lunedì 25 agosto 2014

I ♥ LA/4. Virgin forever e Laguna Beach

Anche se non è da me fare pubblicità, vorrei cominciare lodando sperticatamente Virgin America (visto che una volta avevo già consigliato Air Canada).
Ho fatto il check-in online – ma sì, perché no, ho pensato - e sono stata premiata con un controllo di sicurezza speciale, con zero coda e nessuna rimozione di scarpe né di computer dalla borsa. Il terminal Virgin di San Francisco è nuovo, pieno di ottimi ristoranti e privo di orridi televisori. Ma non solo. Mentre me ne sto seduta al comodo tavolino-scrivania dotato di presa per computer e usufruisco dell'ottimo e gratuito wi-fi dell'aeroporto, dietro di me c’è un pianista che suona gradevoli melodie. Insomma, pago uguale e viaggio come un essere umano anziché come un pacco postale. Intorno a me orecchio conversazioni in cui ricorre la frase: "This is so civilized".
Sull'aereo, poi, il video con le solite pallosissime istruzioni di sicurezza è incredibilmente divertente, e per una volta tutti lo guardano. Si chiama Safety Dance, ed è davvero fico (anche quello di prima era molto carino).

 
 A Los Angeles il cielo è ovviamente blu e la temperatura deliziosa, e il mio amico Sandro, che vado sempre a trovare quando sono a LA, mi porta a fare una gita a Laguna Beach. L'oceano è anti-bagno (cavalloni, correnti e alghe), e noi passiamo un tranquillo pomeriggio sulla spiaggia a leggere, con una mano attaccata all'ombrellone per impedirgli di volare via nel vento. La passeggiata panoramica sopra la spiaggia mi ricorda la Liguria.



mercoledì 20 agosto 2014

Cronache della tiroide/5. Contatti kafkiani con il sistema sanitario americano

Allora, sono riuscita ad avere uno straccio di assicurazione. Nel frattempo ho avuto un paio di episodi di tachicardia che mi hanno fatta un po' preoccupare. Vero che era un periodo di forte stress (a causa del quale ho anche abbandonato il progetto del libro), però insomma, lo stress non mi aveva mai dato simili problemi. Così mi sono lasciata convincere ad andare dal medico, visto che con l'assicurazione è diventata una cosa fattibile. 
Il medico è un professorone anziano, un luminare dell'endocrinologia, che casualmente rientrava nella rete di medici "passati" dall'assicurazione. Vado da lui, mi visita, mi trova in forma, mi dice che in Italia mi hanno curata bene. Dai risultati dell'ultimo test mi dice che posso senz'altro sperare in una remissione del morbo (che qui si chiama Graves e non Basedow), altrimenti potrò continuare a prendere le mie pilloline senza neanche rimuovere la povera tiroiduccia. La quale accoglie la notizia con grande sollievo. 
Poi mi prescrive delle analisi e mi manda giù in laboratorio a farle. Però mi avverte che devo chiedere al laboratorio se le analisi sono coperte dall'assicurazione, altrimenti devo tornare da lui per farmele prescrivere a pagamento. Facendo mentalmente il gesto dell'ombrello mi avvio verso il laboratorio. Lì mi dicono che non hanno la più pallida idea se quelle analisi siano coperte dall'assicurazione, e che devo chiamare l'assicurazione stessa per farmelo dire. Mi stampano una serie di fogli con i dati delle analisi richieste e mi congedano. Tornata a casa metto Mr K al telefono con un impiegato dell'assicurazione, il quale gli risponde che non ha la più pallida idea di come si faccia a capire se loro quelle analisi le passano oppure no, e telefona allo studio del medico per farselo dire. Lo studio del medico dal quale sono uscita poco prima risulta misteriosamente chiuso, e l'impiegato dell'assicurazione dice che ci richiamerà appena saprà qualcosa. Naturalmente il medico che mi ha mandato al laboratorio che mi ha mandato all'assicurazione non avrà la più pallida idea di cosa voglia da lui l'assicurazione, e intanto io faccio il gesto dell'ombrello a tutti e me ne vado in vacanza a Los Angeles. 
(Mr K ha un "talk" al LACMA sabato pomeriggio. Poi vi racconto.)

