Visualizzazione post con etichetta Yoga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Yoga. Mostra tutti i post

mercoledì 15 luglio 2015

Produttività

Lavoro a ritmo serrato a questo signore qui 


con una produttività e una concentrazione inaudite che secondo me sono frutto di due cose: 
1) il Mahā Mudrā (che, per usare le parole del mio maestro: "invia tutta l'energia vitale verso il canale centrale provocando un'ampia consapevolezza, grande energia nell'azione, vista lunga e ampio distacco");
2) la sospensione di Facebook.

Nel frattempo ho ricominciato a insegnare, e se sommiamo l'esigente signore di cui sopra e le lezioni di italiano otteniamo ancora una volta due risultati:
1) per il momento la città la vedo solo dalla finestra e nel tragitto casa-scuola;
2) i miei racconti, che adesso hanno un agente e probabilmente anche un editore, sono sospesi per l'ennesima volta.

Le cose cambieranno un po' la settimana prossima, quando arriverà un nostro caro amico in visita e andremo a spasso per tre giorni (Mendocino mon amour!). Per il resto, vedremo se il Mahā Mudrā mi aiuterà a fare qualche miracolo.

sabato 22 marzo 2014

La Forza è con me


Ieri sera il mio maestro di yoga che seguo da quindici anni ci ha fatto praticare il Mahā Mudrā, uno dei Mudrā fondamentali, una roba da iniziati, insomma (non oso immaginare come la praticherebbero gli yogatleti americani). 
Il maestro del mio maestro, Claude Maréchal, sostiene scherzando che il Mahā Mudrā potrebbe avere effetti simili a una droga. E infatti dopo averla praticata mi sono sentita un po' stranetta. 
Sarà forse per questo (o perché dopo essermi guardata tutti i film di Harry Potter ora sto rivedendo tutta la saga di Star Wars) che mentre uscivo ho esclamato: "Mi sento un Cavaliere Jedi"?
Ora gli chiedo se posso praticare il Mahā Mudrā tutte le mattine, poi non mi resta che procurarmi una spada laser. Anche se francamente preferirei una Bacchetta di Sambuco.

domenica 10 giugno 2012

Lo yoga ossigena il cervello (ovvero: il Nirvana può attendere)

La nuova formula prevede la pubblicazione di post già pronti (finché ce ne sono), oppure di idee lampo come questa.

Amo lo yoga soprattutto per due motivi. Mi snoda la schiena e mi ossigena il cervello. Lo so che mentre pratico dovrei svuotare la mente e sciogliere l'ego nel Nirvana o comesichiama. Invece a me vengono idee. Mi ricordo cose dimenticate. Collego fatti distanti. Ecco, poco fa mi è venuta un'idea. L'umore è cambiato, ho di nuovo un obiettivo, un progetto a cui lavorare.

Grazie a tutti dei vostri bei commenti. (Orpo, è bastato che annunciassi un rallentamento e ho già perso un follower!)

giovedì 2 febbraio 2012

I diversi usi di una cattedrale






Qualche tempo fa avevo pubblicato un post sulle sedute di yoga che si tengono il martedì sera nella Grace Cathedral, la cattedrale episcopale di San Francisco.














In questi giorni mi è capitata sotto gli occhi due volte, in due posti diversi, l'immagine di questa libreria di Maastricht, ricavata da una chiesa dominicana: la  Boekhandel Selexyz Dominicanen.

Se volete vedere altre foto delle "20 librerie più belle del mondo", le trovate su Flavorwire.
(Le mie preferite sono quelle di Porto, Buenos Aires e Parigi.)

Ah, l'altro posto dove avevo visto la foto di questa libreria è un bel libro intitolato Old Buildings, New Designs.

lunedì 9 gennaio 2012

Lo yoga può anche fare male: gli americani scoprono l'acqua calda

Ho letto con interesse e una certa soddisfazione un articolo di Federico Rampini intitolato "Allarme dagli Usa, lo yoga può anche far male". Il perché della soddisfazione lo si capisce leggendo QUESTO mio vecchio post, in cui criticavo lo yoga "all'americana" per gli stessi motivi che ora espone Rampini. E pensando a quelli che hanno scambiato lo yoga per una qualunque ginnastica cool, ripubblico qui tutto l'articolo di Rampini. Buona lettura.

