martedì 17 novembre 2015

Ma perché i racconti no?

Allora, l'editore c'è. Devo solo scrivere l'ultimo racconto. Nel frattempo leggo tantissimi racconti e mi innamoro sempre di più di questo genere così sottovalutato, negli Usa ma più ancora in Italia.
Nella mia carriera di traduttrice ho tradotto splendide raccolte di racconti, da Dogwalker
Intanto, un po' di pubblicità
di Arthur Bradford a Infanticidi di T.C. Boyle, da Il pesce rosso segreto e Il punto di David Means, da Ragioni per vivere di Amy Hempel a Ho sempre amato questo posto di Annie Proulx, da Il libro dell'ignoto di Mr K (alias mio marito) a Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank di Nathan Englander, da È così che la perdi di Junot Díaz a Fine missione di Phil Klay, vincitore del National Book Award.
Eppure gli editori sono tutti concordi: i racconti non vendono. Qualche mese fa ho incontrato a una festa un agente che aveva in lettura i miei racconti. Si è presentato e mi ha detto: "Sì, abbiamo ricevuto i suoi racconti, li leggeremo. Ma mi dica: quando scriverà un romanzo?" La prima cosa che mi ha detto.
È una questione annosa, si sa. Ma neppure gli editori sanno il perché. È un cane che si morde la coda? Gli editori non spingono i racconti e quindi i lettori li considerano roba di serie B e quindi non li comprano e quindi gli editori non spingono i racconti? Prima la pensavo così. Ma ultimamente ho parlato con editori che hanno cercato invano di promuovere racconti bellissimi. E allora perché? Mah. Io intanto continuo a godermeli. Ultimamente, nella pila accanto al letto si sono avvicendati: Margaret Atwood, Alice Munro, Dino Buzzati, William Vollmann, Lydia Davis, e altri ne arriveranno ancora. E per adesso non ho nostalgia dei romanzi.

56 commenti:

  1. E dire che per i non-lettori o lettori-svogliati o lettori-se-proprio-dobbiamo sarebbero l'ideale: io li consiglio sempre, perché "non sei obbligato a leggerlo tutto in una volta, puoi leggere un racconto ogni tanto quando hai tempo".
    La raccolta di racconti che mi è piaciuta di più (io che leggevo invece solo romanzi) è proprio Il libro dell'ignoto grazie a te :)

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  2. Una risposta non ce l'ho, ma posso dirti perché mediamente leggo più romanzi che racconti. Perché, mediamente, i romanzi mi deludono meno dei racconti e perché un romanzo che non mi prende, comunque lo concludo per sapere almeno come finisce anche perché, talvolta si risolleva proprio nel finale. Coi racconti il mordente del sapere come va a finire non c'è.
    Però è vero, ho letto raccolte di racconti straordinarie. Di quelli che citi tu, conosco solo Buzzati e mi è piaciuto così tanto che ho letto addirittura due raccolte dei suoi racconti.

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    1. Sì, Buzzati è uno straordinario autore di racconti, uno dei migliori della letteratura italiana. Eppure, guarda caso, è famoso soprattutto per un romanzo.

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  3. I lettori in genere sono diffidenti dei racconti, c'è l'idea che siano un po' gli scarti degli autori, testi che non hanno avuto la forza di crescere fino a diventare romanzi. Inoltre richiedono molta più attenzione perché ognuno costringe a entrare in ambienti, personaggi, motivazioni diverse. Nei racconti conta molto di più lo stile, la parola, non ci si può affezionare a un personaggio e sentirsi a casa quando si riapre il libro... In genere li apprezzano di più i lettori forti. E gli editori li considerano molto più rischiosi di un romanzo.

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    1. Sono d'accordo con te, credo che tu abbia colto il nocciolo della questione. Naturalmente non sono d'accordo con l'idea che siano gli scarti degli autori, semplicemente racconto e romanzo sono due cose molto diverse. Certo, ci sono molti autori che scrivono bene sia romanzi che racconti, ma chiedere ad autori specializzati in racconti (come Alice Munro, per esempio, o Grace Paley, che non hanno mai scritto un romanzo. O come altri scrittori che hanno scritto romanzi solo dietro insistenza dell'editore, ma che sono chiaramente molto più a loro agio nella forma racconto) perché non scrivono un romanzo è come chiedere a un idraulico perché non ti rifà l'impianto elettrico.