martedì 19 agosto 2014

Ferguson

L'autore di questa foto, il fotografo di Getty Images Scott Olson, è stato arrestato ieri dalla polizia di Ferguson mentre fotografava le proteste. È solo uno dei numerosi giornalisti arrestati in questi giorni a Ferguson.  E per la prima volta Amnesty International ha inviato una delegazione negli Stati Uniti (ma come, la prima volta?).


domenica 17 agosto 2014

Il mitico sing along del Mago di Oz/2


(Continua da QUI)

All'ingresso riceviamo in omaggio un delizioso kit del Mago di Oz, che comprende la bacchetta magica e la corona della Good Witch of the North, la medaglia del Cowardly Lion, il diploma in Thinkology dello Scarecrow, il cuore del Tin Man, un lecca-lecca, un vasetto di bolle di sapone e un light stick.

Il kit

Il mio light stick (s'intravede l'anellazzo da Wicked Witch of the West)

Dopo avere preso posto e indossato le nostre corone, assistiamo emozionati all'esibizione del "resident organist" David Hegarty che esegue, sul celeberrimo Wurlitzer del Castro Theater, il tema del mago di Oz.


Poi una "presentatrice" vestita da fata chiama sul palco gli spettatori che sono venuti in costume (diverse Dorothy, soprattutto) e ci informano su come interagire con il film. 


 I light stick vanno ondeggiati nei momenti in cui serve un arcobaleno, la bacchetta nei momenti di magia positiva, mentre ogni apparizione della Wicked Witch of the West verrà accompagnata da un sibilo da parte del pubblico. Ogni volta che Toto abbaia dovremo abbaiare anche noi, e quando la pellicola passerà dal bianco e nero al colore dovremo tutti fare "uuuh-aaaah". Oltre a produrre questi e molti altri effetti sonori, il pubblico naturalmente canterà, aiutato da provvidenziali sottotitoli. In realtà io sarò l'unica in tutta la sala ad avere bisogno dei sottotitoli, perché parecchi spettatori reciteranno addirittura tutte le battute a memoria.


Mi sono divertita così tanto che quando cantavo "Somewhere Over the Rainbow" mi sono pure commossa. Adesso però qualcuno deve togliermela dalla testa, perché non faccio altro che cantarla (insieme a questa).

lunedì 11 agosto 2014

Il mitico sing along del Mago di Oz/1

Ho sempre sognato di andare a un sing along. Quella cosa per cui vai al cinema e partecipi allo spettacolo, cantando, ripetendo le battute e in generale seguendo una coreografia complementare a quella del film. Il più famoso è naturalmente il Rocky Horror Picture Show, che è stato per secoli al cinema Roxy di Milano e che, ahimè, non ho mai visto. Ma qui a San Francisco c'è il meraviglioso Castro Theater, uno dei cinema più belli del mondo, che periodicamente organizza sing along imperdibili (The Sound of Music, West Side Story, Grease, Mamma Mia! tanto per citarne alcuni) in un trionfo di estetica camp. 
Da quando ho scoperto i sing along del Castro, il mio sogno è diventato partecipare a quello di Mary Poppins, uno dei miei film preferiti. Ma quando ho saputo che era in programma The Wizard of Oz mi sono precipitata a comprare i biglietti (e a cercare compagnia, essendo Mr K refrattario all'estetica camp). Non potevo certo perdere l'occasione di cantare Somewhere Over the Rainbow nel cuore del quartiere gay per eccellenza.
In realtà io al Castro District non ci vado quasi mai, perché non è facile raggiungerlo dal mio quartiere, e così mi perdo l'occasione di assistere a spettacoli come questo (i due ballerini si trovano alle due estremità della foto)


E poi eccolo qui, in tutto il suo splendore. Lo spettacolo sta per cominciare!


