sabato 23 ottobre 2021

Trame

C'è quel romanzo distopico dove gli spropositatamente ricchi finanziano studi sull'immortalità, voli nello spazio e progetti di colonie su altri pianeti, mentre il resto dell'umanità viene abbandonato sul pianeta condannato dalla catastrofe climatica.

 

venerdì 22 ottobre 2021

L'amante

Dopo cena in un ristorante con troppi lampadari. Tre donne chiacchierano sedute al tavolo. Una ha un ciuffo di capelli bianchi sulla fronte, il mio ciuffo alla Susan Sontag, lo chiama. Un’altra dice quello che le altre preferiscono tacere, non voglio invecchiare. La terza deve star fuori fino a mezzanotte e mezza perché poi deve andare a riprendere la figlia sedicenne che ha il primo appuntamento con un ragazzo.

Il ristorante si è svuotato, rimane solo un tavolo con una decina di persone di fianco al loro. C’è una donna in piedi dietro un uomo seduto. Ha i capelli bianchi tagliati a caschetto, il viso liscio e bello. Sorride e massaggia le spalle dell’uomo. Lei non è sola, pensa Sontag. Lei è felice.

“Ma ce l’hai un amante?”

Sontag si gira. È stata la terza amica a parlare, rivolgendosi a quella che dice di non voler invecchiare. Il tono non era alto, ma nel ristorante semivuoto la voce ha viaggiato, dritta dalla bocca dell’amica all’orecchio della bella donna con i capelli bianchi che è girata verso di loro. La donna scoppia a ridere.

“Scusa” dice, “non ho potuto fare a meno di sentire.”

Anche l’amica ride. Qualcosa passa fra loro.

“Ho sentito solo io, però.”

“Ecco, bene, l’abbiamo sentito solo noi.”

L’amica riprende a chiacchierare, la donna riprende a massaggiare le spalle del suo uomo, che non ha sentito niente.

 

domenica 17 ottobre 2021

Incontri fugaci

Venerdì al Salone ho visto passare Rumiz e la mia anima si è staccata dal corpo e lo ha seguito in capo al mondo.

Quattro chiacchiere su Franzen

Ecco la bella intervista che mi ha fatto Massimiliano Nerozzi per il Corriere Torino.

La versione online è più lunga.

 


sabato 9 ottobre 2021

La beffa del diavolo

La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stata convincere il mondo che abbandonare i combustibili fossili ci porterà tutti alla rovina.

lunedì 4 ottobre 2021

Poesia

 Di solito comincio la giornata con una poesia. Stattina ho letto la dedica di La bambina pugile, ovvero La precisione dell'amore, di Chandra Livia Candiani




Audiolibri

Sono un'assidua ascoltatrice di audiolibri. Ma ho imparato a stare attenta: solo libri italiani o libri di cui esiste un'unica traduzione. Audible, per i classici, sceglie le traduzioni che costano meno, non indica il traduttore e prende attori che non sanno pronunciare i nomi.
Mi sono detta, vabbè, provo ad ascoltare Delitto e castigo prima di rileggerlo. Ma al primo Semen anziché Simiòn (Semën, Dio mio, insegnate almeno all'attore a pronunciare i nomi russi) ho spento tutto.

giovedì 30 settembre 2021

Ma sì, dai

(Provo a tornare qui. Brevi pensieri, cose che scrivo su twitter e che vorrei restassero più a lungo - per me, se non altro. Ecco la prima.)

La sera sogno le isole Solovki seguendo sulle mappe il viaggio di Paolo Rumiz, la mattina ascolto Paolo Nori e spero di poter fare uno dei suoi viaggi letterari a San Pietroburgo. Due Paoli, due Russie, due sogni di viaggio, due scritture molto belle.

E poi con i miei studenti sto leggendo La tregua. La Russia mi sta chiamando proprio forte.

 

lunedì 27 settembre 2021

Il vecchio e il mare: la nuova traduzione di Silvia Pareschi al Salone del Libro di Torino

Il post è spudoratamente autopromozionale. Ma che posso farci, l'evento non figura nel programma del Salone del Libro 2021, e così uso questo spazio per lasciare le coordinate dello stand a chi volesse venirmi a sentire.

Lo stand è quello di Libro Parlato, meritoria associazione che fornisce audiolibri gratuiti ai disabili visivi (non dico così per non dire "ciechi", ma perché la definizione comprende anche ipovedenti, dislessici e altre persone che non possono leggere). Gli amici di Libro Parlato mi hanno invitata nel loro stand a parlare della mia nuova traduzione di Il vecchio e il mare, uscita per Mondadori nel maggio di quest'anno. Se n'è parlato un po' sui giornali, per esempio QUI

Allora, se per caso sarete a Torino nei giorni del Salone e volete venire a sentirmi, mi trovate lì il 15 ottobre alle 14. Padiglione 3, stand R45. I posti a sedere sono 10, per il resto posti in piedi. Venite presto se volete stare comodi.