C’è il praticante alle prime armi che subisce il “colpo della strega” alla schiena, per una “posizione triangolo”, e resta bloccato a letto per settimane. C’è anche il sedicente guru che si procura una lacerazione al tendine di Achille, facendo il “cane a testa in giù”. E’ un esercito di vittime di una sindrome nuova: gli incidenti di yoga. L’allarme viene dagli Stati Uniti, lo lancia un’autorità nella materia. Glenn Black, guru da 40 anni, allievo del grande maestro indiano B.K.S.Iyengar di cui seguì i corsi a Pune, si è convinto che “la maggioranza delle persone che stanno praticando yoga non sono adatte, farebbero meglio a smettere”. Un giudizio durissimo, suffragato da statistiche inquietanti. Nei reparti di pronto soccorso degli ospedali americani, cresce il numero di ricoverati che arrivano trasportati in ambulanza direttamente da un corso di yoga: i primi 13 casi si verificarono nel 2000, poi venti nel 2001, poi 46 nel 2002, da un decennio il trend è un raddoppio ogni anno. E questi numeri ancora relativamente piccoli non devono ingannare, perché la maggioranza degli infortunati non vanno in ospedale bensì cercano aiuto da un fisioterapeuta, un chinesiterapista o un chiropratico. Una ricerca della facoltà di medicina alla Columbia University di New York censisce un bilancio ben più alto: 231 lesioni alla schiena, 219 alle spalle, 174 ai ginocchi, 110 al collo. Un’ecatombe?
Il tema finora è stato quasi un tabù. E’ un soggetto delicato, per non dire scabroso, in quella nuova “tribù” mondiale che sono i praticanti di yoga. La convinzione che lo yoga abbia virtù quasi miracolose, per raggiungere l’equilibrio psico-fisico, la forma perfetta e la pace interiore, sta assumendo le caratteristiche di una religione. Essendo un “praticante” di lunga data posso scrivere senza auto-censure. Da tempo ho avvertito segnali in contro-tendenza, che smentivano le certezze più diffuse. Per esempio, a New York ho un maestro con seri acciacchi a rotule e menisco. E una guru donna per settimane ha avuto una caviglia fuori uso. Non che li credessi dei supermen, invulnerabili e infrangibili, ma lo yoga non avrebbe dovuto proteggerli? I più bravi dei miei maestri, peraltro, mi hanno colpito per la loro prudenza: tante raccomandazioni prima di cominciare le posizioni a testa in giù, avvertimenti sui rischi per il collo. Da uno dei miei guru, Tom, ho appreso la triste notizia che stando a testa in giù si accentuano i rischi per chi è soggetto a glaucoma (nel mio caso una probabilità ereditaria elevata). Ora il tabù
Danielle Levitt for The New York Times
viene infranto da un libro: “The Science of Yoga: Risks and Rewards”, frutto delle inchieste di un “confratello” di yoga, William Broad, che ne ha pubblicato un’anticipazione sul magazine del New York Times. Le foto che accompagnano l’articolo sono scherzose, i contenuti no. Broad, pur continuando a praticare lo yoga, spezza l’omertà e porta alla luce un’impressionante mole di studi sui danni della disciplina. Alcuni sono usciti sulle più importanti riviste mediche, il Journal of the American Medical Association e il British Medical Journal. Altri hanno trovato ospitalità perfino sul “nostro” organo ufficiale, lo Yoga Journal, il cui esperto sanitario Timothy McCall ha iniziato una crociata contro l’uso dissennato dello yoga.
Il problema, infatti, non è lo yoga: siamo noi. Le ragioni per cui l’esercito delle sue vittime cresce di anno in anno, sono tre. Al primo posto c’è la contraddizione fra il nostro stile di vita – le giornate di lavoro seduti a una scrivania, curvi su un computer – e una pratica nata in India in epoche in cui la gente stava normalmente inginocchiata, accovacciata, in pose “naturali” da cui sono derivati molti esercizi di yoga. Secondo: lo yoga è diventato una moda di massa, solo negli Stati Uniti i suoi adepti sono quintuplicati in un decennio balzando da 4 milioni nel 2001 a 20 milioni oggi. La diffusione di massa ha avvicinato a questa disciplina un numero crescente di persone inadatte, con problemi fisici pregressi, fragilità palesi o nascoste. La massificazione porta anche a uno scadimento nella qualità dei maestri: alcuni sono dilettanti allo sbaraglio, attratti dal business che moltiplica palestre specializzate in ogni metropoli d’America. Al terzo posto viene lo “scontro di civiltà”, che si verifica quando una disciplina indiana attecchisce in una cultura individualista e competitiva. “Uno dei problemi è l’ego – conferma Black – lo yoga dovrebbe insegnarci a ridimensionare il nostro ego, invece in troppe scuole americane lo vedo spinto agli estremi, in uno sforzo di realizzare performance sempre più avanzate”. Se lo stretching dei tendini diventa un’ossessione, o quando il peso del corpo infierisce senza cautela sulle vertebre cervicali, l’incidente è dietro l’angolo. La direttrice dello Yoga Journal, Kaitlin Quistgaard, conferma il pericolo: “Ho sperimentato sulla mia pelle sia le virtù terapeutiche dello yoga, sia i danni che può fare”. Black conclude: “Dovrebbero praticarlo solo persone in ottima forma. Oppure va esercitato a scopi terapeutici, ma sotto una sorveglianza accurata e competente”.

lunedì 19 settembre 2011

Yoga nella cattedrale



lunedì 28 febbraio 2011

Yoga to the People!