(1. Continua)

venerdì 8 agosto 2014

Meet my husband/27: Mr. Keats goes to Stanford


Ieri sera siamo andati a Stanford, dove Mr. K partecipava a un incontro su arte e scienza allo Stanford Art Institute

Siamo partiti un po' prima, perché potessi dare un'occhiata al campus di Stanford, che non avevo mai visto. La prima cosa che noto - dopo che siamo usciti dal terrificante ingorgo perenne di San Francisco, la città tanto moderna che a traffico sta messa come Istanbul - è che nei 56 km che separano SF da Stanford il clima cambia drasticamente. Nell'atmosfera che circonda la prestigiosa e ultracostosa università, situata nel cuore della zona più ricca del pianeta, è stata indubbiamente costruita una cupola climatica sotto la quale vengono riprodotte le condizioni perfette per una sana e prospera vita umana: temperatura sui 25°-26°, aria asciutta, gradevole brezzolina che spande nell'aere profumo di mirto e lavanda. Il cambiamento è così brusco e inaspettato che mi viene immediatamente mal di testa.
 
Rodin, The Burghers of Calais (detto anche "Ma dove ci avete messi?")
Il campus è tutto un fermento di nuove costruzioni (il settore tecnologico dell'università si sta espandendo a una velocità impressionante), ma noi ci dirigiamo verso il Quad, la parte originaria e più famosa. Qui mi aspetta una sorpresa: sembra di stare a Siviglia. C'è un viale di palme lungo lungo che pare Hollywood, e in fondo c'è un giardino con erbetta impeccabile e roselline adorabili e bambini perfetti che giocano con cagnetti perfetti, e gli edifici... mah. Stile coloniale. Io la trovo una pacchianata orrenda, d'altronde non so quanto gusto avesse il signor robber baron Leland Stanford, però si sa, io sono europea e di questa architettura tradizionale (?) americana non me ne intendo. Certo che pure la chiesa con i mosaici... vabbè. Però naturalmente qua e là sono sparse sculture meravigliose, sembra che abbiano comprato un intero museo di Rodin per metterlo in giardino, e poi c'è un opera del mio amatissimo Andy Goldsworthy, e poi c'è un fantastico museo che però non vediamo perché dobbiamo andare nel fichissimo edificio
La sobria chiesetta
ultramoderno (questo sì bello) dove si svolge la serata con Mr. K.


Mr. K ha parlato di alcune sue opere, come il mercato immobiliare oltre la quarta dimensione, la pornografia per le piante, il tentativo di ricreare Dio in laboratorio, i documentari di viaggio per le piante (del quale si è parlato anche sul New Yorker). Il pubblico, come sempre, si è molto divertito.

Infine abbiamo cenato in un diner, sempre sotto la cupola profumata alla lavanda, dove abbiamo incontrato l'hamburger più caro del mondo.