giovedì 30 aprile 2020

Una poesia

La prima estate che non potrò partire vada Lei lontano guardi Lei le belle cose create per le mie palpebre addormentate Vivian Lamarque


martedì 7 gennaio 2020

Oggi sono su Nazione Indiana



A proposito del libro con cui ho vinto il premio de La Lettura per la migliore traduzione del 2019, volevo ricordare che un libro è un lavoro di squadra, e raccontare chi sono gli altri che ci lavorano insieme al traduttore. Se volete saperne di più, andate su Nazione Indiana.

sabato 14 dicembre 2019

Post autopromozionale

Buona domenica! Se vi capita date un'occhiata all'inserto La Lettura del Corriere. Ci troverete il mio solito faccione. 

domenica 8 dicembre 2019

La menopausa fa schifo


“Niente può prepararvi a questo”, scrive Mary Ruefle nel suo bel saggio PauseGermaine Greer l'ha chiamata “The Change”, il cambiamento, e i libri sull’argomento cercano di sfruttare questo concetto per presentarvi la menopausa come un momento di cambiamento che può anche essere positivo, a seconda di come lo prendiamo. Non è vero. Chi potrebbe sostenere che ansia, depressione, insonnia possano anche essere positive, a seconda di come le prendiamo?

La prima volta mi colse impreparata. La mia ginecologa mi aveva sospeso la pillola, perché “alla sua età ormai non serve più”. Dopo circa un mese il mio sonno cominciò ad accorciarsi, a diventare sempre più affannoso e faticoso, finché non si fermò del tutto. Mi trovavo negli Stati Uniti, dove l’accesso a medici e medicine è complicato e costoso, e così all’inizio gli amici mi regalavano olio di cbd e sonniferi. L’olio non mi faceva neppure il solletico, i sonniferi mi provocavano un sonno fasullo che non mi riposava e mi lasciava la mente annebbiata. L’agopuntura forse aiutava un pelino, ma solo perché l’agopuntura mi è simpatica. L’anziano medico generico con cui quando stavo bene parlavo di letteratura russa mi prescrisse l’ascolto di un mp3 per insonni, che con voce suadente mi invitava a circondarmi di animali amici (che nella mia immaginazione diventarono subito serpenti e pantere feroci) e poi di tutte le persone che mi avevano voluto bene (una sfilata di morti). Finalmente un altro medico, una donna, mi disse: “ma è ovvio, le hanno sospeso la pillola e le è venuta l’insonnia. Si chiama menopausa. Riprenda la pillola”. E nel giro di due o tre giorni ricominciai a dormire.

Adesso, a cinquant’anni, me l’hanno sospesa di nuovo. Io ci ho provato, a festeggiare i cinquant’anni come se ci fosse qualcosa da festeggiare. Ho passato due settimane da sola su un’isola greca in maggio: un paradiso. Ma poi a fine settembre ho smesso di prendere la pillola. Alle donne che prendono la pillola la menopausa arriva addosso come un tram in corsa: i sintomi che fino a quel momento sono stati mascherati dall’assunzione forzata di ormoni ora cominciano a strisciarti addosso uno dopo l’altro, dapprima come leggeri fastidi che per le più fortunate – invidiatissime – rimangono tali, ma che per altre possono diventare devastanti. “La menopausa non è una malattia”, è un altro slogan speranzoso e spesso fastidiosamente fasullo. Forse non lo è, ma quando la notte non riesci a chiudere occhio non è che ti senti proprio sanissima.

Il cambiamento è in realtà una scadenza. Tutti abbiamo una scadenza finale, ma in quel caso il vantaggio è che non ne conosciamo la data. Nel caso della menopausa invece l’età è quella e da lì non si scappa. Non si scappa dalla fine della fertilità, dalla fine della bellezza, dalla fine dell’illusione che saremo sempre sane. È il momento in cui mi sono resa conto che certe scelte erano ormai irrevocabili, che il margine di cambiamento si era chiuso. E che sono anch’io prigioniera, come non credevo di essere, di un’idea di potenzialità legata al mio aspetto fisico. Un uomo che invecchia non si pone il problema della perdita di bellezza. Per una donna il fatto di diventare all’improvviso invisibile può essere un duro colpo. Un cliché culturale che ho sempre disprezzato, al quale mi sentivo superiore, e nel quale ho invece scoperto di rientrare in pieno. 

