì 11 dicembre 2014

Il diritto di portare armi


Secondo una nuova ricerca del Pew Research Center, oggi la percentuale di cittadini americani che sostengono il diritto di portare armi ha superato quella dei sostenitori di maggiori controlli sui portatori d'armi. Se andate a vedere come si sono evolute queste percentuali dal 1993 a oggi, vedrete che gli amici delle armi non sono mai stati così forti. Alla faccia delle stragi nelle scuole.

martedì 9 dicembre 2014

Alla salute del puma

Scrivere è faticoso, soprattutto se non si ha tempo per farlo. Mi mancate, ma devo cercare di rimanere concentrata, almeno finché non capisco dove sto andando a parare (sempre che stia andando a parare da qualche parte, perché non ne sono mica sicura). Intanto, naturalmente, traduco. Però il racconto sul puma mi piace. E per fortuna c'è Mr K che mi aiuta.


giovedì 4 dicembre 2014

American Justice: I Can't Breathe



Succede anche in Italia, lo sappiamo molto bene. E succede negli Usa, ma quasi esclusivamente ai neri. Il poliziotto non verrà neppure processato. Il sistema del Grand Jury andrebbe completamente modificato, ma nel frattempo spero che i neri americani si incazzino sul serio.



mercoledì 3 dicembre 2014

Fidelio alla Scala e Patti Smith a Bergamo: due prove generali

 
Domenica sera: prova generale del Fidelio alla Scala. Abbiamo due ambitissimi biglietti di platea, regalati da un amico che lavora lì. Fuori dal teatro la solita ressa di chi spera di recuperare un biglietto, e a volte ci riesce ("ha un biglietto?" "ha un biglietto?" è il sottofondo di sussurri che ci accompagna. Quando il nostro amico esce dall'ingresso laterale di via dei Filodrammatici per darci i biglietti, ne regala uno anche a una persona in attesa di fianco alla porta, e la folla si scatena: "anch'io, anch'io", "ha un biglietto anche per me?"). 


Foto da QUI


Lo spettacolo, vedrete, sarà criticato alla Prima perché troppo "moderno". A noi è piaciuto un sacco, con quelle scenografie grigie di cemento armato (in realtà mattoni di polistirolo costruiti uno a uno nei mitici laboratori-atelier dell'Ansaldo) e i costumi da carcerieri e carcerati contemporanei ma stilizzati. Bravi tutti, e un bravo speciale a Daniel Barenboim, che dopo questa se ne va.






La sera dopo, straordinaria doppietta: Patti Smith a Bergamo.
Un'altra prova generale, per così, dire, perché la Patti ha scelto Bergamo per inaugurare il suo "family tour", in cui la cantante si esibisce in versione acustica, accompagnata per la prima volta dai figli Jesse Paris al pianoforte e Jackson alla chitarra, più il bassista Tony Shanahan.
Era da una vita che sognavo di vedere Patti Smith, seconda solo all'eccelso idolo Tom Waits nella mia classifica dei musicisti da vedere assolutamente in concerto (ma su Tom Waits c'è tutta una storia dietro che forse un giorno racconterò). 
Ehm. 
I suoi figli non è che suonino proprio benissimo. Lei non è che ci sappia molto fare con le versioni acustiche (cioè, cantava come se avesse dietro una vera band invece di quei tre che strimpel... che suonavano in acustico). Il tecnico delle luci era in realtà il secondino di una prigione, che manovrava i fari sul palco con l'intento evidente di accecare gli spettatori o trovare un evaso nascosto fra il pubblico (ho tenuto gli occhi chiusi per quasi tutto il concerto. Ne ho visti di tecnici delle luci pessimi, in vita mia, ma questo li batte tutti). La Patti aveva cenato dagli alpini prima del concerto, e doveva aver buttato giù qualche bicchierino di troppo, visto che continuava a ridacchiare e ha dovuto ricominciare da capo Perfect Day di Lou Reed dopo averla distrutta con una risatina. Ha parlato anche molto di Papa Giovanni (di cui aveva visitato la casa il giorno prima), poi ha cantato una canzone di Natale e infine ha raccontato la storia di san Francesco e del lupo di Gubbio, facendo anche degli ululati da lupo. Se non fosse stato per la sua voce straordinaria, avrei pensato che la Patti avesse mandato una controfigura. 

Foto scattata in uno dei rari istanti in cui i fanali da 1 miliardo di watt erano spenti, mentre sullo schermo dietro il palco venivano proiettate inesplicabili geometrie in bianco e nero


sabato 29 novembre 2014

Cartoline da Chernobyl, un video

Danny Cooke è un fotografo britannico che ha girato un video di tre minuti, Postcards from Pripyat, Chernobyl, per mostrare cosa resta della città di Pripyat, il luogo più vicino alla centrale nucleare di Chernobyl. Il video è stato girato con un drone, mentre per le riprese a terra è stata utilizzata una Canon 7D (e un contatore geiger).  
È un video bellissimo, ed è bellissima anche la canzone che lo accompagna, Promise Land, di Hannah Miller.

               
Postcards from Pripyat, Chernobyl from Danny Cooke on Vimeo.

giovedì 27 novembre 2014

Mostre milanesi: Klein & Fontana, Giacometti e il Design italiano oltre le crisi

Allora, ve lo dico subito: la mostra di Giacometti al GAM sarà anche bella (ci sono anche alcuni dei suoi bei quadri proto-baconiani) ma sono in tutto tre sale (piccole). Quando siamo arrivati in fondo siamo andati a cercare la seconda parte della mostra, ma non c'era. Infatti l'articolo di Mr. K parla non tanto della mostra, quanto di Giacometti in generale.