Andy Goldsworthy, Stone River
Mr. K e i documentari per le piante

Il Bubbly Burger

lunedì 4 agosto 2014

Dizionario Itanglese-Italiano/8. Sfidante


SFIDANTE

In italiano "sfidante" significa (da Treccani.it)
Dal verbo sfidare:
a. Provocare l’avversario a battersi in uno scontro armato: s. a duello, a battaglia (...)
b. Invitare l’avversario a misurarsi in una gara o in una competizione sportiva ufficiale: la squadra di calcio inglese ha sfidato quella italiana a un incontro amichevole (...); invitare a misurarsi, a gareggiare in una competizione, in una prova qualsiasi: ti sfido a una partita a scopa, al biliardo; ci hanno sfidato alla corsa; lo sfidò a chi arrivava primo in cima alla salita.
c. estens. Invitare apertamente a fare o dire qualcosa che si ritiene falso o impossibile: ti sfido a provare quello che dici; vi sfido tutti a rifare quello che ho fatto io.
d. fig. Affrontare audacemente, con sprezzo del rischio cui si va incontro, una forza avversa, un male o un pericolo molto gravi: s. il mare, la tempesta, la furia degli elementi (...)
e. Con uso assol. nelle locuz., d’uso fam., sfido!, sfido io!, a proposito di cose e fatti che appaiono naturali, troppo ovvi, oppure inevitabili, che non possono o non potevano non avvenire oppure avere uno svolgimento o un esito diverso: «I bambini sono molto stanchi!» «Sfido! hanno corso tutto il giorno!» (...)
Part. pres. sfidante, anche come agg. e sost. nell’accezione cavalleresca e sportiva: la squadra sfidante; lo sfidante ha già scelto i suoi padrini.

In inglese challenging significa (dal dizionario Hoepli online):
1 (= demanding; ≠ easy) impegnativo, difficile, stimolante
a challenging task un incarico/un compito impegnativo
2 (= defiant) provocatorio, di sfida
a challenging attitude un atteggiamento di sfida, provocatorio

 
In italiano "sfidante" NON significa: impegnativo, difficile, stimolante, provocatorio, di sfida (cfr. il post "Una questione sfidante" sul sito dell'Accademia della Crusca)
Itangl. Abbiamo varato il primo piano industriale dopo l'uscita dall'azionariato di Edison; un progetto sfidante ma sostenibile ed approvato all'unanimità dal consiglio (“La Repubblica”, 8/4/2013).
Traduz. ital. Abbiamo varato il primo piano industriale dopo l'uscita dall'azionariato di Edison; un progetto impegnativo ma sostenibile ed approvato all'unanimità dal consiglio.

mercoledì 30 luglio 2014

Le cheerleader

Sopra di noi vivono le cheerleader. Le cheerleader sono ventenni, bionde, toniche, parlano come se avessero quattro patate in bocca e soprattutto hanno ingoiato un megafono da piccole. Di giorno indossano maglietta e calzoncini e si dedicano al loro sport preferito, che consiste nel camminare avanti e indietro per l'appartamento pestando bene i piedi. Di sera organizzano cene alle quali è rigorosamente vietato parlare in un tono di voce inferiore ai 110 decibel (motosega a 1 m. di distanza), anche se nessuno capisce cosa si dicono, sempre per via delle suddette patate (e anche perché, naturalmente, non ce ne frega un cazzo di cosa dicono queste subumane). Ieri sera, sentendo i suoni belluini che uscivano dalle loro gole, ho avuto l'impressione che litigassero, e allora i decibel hanno superato la soglia del dolore (130) per avvicinarsi pericolosamente alla soglia massima, 300, raggiunta solo durante l'eruzione del Krakatoa nel 1883. Poi in genere escono, verso le 23.30, lasciando le loro vittime nella pia illusione che ci sarà silenzio fino al mattino. Di solito invece rientrano verso le 2-2.30 e ricominciano gli allenamenti del loro sport preferito, la camminata elefantiaca, scegliendo preferibilmente come palestra la camera da letto che sta direttamente sopra la nostra. Al mattino, con grande sfoggio di energia, le cheerleader attaccano a cantare con la loro voce megafonica verso le 8, poi ricominciano ad allenarsi. Per allenare anche le braccia, oltre che le belle gambe toniche da californiane, spostano mobili e fanno rimbalzare oggetti. Il tutto, naturalmente, mentre emettono quei fragorosi suoni inconsulti che probabilmente servono a comunicare un qualche significato intelligibile. 

Preferisco non descrivere nei dettagli cosa penso delle cheerleader, e soprattutto cosa auguro loro. Basti dire che la cosa che più mi dà fastidio in assoluto, fra tutte le cose fastidiose del mondo, è il rumore. Soprattutto se mi impedisce di dormire. 

