giovedì 16 giugno 2011

Sul tradurre/1

"L'arte del tradurre non attraversa un buon momento (...). La base di reclutamento, cioè i giovani che conoscono bene o discretamente una lingua straniera, si è certo allargata; ma sempre in meno sono quelli che nello scrivere in italiano si muovono con quelle doti di agilità, sicurezza di scelta lessicale, d'economia sintattica, senso dei vari livelli linguistici, intelligenza insomma dello stile (nel doppio aspetto del comprendere le peculiarità stilistiche dell'autore da tradurre, e del saperne proporre equivalenti italiani in una prosa che si legga come fosse stata pensata e scritta direttamente in italiano): le doti appunto in cui risiede il singolare genio del traduttore. 
Insieme alle doti tecniche, si fanno più rare le doti morali: quell'accanimento necessario per concentrarsi a scavare mesi e mesi sempre dentro quel tunnel, con uno scrupolo che ogni momento è sul punto d'allentarsi, con una facoltà di discernere che ogni momento è sul punto di deformarsi, di cedere ad andazzi, allucinazioni, stravolgimenti della memoria linguistica, con quel rovello di perfezione che deve diventare una sorta di metodica follia, e della follia ha le ineffabili dolcezze e la logorante disperazione..."

Italo Calvino
 ["Paragone letteratura", XIV, 168, dicembre 1963, pp.112-118. Il grassetto è mio]

9 commenti:

  1. Sì, quando insegnavo traduzione cominciavo sempre la prima lezione leggendo questo brano.

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  2. E' molto bello, questo brano. Un'amica dice che, quando legge un libro, sente la musica: a volte è piacevole, altre no. Dice anche che riconosce la musica tipica di ogni scrittore, tra quelli che legge più volentieri, ad ogni nuovo libro.
    Tradurre bene significa sentire la musica del testo originario e poi riscriverla, in un' altra chiave?

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  3. Sì, è una definizione molto bella, la tua. Un paragone che si fa spesso (e che sottoscrivo, mentre detesto certi luoghi comuni sciocchi tipo "traduttore/traditore" e "brutta fedele-bella infedele") è quello del traduttore come un musicista che interpreta la musica composta dall'autore.

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  4. Ho una domanda diciamo così 'tecnica' da non traduttore.
    Dopo cinque anni all'estero, malgrado abbia continuato a nutrire il mio italiano in mille maniere, leggendo, scrivendo e insegnando, ho notato che il mio vocabolario ha finito comunque per impoverirsi. (Ahimè!)
    E' stata ed è tutt'ora una sorta di continua lotta, un eterno stare sul chi va là, per mantenere il mio inglese in forma e al tempo stesso non permettere al mio italiano di regredire.
    Ma tu come fai?
    :-)
    Hai una sorta di 'palestra della lingua' che ti permette di mantenerti 'fit'?

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  5. Ah, Matteo, come ti capisco! Però sono sicura che con un'attenzione e uno sforzo così costanti il tuo italiano non sarà affatto regredito. Comunque il mio segreto è il pendolarismo! Cominciavo già a temere che questi ultimi quattro mesi di permanenza all'estero fossero troppi, e invece no, per fortuna non sono sufficienti a cambiare alcunché. Ovviamente con il mio lavoro bisogna stare attentissimi alle minime sfumature - a mantenere proprio quella "facoltà di discernere che ogni momento è sul punto di deformarsi, di cedere ad andazzi, allucinazioni, stravolgimenti della memoria linguistica" - ma è anche vero che ormai ho un'esperienza tale da saper riconoscere immediatamente un calco dall'inglese ed evitarlo come la peste! Per il resto, faccio come te: leggo (soprattutto leggo), parlo e scrivo in italiano il più possibile.

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  6. Vorrei sostenere "moralmente" Matteo: anch'io sono vittima di questo dramma, in pratica il mio Italiano sta svanendo...Sono ormai 5 anni che vivo negli States, e, non continuativamente, 8. Silvia dice bene, se tu ti puoi permettere una vita pendolare, 6 mesi di qua e 6 di la', e' forse l'ideale. Silvia come traduttrice ne ha il dovere, credo. Purtroppo io non ho questa possibilita', la realta' della mia vita si svolge, nel bene e nel male qui negli USA. Ho sottovalutato la possibilita' di perdere il mio Italiano, perche' sono stato sempre facilitato nelle lingue, e il mio vocabolario era ricchissimo...MA, orrore, non e' piu' cosi'!!! E se l'Inglese non sara' mai quello perfetto di uno che e' nato, cresciuto e vissuto qui, l'Italiano sta regredendo notevolemente! La stessa sintassi delle mie frasi e' spesso una brutta copia del mio Inglese. Ora ho deciso di iniziare a "nutrire" il mio Italiano quando posso. E non e' facile. Il blog di Silvia, pero', e' una bella possibilita'... :-)

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  7. Esattamente quello che è successo anche a me Sandro. Alle volte penso di trovarmi in una terra di mezzo dove entrambe le lingue sfumano senza germogliare, e se l'inglese prende il sopravvento (senza mai divenire eccelso) l'italiano fa passi indietro.
    Ma non demordo, eh!

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