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  4. Non so, io preferisco i racconti ai romanzi.
    Sarà che è la mia antica passione per Poe a farmi amare il genere^^

    Moz-

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  5. Racconti e romanzi, due mondi letterari diversi entrambi godibili.

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  6. A dire il vero non mi sono mai posta il problema, forse perchè per me sono sempre esistiti i romanzi e non i racconti. Solo ultimamente mi sto avvicinando a quest'ultimi e a dire il vero, finendo di leggere il primo in un libro, sono tornata indietro per vedere se avevo saltato una pagina. Credo(ma è solo un mio giudizio) che un racconto sia un input che lascia una via aperta dove tu devi idealizzare o forse meglio sviluppare quanto scritto, diversamente seppur bello, rimane lì, sterile, senza un ritorno.
    Un romanzo... beh lo ami, ci prendi confidenza, ne fai parte, lo annusi, ne segui i ritmi....
    .... o forse è solo abitudine, chissà.

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    1. E poi c'è il fatto che nel romanzo eventuali pecche magari si perdono un po' nella lunghezza, mentre nel racconto saltano subito all'occhio.

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  7. Amo il genere racconti, mi piace poter iniziare e concludere la lettura in una serata e avere anche il tempo per rifletterci sopra. Anche a me gli editori dicono sempre che i racconti non vendono, ma sono fiera di essere riuscita a convincere due editori dell'altissima qualità di due volumi di racconti di Péter Nádas. Li hanno pubblicati e credo che siano andati anche abbastanza bene.

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    1. Ecco, sì, c'è da dire che il racconto, con il suo cominciare e concludersi nel giro di poco tempo, a volte mi colpisce, mi resta dentro più di un romanzo. Inoltre, il risultato del pregiudizio diffuso sui racconti potrebbe essere che vengono pubblicati solo i migliori (come quelli di Nádas), a differenza dei romanzi dove la qualità purtroppo non è mai garantita.

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  8. Io te lo dico: da lettrice preferivo i romanzi perché mi piace vedere crescere un personaggio, conoscerlo a fondo, vedere come si dipana una storia. Poi ho iniziato a scrivere, e il blog necessita di forme brevi per non perdere lettori per strada; e trovo che alla fine, nella mia modesta esperienza di scribacchina, anche un racconto breve possa avere un suo respiro, che ci siano storie che hanno tutto, ma proprio tutto in poche righe e così ho rivalutato il genere.
    Comunque un bel leggere è indipendente dalla durata di ciò che si legge, e tu sai in fatto di lettura sono onnivora e sempre affamata

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    1. ah e mi manca terribilmente il Giardi: con un racconto sapeva strapparmi il cuore o lanciarlo in cielo e farlo planare

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    2. Sì, probabilmente per arrivare ad apprezzare il racconto ci vuole un po', dopo che siamo stati abituati a pensare che la forma di narrazione più "nobile" è il romanzo. Eppure da bambini siamo cresciuti con le favole...

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  9. Io amo i racconti uber alles.
    E preferisco i romanzi strutturati a racconto, ogni capitolo inizia e finisce in se', pur facendo parte di un progetto unico.

    Per me il racconto e' una storia piu' densa, che richiede anche piu' tempo di digestione dopo averla letta, mentre il romanzo richiede piu' tempo nel leggerlo ma quando arrivi alla fine, e' pressoche' finito anche il processo di assimilazione.

    Nello scrivere un racconto si puo' essere piu' spericolati, piu' assurdi, piu' crudi, piu' romantici...perche' non si rischia di sbrodolare all'inverosimile.