 
Poi c'è la mostra di Klein-Fontana al Museo del Novecento, con le opere un po' sparpagliate qua e là per il museo, una scelta curatoriale secondo me discutibile finché non si arriva alla parte finale, con molti bellissimi pezzi di Klein (e anche di Fontana) che sicuramente valgono una visita.





 

 


La più bella delle tre è però senz'altro Il design italiano oltre le crisi, la mostra attualmente in corso alla Triennale, ricchissima e ben concepita, arricchita da un eccellente catalogo. QUI l'articolo di Mr. K.






E poi mi sono fatta anche un paio di autoscatti:

Autoscatto International Klein Blue

Autoscatto Design

lunedì 24 novembre 2014

Jonathan Franzen, Phil Klay: ottime notizie e libri in arrivo


Quest'anno il prestigioso National Book Award è stato vinto da Phil Klay, con Redeployment. Sono dei racconti magnifici, che usciranno a maggio 2015 nella mia traduzione. Sono felicissima che abbia vinto questo libro, opera prima di un reduce dell'Iraq e grande scrittore (nonché ragazzo veramente simpatico).




 



La seconda notizia riguarda l'annuncio dell'uscita, nell'autunno del 2015, del nuovo romanzo di Jonathan Franzen, Purity. Non chiedetemi altro perché per ora non so nulla, tranne che come sempre sarò io a tradurlo.

giovedì 20 novembre 2014

"Lo sguardo italiano": un successone su Kickstarter


Sono strafelice di annunciare che la campagna Kickstarter di Sandro Del Rosario, di cui vi avevo parlato QUI, ha avuto un grandioso successo. Sandro ha infatti ricevuto il doppio della somma richiesta, ben 26.048 dollari, donati da 165 persone.
Vai Sandro, aspettiamo il tuo film!

lunedì 17 novembre 2014

E non chiamatele catastrofi naturali


Volevo scrivere un post divertente sui disagi di viaggiare in treno ai tempi dell'alluvione, ma nel frattempo a Cerro, la frazione del mio paese dove abita mia madre, ci sono stati due morti, e così mi è passata la voglia di scrivere cose divertenti. Sono in corso le indagini per accertare le responsabilità, ma intanto qui una cosa è ben chiara a tutti: la collina che è franata era coperta di pini fino a qualche anno fa, poi è stata disboscata. I vicini di casa hanno raccontato al telegiornale che, da quando erano stati tagliati i pini, durante ogni temporale vedevano un fiume di fango venir giù dalla collina. Ma probabilmente anche questa volta si concluderà che la colpa è tutta del maltempo. 

Queste sono alcune foto di Cerro scattate dalla mia amica Luisa, che abita nella piazza allagata. Le prime tre sono della mattina di sabato 8 novembre, le altre di qualche giorno dopo.
Le foto della frana, invece, le avete viste su tutti i giornali.





martedì 11 novembre 2014

Sul tradurre/9. Daniele Del Giudice e la traduzione come atto dello scrivere

«La traduzione non è un servizio, né un trasferimento da una lingua all'altra. È un atto dello scrivere. La traduzione è una forma propria della scrittura. Nel caso della traduzione narrativa, si tratterà di scrivere un romanzo o un racconto. Che cos'ha di specifico questa scrittura: 1) il fatto che la storia esiste già; 2) il fatto che anche le parole esistono già; 3) il fatto che ogni traduzione è suscettibile di miglioramento, di adeguamento, di ulteriore traduzione, mentre il testo originale, salvo scoperte filologiche di varianti o versioni o parti mancanti o aggiunte, e di conseguenza di edizioni critiche, resta bloccato e definito nella sua forma ultima all'epoca in cui è stato scritto e come tale per sempre. Ma non basta: le prime due condizioni di fatto potrebbero appartenere a un'altra forma ancora, quella della "riscrittura". (...) Si tratta invece, nella forma della traduzione - e questo è veramente un compito difficile - di riscrivere un romanzo o un racconto come sono stati già scritti, parola dopo parola, evento dopo evento. Da un certo punto di vista è davvero una forma estrema la traduzione: anzi è l'estremo ed esatto contrario della "pagina bianca", la pagina vuota, incipit per ogni scrittore dell'originale; ma per lo scrittore della forma traduttiva il punto di partenza è invece la pagina nera, la "pagina piena" di caratteri, già stampata in ogni suo segno, in ogni suo rigo, e questo è l'incipit, il passo iniziale di ogni traduttore. Laddove, per lo scrittore dell'originale, l'incipit è appunto la pagina vuota.»

Daniele Del Giudice, da In questa luce
 © 2013 Einaudi Editore, Torino

mercoledì 5 novembre 2014

Un'intervista alla sottoscritta/6

Traduco tanto, leggo tanto e provo anche a scrivere. In questi giorni non faccio molto altro, sto rintanata nel mio bozzolo e frequento poco anche il blog. Però Rossella Monaco mi ha fatto un'intervista sulla traduzione, e ho pensato che vi potrebbe interessare. L'intervista la trovate QUI.

La mia scrivania a Djerassi