I sintomi della menopausa variano da donna a donna. Come dice Mary Ruefle nel suo saggio, spesso la medicina e le riviste femminili ci raccontano che il problema principale sono le vampate. Ma per carità. Chi se ne frega delle vampate. È vero che la notte mi sveglio in un bagno di sudore, ma dura poco, e se quando mi passa fossi in grado di riaddormentarmi sarei la persona più felice del mondo. Invece non dormo. La mancanza di ormoni mi impedisce di lasciare lo stato di veglia, crea una tensione costante che mi attraversa il corpo come una leggera corrente. Il giorno dopo la notte da incubo è un giorno da incubo, con pensieri nerissimi, ansia e incapacità di concentrarmi. Chi ha provato l’insonnia sa di cosa sto parlando. Le ore passate a rigirarsi nel letto con la disperazione crescente che riduce sempre di più le possibilità di addormentarsi, la decisione di alzarsi nel cuore della notte a scrivere un pezzo sulla menopausa perché tanto non si riesce a dormire, l’assurda, fugace illusione che in realtà così si guadagna tempo per fare cose, e la presa di coscienza che il tempo guadagnato non serve a niente perché quando non hai dormito sei inutile come le tue ovaie spente. È il classico gatto che si morde la coda. L’ansia e la depressione causate dal “cambiamento” alimentano l’insonnia, che a sua volta alimenta l’ansia e la depressione.

Io ve lo dico: le cure alternative non funzionano. Nessuna è mai guarita dalla menopausa con le pasticche di erbe. Nessuna è mai guarita dalla menopausa punto. E siccome non sanno guarirti ti dicono che non è una malattia. Però ti danno medicine per l’umore e medicine per il sonno. Oppure ti danno gli ormoni e ti terrorizzano con i possibili effetti collaterali. Io li sto prendendo da tre giorni e sto ancora aspettando che facciano l’effetto primario. Tra un paio d’ore sorgerà il sole.

venerdì 26 luglio 2019

Io qui non ci torno più

Ok, il titolo potrebbe sembrare un po' drastico, ma ormai non so più cosa fare.
Da tre anni combatto con il rumore provocato dalle vicine del piano di sopra (mi sforzerò qui di non usare epiteti nei loro confronti). Prima di tutto, io ho un sonno molto leggero. Dormo da sempre con i tappi nelle orecchie, anche quando c'è il più assoluto silenzio, e qui a San Francisco dormo, oltre che con i tappi, con una macchina del rumore bianco accanto al letto. Ora, queste due giovani vicine (epiteti omessi) camminano come elefanti obesi, pestando i talloni a terra con forza indicibile. Non fanno particolari schiamazzi, per la verità. Solo camminano, spesso percorrendo distanze inspiegabili all'interno del piccolo appartamento, oppure muovendo oggetti misteriosi che io immagino come grossi cubi di metallo che vengono fatti rotolare senza sosta da un angolo all'altro della stanza.

Ho passato questi tre anni, a partire dall'infausto giorno del loro arrivo a cercare un modo per non sentire i loro rumori. Impossibile qualunque intervento di insonorizzazione della stanza, visto che l'appartamento non è nostro. Impossibile traslocare, visto che in questa casa abbiamo ilrent control e qualsiasi altro appartamento ci costerebbe almeno 4 volte tanto. Ho provato tutti i tappi esistenti sul mercato, compreso un costoso paio di tappi in silicone fatti su misura, ma inutilmente: i tappi funzionano bene per i suoni acuti,
non per questi tonfi che fanno persino vibrare le pareti. Abbiamo naturalmente tentato la strada del confronto, cosa che ho delegato a Mr K perché io non riesco a parlare con le persone che odio. Mr K ha provveduto a scrivere ben tre (o forse quattro) gentili letterine nelle quali supplicava le vicine (che l'inferno le inghiotta) di non fare rumore almeno al mattino presto. Risultato: fanno rumore la sera tardi, mentre al mattino presto sembrano in effetti limitare la loro produzione di tonfi fragorosi, che comunque riesce a svegliarmi. Una volta sveglia, la rabbia mi impedisce di riaddormentarmi anche quando le vicine si tolgono dai escono di casa. A questo punto, al sonno leggero si è aggiunta la rabbia costante e l'ansia, perché se la sera non riesco ad addormentarmi subito quando loro smettono di fare rumore, so già che verrò comunque svegliata al mattino presto. Quello che mi fa soprattutto incazzare è che devo regolare la mia vita sulla loro, seguire esattamente i loro orari pena la privazione del sonno.

Ora, fallite le letterine, visto che non possiamo chiedere alle fanciulle di non camminare con quei loro pesanti piedoni, Mr K (che la mattina se la dorme beato, e anche se si sveglia per il rumore poi si gira dall'altra parte e si riaddormenta), impotente di fronte alla mia frustrazione, si è improvvisamente trasformato in un new age e mi sta consigliando di cercare qualche sistema per imparare a gestire la rabbia. Questo malgrado io faccia yoga da 20 anni e abbia avuto molti anni fa un orrido fidanzato new age che mi introdusse a tutte le possibili tecniche di meditazione, con il solo risultato di provocarmi crampi alle gambe quando mi mettevo nella posizione del loto.
Ora, scherzi a parte, la rabbia, la frustrazione e la mancanza di sonno rischiano di rovinarmi la salute. Sto contando i giorni che mancano al mio ritorno in Italia (argh, ancora due mesi!). Non so per quanto tempo potrò andare avanti così.

lunedì 24 giugno 2019