    Probabilmente sono rimasta centrata da Marcovaldo che fu il primo libro che ho letto da sola a sei anni e da allora vivo in un mondo editorialmente di nicchia :-D

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    1. Vivo in un mondo editorialmente di nicchia è straordinaria

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    2. Anche a me piace molto il tuo mondo editorialmente di nicchia, e mi piace l'idea che l'autore di racconti possa sbizzarrirsi di più, essere più inventivo e spericolato. E in effetti non se ne può più di romanzi sbrodoloni :-D

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  10. vedo molte similitudini con la mia materia....cioè con il rapporto cortometraggi-lungometraggi nel cinema. Anzi qui siamo messi ancora peggio, nel senso che se almeno i racconti vengono pubblicati come raccolte (pur con tutte le reticenze e gli insuccessi di cui parli), i corti sono praticamente ignorati e finiscono per scomparire dopo qualche apparizione ai festival del loro genere. La sudditanza con il lungometraggio e' impietosa; e vedo ogni giorno uscire lungometraggi ignobili e costosissimi, mentre ci sono gioielli di corti che non vedranno mai la luce. Molti di questi gioielli sono corti d'animazione, visto che l'animazione richiede tanto lavoro e un corto e' denso come un lungometraggio... Ma perché, mi sono sempre chiesto, la gente non potrebbe sedersi al cinema per vedere un'ora e mezzo di corti interessanti (con il bonus come per i racconti che se uno non ti piace almeno puoi sperare nel prossimo senza morire di noia)? Eppure anche qui la spiegazione non sta solo nell'indiscussa dominanza dell'industria del cinema che spinge al lungometraggio narrativo; pare che anche quando alcuni distributori coraggiosi abbiano provato a diffondere un programma di cortometraggi questi abbiano fatto flop. E accade pure nei festival! I programmi con i corti hanno sempre un pubblico minore. :(

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  11. È vero anche per me, i corti possono essere degli autentici gioielli: in poco tempo si esaurisce un'idea straordinaria, geniale. Quelle immagini possono essere tanto semplici quanto precise e memorabili. Un corto non ben sviluppato (a partire dall'idea) resta però qualcosa di più noioso di un film, risulta banale, dilettantesco. Il corto prova quanto sei capace di raccontare. Poi cmq possono durare tanto 5 minuti quanto 15.
    L'esatto opposto per i racconti, per quanto mi riguarda. Se ho un libro davanti che voglio leggere so che è una storia unica che finirò. Se invece è composto da diversi racconti, la mia impressione è che dovrò iniziare 4-5-8 (ma anche solo tre) volte una nuova storia con un altro protagonista. Francamente mi annoia, non mi va tanto di finire quel libro. E poi è vero: sa tanto di scarti dello scrittore, quelli che pubblica tra un romanzo e l'altro semmai. Quello che scrive Sandro del Rosario mi fa ricordare un altro svantaggio della "raccolta di racconti" (c'è infatti anche la raccolta da vari autori attorno ad un tema..): cioè che quel libro potresti finirlo con due storie troppo deludenti e le altre mediamente buone e semmai solo una memorabile. Una scatola di cioccolattini :)

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    1. Si, Jeff, hai in effetti spiegato in maniera convincente alcuni dei meccanismi che si innescano quando vediamo un film o leggiamo un libro. Io direi che anche un racconto fatto male può risultare dilettantesco pero'....Approfitto di quest'occasione per aggiungere che, riguardo ai racconti, non ho un'opinione precisa, o una preferenza degli uni rispetto ai libri e viceversa. Ho gustato raccolte di racconti (o anche di saggi, per esempio) al pari di quanto abbia gustato dei lunghi e complessi romanzi. E viceversa se una raccolta di racconti non mi prende (cioè se dopo i primi due o tre racconti non riesco a coinvolgermi) non riesco a finirla di leggere, al pari di un libro unico! Concludendo, mi piacerebbe solo che anche le raccolte di racconti, come pure le raccolte di cortometraggi, avessero "pari opportunità" di pubblicazione, il che, probabilmente, spingerebbe più scrittori e cineasti a cimentarsi con la forma breve, a vantaggio della qualità. :)