A chi mi esorta a non rinunciare ai miei sogni, posso dire che ho già trovato un nuovo sogno (a parte quello di fare molto male alle cheerleader). Andare a vivere in un posto così:


martedì 29 luglio 2014

Quote of the day: Truman Capote

 

"It's a scientific fact that if you stay in California you lose one point of your IQ every year."

Truman Capote
(Reported in Steven D. Price, 1001 Greatest Things Ever Said About California (2007), p. viii.

sabato 26 luglio 2014

Siamo realistici

Se per campare lavoro sette giorni su sette (senza ferie pagate né malattia pagata, ecc. ecc., ma questa è la vita della freelance, l'ho scelta io) e la notte mi sveglio e non riesco più a riprendere sonno per via di una lieve tachicardia che mi fa un po' preoccupare (soprattutto visto che non sono a casa mia con la mia sanità pubblica, ma nel paese del turbocapitalismo con un'assicurazione sfigatissima che qualsiasi cosa mi capiti finisco comunque in bancarotta), credo che sia necessario prendere alcuni provvedimenti.
Il primo è rendermi conto che il tempo per scrivere un libro proprio non ce l'ho.


venerdì 25 luglio 2014

Il sogno del turista


San Francisco in questi giorni è il sogno del turista. Giornate calde e niente nebbia (a parte nelle zone dove la nebbia c'è SEMPRE, tipo Sunset). La foto in realtà è del settembre 2013, perché il cielo non è così azzurro, però fa caldo. Non si sa quanto durerà, ma mentre gli abitanti della città si guardano perplessi e dicono che strano, aiuto, che paura, il riscaldamento globale ci ammazzerà tutti, i turisti beati e ignari si convincono che San Francisco d'estate sia proprio come loro l'hanno sognata, come la California, come hanno visto in Tv in Sulle strade di San Francisco. Siete fortunati, signori turisti. Qui d'estate il tempo fa sempre schifo, e noi che ci viviamo non sappiamo proprio cosa pensare. Però ieri sera ho mangiato all'aperto per tipo la seconda volta in cinque anni, e non è stato per niente male.


giovedì 24 luglio 2014

martedì 22 luglio 2014

I poveri entrano dal vicolo

Allora, a New York, al numero 40 di Riverside Boulevard, c'è un nuovo grattacielo di 33 piani. Ovviamente di lusso. Dei 219 appartamenti di questo palazzo, 55 sono stati riservati ad alloggi ad affitto agevolato, in cambio di sostanziosi sgravi fiscali e del permesso di costruire un palazzo più grande di quanto normalmente consentirebbe il regolamento cittadino.
La Extell Development Company, la società cha ha costruito il grattacielo, trova però alquanto disgustoso che questi miserabili inquilini convivano con i suoi facoltosi clienti, e così trova una brillante soluzione: due ingressi separati, uno per i ricchi e uno per i poveri. Quello per i poveri si trova in un vicolo sul retro dell'edificio.
Interpellato al riguardo, un altro simpatico costruttore, David Von Spreckelsen, ha dichiarato:
"Nessuno ha mai detto che l'obiettivo fosse la completa integrazione di queste due popolazioni. (...) Non è giusto aspettarsi che persone dal reddito elevato, proprietarie di un'abitazione costata una fortuna, debbano vivere gomito a gomito con inquilini a basso reddito, che devono considerarsi molto fortunati a vivere in un edificio nuovo in un bellissimo quartiere."

Da Gawker.

lunedì 21 luglio 2014

Voglio andare a sentire Charlie Musselwhite

L'ho appena scoperto e già mi piace da pazzi. Poi ho scoperto che ha bazzicato tanto San Francisco. E poi che pare abbia ispirato il personaggio di Elwood in The Blues Brothers. E poi che suonerà da Yoshi's a Oakland il 28 agosto, sera in cui non ho impegni scolastici (e ha pure un prezzo ragionevole). E poi mi sono ricordata che non abbiamo la macchina e arrivare a Oakland è una notevole rottura di palle. Ci riusciremo? Prossimamente sul blog.