mercoledì 23 marzo 2011

Usanze a confronto: a tavola

Quando abbiamo ospiti a cena preparo spesso gli spaghetti alla carbonara, una ricetta che riscuote sempre un grande successo. Tutti sanno che gli spaghetti alla carbonara vanno mangiati appena serviti, per evitare che l'uovo si raffreddi e si rapprenda, trasformando la magnifica cremosità ottenuta con il sapiente equilibrio di tuorli e albumi in un unico blocco gelido e indigeribile. Si potrà dunque immaginare la mia frustrazione quando, dopo aver servito in tavola la mia bella ciotolona di carbonara con la raccomandazione "eat eat!" (che alcuni prontamente mettono in burla rispondendo "mangia mangia!" con irritante accento italoamericano), rimango a guardare impotente gli ospiti che continuano la loro conversazione come se niente fosse, mentre il mio capolavoro culinario si trasforma inesorabilmente in una specie di pastone per conigli. Che viene poi degustato, con tanto di "yum yum" e complimenti alla cuoca, circa mezz'ora dopo il suo arrivo in tavola. 
Dopo aver ascoltato più di una volta le mie rimostranze post-cena, mio marito mi ha spiegato che si tratta semplicemente di una questione di cortesia: qui si considera maleducato interrompere la conversazione conviviale per tuffarsi a peso morto sul cibo, come invece succede in Italia, dove la buona educazione dei commensali si misura dall'apprezzamento del lavoro del cuoco o della cuoca; apprezzamento che si dimostra interrompendo qualunque cosa si stia facendo e buttandosi sul piatto come lupi famelici. Io naturalmente, confermando tutti i luoghi comuni dell'italiana all'estero, ho obiettato che una simile usanza può esistere solo in un paese dove si mangia male, perché tanto la conversazione si può benissimo riprendere anche a stomaco pieno, mentre un piatto di spaghetti alla carbonara rovinato è una tragedia irreparabile.
A questo punto, probabilmente per farmi vergognare della mia rozzezza, mio marito mi ha raccontato che durante le sue prime cene in Italia si ritrovava sempre con il bicchiere vuoto, e restava a guardare interdetto mentre tutti si versavano allegramente il vino nel bicchiere senza mai degnarsi di versarlo anche a lui. Alla mia prevedibile battuta "e perché non allungavi la manina?", lui ha risposto che per gli americani (be', sì, anche per gli italiani, solo che la regola non è così rigida... oppure sono io che sono davvero rozza?) è sempre buona educazione aspettare che siano il padrone o la padrona di casa a versare il vino agli ospiti, i quali non si sognerebbero mai di versarselo da soli. Questa rivelazione, per quanto da un lato abbia ottenuto l'effetto di farmi sentire in colpa per le mie maniere rustiche, dall'altro però ha contribuito a rafforzare il mio inestirpabile pregiudizio da emigrante italiana. È più forte di me: faccio fatica a capire un paese dove si aspetta che finisca la conversazione prima di mangiare e che qualcuno ti versi il vino prima di bere.

9 commenti:

  1. Allora ti devo dire questa cosa che ho imparato recentemente; parcheggiare quando ospiti nel vialetto di accesso alla casa in cui si e' invitati e' considerata mala educazione, anche se si e' invitati da amici.
    Americani...

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  2. Forse perché è considerato un affronto bloccargli l'uscita del garage? Per fortuna che non abbiamo la macchina (per fortuna mica tanto, ma una si consola come può)!

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  3. Pare sia questione di etichetta.
    Ma se stai in citta' mica ti serve la macchina.
    Io nella East bay non potrei fare nulla senza

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  4. No, infatti, non mi serve. Tranne quando voglio uscire dalla città!

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  5. uh, queste cose non le sapevo...

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  6. Che strano, Silvia, a me e' sempre accaduto il contrario!!! Cioe' da quando sono emigrato negli USA, una delle primissime cose che ho notato e' che tutti a tavola si tuffavano sul cibo senza aspettare che il padrone o la padrona di casa si sedessero a tavola, o senza aspettare che tutti fossero con il piatto davanti! Questo mi e' capitato dappertutto, anche nei ristoranti, e tutte le volte che ho esitato ad iniziare spiegando che nel mio paese e'da maleducati, mi e' stato detto - testualmente - il cibo non va fatto raffreddare!!! E la conversazione continuava lo stesso. E sono sopreso anche della spiegazione di Jonathon, nonche' dispiaciuto della sua esperienza Italiana: infatti, almeno nella mio giro di conoscenze e in famiglia, il vino viene sempre versato prima di tutto agli ospiti, e tra questi alle donne (vale anche per il cibo)...

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  7. Forse dovremmo scambiarci gli amici...

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  8. A conferma dell’atteggiamento italiano, l’atto di cortesia che ci si aspetta da chi non è ancora stato servito se l’attesa si protrae anche solo di un minuto: l’invito agli altri commensali di iniziare a mangiare, “sennò si raffredda”.

    Non ho mai vissuto in negli Stati Uniti, però tempo fa un amico americano che aveva vissuto in Italia mi diceva che secondo lui nelle cene a casa degli italiani c’è troppa illuminazione, mentre loro si aspettano luci soffuse (io gli avevo risposto che sarà perché vogliamo vedere bene cosa mangiamo per poterne parlare). È davvero così o era una sua mania?

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  9. Forse la sensibilità al freddo qui è diversa: mio marito prende il pollo arrosto dal frigo e lo mangia senza riscaldarlo, e si stupisce se lo guardo con gli occhi di fuori...
    Sulle luci soffuse non saprei, questa è la prima volta che lo sento dire! Resta però il fatto che il rapporto con il cibo è senz'altro uno degli aspetti più interessante nel confronto tra due culture. Il fatto di essere italiana, poi, ti espone davvero alle domande e ai commenti più disparati (non hai idea di quanta gente qui sia convinta che la pizza è stata inventata negli Usa: su questo ho persino vinto una ricca scommessa!), perché qui (e soprattutto a San Francisco, che si vanta di essere la "capitale culinaria d'America") tutti guardano l'Italia come la Mecca della cucina mondiale (cosa su cui concordo) e cercano di imitare la cucina italiana con risultati spesso imbarazzanti. In effetti ho già pronto un post per domani sull'argomento...

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