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    2. In ogni caso, sto leggendo "Cinema naturale" di Gianni Celati, che è una raccolta di suoi racconti scritti nell'arco di qualche anno. E con questo contraddico un pò quello che ho scritto sopra :) L'ho comprato perchè Celati è un autore che non conoscevo se non come amico poeticamente vicino al fotografo Luigi Ghirri che apprezzo molto. È stato questo in sostanza l'interesse principale. I primi due mi sono piaciuti anche perchè sono lievi, ironici e piuttosto brevi. Se invece i racconti sono scritti perfino da Italo Calvino ma mi risultano troppo elucubrativi (parlo di "Ti con Zero"), la noia è micidiale. Insomma, cmq delle eccezioni possono esserci (per quanto mi riguarda).

      I corti.
      Ogni tanto i grandi registi aderiscono a progetti collettivi che gli servono tanto per mettersi alla prova con la nobile forma breve, che per (penso) darle più visibilità. Due anni fa alla Mostra di Venezia vennero proiettati dei cortissimi di nemmeno due minuti realizzati da autori conosciuti soprattutto da cinefili. Ne sono tanti e si possono vedere sul canale della Biennale qui https://www.youtube.com/playlist?list=PL2J3c5AtY5K_dINEXUacWHDW4C-NnloIs
      Non vengono proiettati nelle sale e davvero non so perchè. In passato ci hanno cmq provato più volte prima della proiezione del film in programma... ma già ci si annoia a vedere le pubblicità che li precedono, figurarsi una piccola storia prima del film che dura semmai due ore e passa :-| Il discorso può andare avanti, ma sarei ancora più off topic.

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    3. grazie per link della Biennale, Jeff! :) Sono d'accordo con te che il corto prima del lungometraggio non funziona. E' difficile abbinarli, e purtroppo il corto viene visto con l' "impazienza" di passare al film che segue. Dico questo come spettatore. Come autore di cortometraggi, purtroppo, il problema mi affligge; ma devo chiudere qui altrimenti vado -come hai detto tu- proprio off topic!

      Tornando all'argomento proposto da Silvia (hai visto che bomba che hai lanciato, Silvie'? un successone mi pare...), mi citi Italo Calvino e mi "inviti a nozze" :) nel senso che io Calvino romanziere non lo digerisco (lo so, sono impopolare perché Calvino sembra amato da tutti, specialmente tra gli artisti e soprattutto qui negli USA, ma me ne frego), mentre ho amato tanto la sua raccolta di favole italiane. Devo ancora leggere il bel libro di Jonathon Keits (che mi aspetta sul comodino da mesi!), mentre ti segnalo il libro di racconti di Roberta Di Pascasio, dal titolo "L'amore si impara". (mi annoto il titolo di Gianni Celati che mi piace molto, così come gusto la fotografia di Ghirri!)

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    4. Grazie di questo interessantissimo scambio! Non avevo pensato al parallelo racconto/cortometraggio, ma mi sembra che ci siano molte analogie, con la differenza che sì, il corto è anche più ignorato del racconto :-(
      Di Celati, a proposito, è molto bello anche "Narratori delle pianure".

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  12. io se c'è una cosa che da lettrice semionnivera proprio fatico a digerire sono i racconti: non riescono ad appassionarmi :( per cui mi ritrovo 'sti libri che vagano da un comodino al divano al bagno senza mai arrivare al dunque e mi stufo

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    1. Ecco una voce contro: si conferma l'idea che il racconto può respingere perché il lettore non si appassiona, non fa in tempo a entrare nella storia che quella è già finita.