Pratico lo yoga da dodici anni. Il mio maestro, in Italia, è un uomo simpatico che non si dà arie da guru ma che pratica serissimamente lo yoga da trent’anni. Lo yoga che faccio con lui si chiama Viniyoga. Cito dal sito dell’”Accademia Yoga di consapevolezza”: “Lo yoga deve essere praticato in funzione del livello di chi lo pratica e Viniyoga significa ‘pratica appropriata in funzione della situazione o delle condizioni’ (…) Non è come una maratona dove tutti partono e arrivano allo stesso punto e il primo che vi arriva è il migliore. (…) Un principio che deve essere salvaguardato è che lo yoga deve promuovere la salute e non causare la malattia. E una pratica di yoga non adatta può essere pericolosa. Questo perché i mezzi utilizzati dallo yoga lavorano in modo molto sottile ma comunque potente, quindi bisogna praticarli con cautela. (…) Due dei più importanti mezzi utilizzati dallo yoga sono: asana (posizioni yoga) e pranayama (regolazione del respiro). (…) È evidente che per fare tutto questo è necessario l'aiuto di una guida esperta, un insegnante serio e preparato che può indicarci il ‘percorso’ da fare tenendo conto del contesto e delle esigenze personali.”
Ho riportato questa descrizione perché la trovo molto significativa per indicare tutto quello che non ho trovato nella mia (breve, lo ammetto) esperienza yogica qui negli Stati Uniti.
Bikram Choudhury, il fondatore miliardario del bikram yoga
Prima di tutto, qui Viniyoga™ è un marchio registrato. Il fondatore dell’American Viniyoga Institute scrive: “Pratichiamo per approfondire la nostra autocoscienza, per consolidarci nel presente, impartire una direzione al nostro futuro e realizzare appieno il nostro potenziale”. Manca solo l'immortalità, ma a quella ci stiamo lavorando.
Gli americani, si sa, sono impazziti per lo yoga (che però adesso sta cominciando a passare di moda), e con il loro approccio business-oriented hanno cominciato a brevettare tecniche vecchie di millenni, cosa che ha notevolmente irritato il governo e il popolo indiano (vedi per esempio qui: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/asia/article1862524.ece).

Antigravity yoga
La mia prima volta con l’“American Yoga” è stata cinque o sei anni fa, quando andai a provare una seduta e mi ritrovai in una sala piena di gente con tutine attillate e tappetini ipertecnici, che si contorceva in posizioni impossibili, compresa la temibile posizione a testa in giù, quella che se non sei più che esperto ti schiaccia le vertebre cervicali che è una bellezza. Quando, al termine della seduta, chiesi all'insegnante come mai non avesse dato la minima indicazione riguardo alla respirazione (lo yoga senza respirazione è come una carbonara senza uova), lei mi rispose che al corso intensivo di tre settimane che le aveva rilasciato il diploma di insegnante le avevano detto che sì, poteva anche insegnare la respirazione, ma lei spesso lasciava perdere perché non le interessava. Da quel momento in poi ho sempre evitato lo yoga "made in Usa", dal Bikram yoga (detto anche "hot yoga" perché si pratica in una stanza-forno a più di 40°, che consente di sentirsi più agili e flessibili), a tutte le varianti power yoga, yogilates (yoga+pilates), yoga anticellulite eccetera eccetera. Ultimamente ho sentito parlare anche di uno "Slim Calm Sexy Yoga", che si può ordinare (?) e provare gratis per 21 giorni.
Devo dire che mi fanno una certa simpatia quelli di Yoga To The People, che vogliono "ritrovare l'autentico spirito dello yoga" scoraggiando l'uso di tutine e tappetini dai prezzi esorbitanti e propongono sedute a offerta libera. Li ho visti a Berkeley (e dove, sennò?), ma non credo che ci andrò. C'è troppo vapore, su quella vetrina.

Berkeley (foto mia)
[Aggiornamento: ho trovato dove fare yoga: QUI]