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  13. Non ho letto molti racconti di per se, ma grazie a raccolte organizzate per temi o per criteri particolari, ho iniziato anche io con la Atwood e la Munro, poi Poe, Melville, Hemingway... E insomma piano piano recupero :-)
    Oggi ti ho pensata, durante la lezione di traduzione! Ho scelto Frank O'Hara per il mio progetto individuale di traduzione, penso sarà una bella sfida :-)

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    1. Sono sicura che sarà un lavoro bellissimo :-)

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  14. Io leggo e divoro i racconti. Ma proprio li amo come genere. Il fatto stesso che l'autore abbia dovuto scegliere di non sviluppare personaggi e situazioni, ma si sia invece dovuto limitare all'essenziale per lo scopo del racconto stesso li rende per me affascinanti. Vuoi mettere i racconti di Roald Dahl? Come dice Ammaniti, "il romanzo e' una storia d'amore, il racconto e' la passione di una notte". :)

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  15. cavoli eppure a ma piacciono tantissimo i racconti :))

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    1. Se i lettori del mio blog fossero un campione rappresentativo dei lettori italiani, allora gli editori si sbaglierebbero a pensare che i racconti non vendono!

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  16. Io preferisco di gran lunga i libri di racconti, vado i controtendenza. Penso a quelli di Hemingway (tra i capolavori del '900), quelli dell'adorato Bukowski, di John Fante e di Carver (già, Carver!). Ma anche di italiani, come l'esordio folgorante di Tondelli, i racconti dell'amico Paolo Zardi, certi di Stefano Benni. Tra gli ultimi libri di racconti letti, c'è quello che pubblicizzi meritoriamente tu: un gioiellino Il libro dell'ignoto, che mi ha fatto pensare a tanti racconti dei grandi del passato. Insomma, editori, fuori i racconti! Non è letteratura di serie B, è Letteratura!

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    1. Tondelli! Come faccio a non aver mai letto Tondelli? Presto, devo rimediare!
      Per il resto, caro Alli, il tuo commento è musica per le mie orecchie :-)

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  17. Io amo i romanzi, ma adoro i racconti. La mia autrice preferita è A. Munro, scoperta per caso. I romanzi fiume non riesco proprio a leggerli. Tolti i classici della letteratura inglese e americana e qualcosa di più contemporaneo e straniero, i romanzi italiani (soprattutto se sono i più venduti, quelli nelle classifiche con la C maiuscola) non riesco proprio più a leggerli, tranne qualche rara eccezione.
    Sarà un mio limite.
    D'altro canto se ne pubblicano tanti e tra i tanti c'è molta "noia".
    Riflettevo che amo molto A. Nothomb, perché scrive sempre trame diversissime dalle precedenti e scrive in modo fluido e breve. Stessa cosa vale per l'israeliana L. Doron o per alcuni autori svedesi.
    Se un autore scrive bene, può anche stare entro le 200 pagine. Forse è per questo che sono sempre più attratta dai romanzi strutturati come serie di racconti o dalle raccolte di racconti.
    Waiting for your work :)

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    1. E' vero, tanti romanzi hanno una quantità di pagine inutili, che un editor attento avrebbe dovuto tagliare. Questo perché l'editoria non solo predilige i romanzi, ma se possibile li vuole anche lunghi. Mentre ogni cosa intorno a noi diventa più veloce e il tempo di attenzione diminuisce, nel mondo letterario sembra che continui a vincere il romanzo-mattone.

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  18. Pensavo che anche il geniale Georges Perec, alla fine della sua esistenza, è approdato a "Vie, mode d'emploi" (La vita, istruzioni per l'uso), un romanzo declinato in una serie di racconti che sono splendide miniature. Dopotutto già il Decameron e il Novellino... a mio parere anni luce avanti ai Promessi Sposi. Ma è solo la mia opinione.

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  19. a uno che ha già problemi a concentrarsi... un libro di racconti dà l'impressione che l'io debba frammentarsi e fare un numero di giravolte superiore a quello di una storia singola. Perché seppure un romanzo può contenere molti personaggi e storie che si intrecciano (o anche nonsi intrecciano ) dà comunque, al lettore, la sensazione di rifugiarsi temporaneamente nello stesso posto.
    Chissà se mi sono spiegata.. A quest'ora non posso fare di meglio.
    In ogni caso la tua lista mi sarà molto utile per Natale! Anzi. Se ti viene in mente qualche altro titolo... mi faciliti un po' di lavoro :))

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    1. Per chi legge in inglese consiglio davvero tantissimo Atwood. Se invece vuoi un romanzo in italiano, hai visto la mia ultima Mitford?

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  20. Ecco poi mi viene in mente... Sarebbe divertente se nell'ultimo racconto (che devi ancora scrivere) ci fosse un personaggio che detesta iracconti. O che li ama. O che ci fossero tutte e due! :-D

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    1. Al momento nell'ultimo racconto pianifico di mettere due adolescenti di Mendocino :-)

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  21. Io i racconti li leggo, eh... ma soffro tantissimo.
    Soffro quando sono brutti, ovviamente... ma ancora di piu' quando sono belli.
    Perche' e' come conoscere qualcuno di intrigante e affascinante alla stazione, prenderci un caffe' al banco assieme e poi PUF! Scomparso, via! Andato! di gia?! Ma come? Ma perche'? Senza manco lasciarmi un indirizzo, un numero di telefono o almeno la citta' dove vive? Maledetto!
    Un romazo e' un compagno di scompartimento, magari non e' il Torino Bari, ma gia' anche solo nella tratta tra Chivasso e Alessandria faccio in tempo a conoscere qualcuno e a prepararmi a salutarlo... I racconti belli mi lasciano sempre un sacco di malinconia!

    Alice deliratrice


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    1. Soffri di ansia di separazione da racconto!

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  22. Ma come si fa a non volerti bene Alice?

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  23. quando chiedemmo al direttore editoriale della neri pozza perché fossero così restii nel pubblicare racconti, ci guardò con gli occhi che dicevano "Ah belli!, ma dove vivete???!!!". Poi liquidò la domanda con un "si vendono poco", e cambiò argomento. Credo che scrivere bei racconti non sia affatto facile. In un romanzo, si può prendere tempo. Nel racconto non viene concessa neppure una parola di troppo. La perfezione (o quasi) racchiusa in poche pagine. che bello sarà poter leggere i tuoi racconti... Sii temeraria!!!

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    1. Sì, sì, grazie a me ci sarà un rinascimento del racconto :-D
      Intanto ho finito il meraviglioso Buzzati e ora sono immersa nella fantastica Lorrie Moore. Voglio leggere solo racconti!

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  24. Una volta avevo un fidanzato che scriveva racconti, ora fa lo scrittore di romanzi perché i racconti non glieli filava nessuno ed è interessante per me, leggendo i suoi libri, andare a ritrovare quei racconti infilati nella trama: le stesse parole, eppure in vesre di racconti non facevano gola. A me i racconti piacciono, a volte servono a farsi un'idea di un autore senza impegnarsi su un intero romanzo. E mi piacciono le raccolte a più voci anche:è interessante vedere lo stesso argomento affrontato da varie penne.

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    1. Ne ho uno di racconti sull'amnesia che a me smemorata fa molta gola. Ma prima finisco Lorrie Moore che mi sta piacendo un sacco.

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  25. I racconti non sono capitoli di un romanzo. Non vanno letti uno dopo l'altro. Leggetene uno. Chiudete il libro. Leggete qualcos'altro. Riprendete il libro dopo un po' di tempo. I racconti sanno aspettare. (Mavis Gallant)

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    1. Citazione perfetta! Ecco perché accanto al letto ho una decina di libri di racconti, tutti cominciati, tutti in varie fasi di lettura.

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  26. Interessantissimo il post che si sviluppa grazie ai commenti! (Recuperato da etichetta Il mio libro inseguito alla mia curiosità sulla San John Coltrane :D)
    Negli ultimi mesi ho letto alcuni libri di racconti, un caso perché per me "basta leggere", nulla mi dissuade XD Ho trovato splendido Le volpi vengono di notte di Cees Nooteboom, una rivelazione e leggerò altro dell'autore.
    Mi sono fatta un'idea sul motivo del poco successo del racconto: penso che più spesso chi legge si concentri sulla "storia", dunque i personaggi e l'intreccio. Un racconto più spesso suggerisce e lascia al lettore una grande parte, magari per stile è meno "accessibile", richiede in realtà un maggiore impegno. Ovviamente questa è una considerazione personale e di massima!

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    1. Sì, però penso proprio che tu abbia ragione.

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