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martedì 21 marzo 2017

Post-Election Stress Disorder

Eccomi, sono guarita! Vi racconto tutto se però mi promettete: a) di non scrivere commenti con storie dell'orrore; b) di non scrivere commenti in cui dite che non si guarisce mai; c) di non dirmi che ho fatto cazzate, che quello lo so già; d) di scrivere solo commenti positivi (sulla mia salute, per il resto fare come volete) perché sono ancora un po' delicatina. Grazie!

Allora. Tutto è cominciato dopo le tre settimane che ho trascorso tragicamente immersa nelle notizie per fare la rassegna stampa Distopia. Poi siamo andati a Point Reyes. Un paio di giorni dopo mi sono spuntate le bolle. Inizialmente si pensava ad allergia, poi a un'intossicazione alimentare, ma le bolle si estendevano e diventavano sempre più orrende. Poi hanno cominciato a prudere. Prudevano soprattutto verso le 4-5 del mattino, svegliandomi e impedendomi di riaddormentarmi. Dopo qualche giorno così sono andata dal medico. Per vedere il mio amato dottor Roth dovevo aspettare un giorno in più, ma ero così impaziente che ho scelto un'altra dottoressa del suo studio che poteva vedermi prima. Quando sono arrivata da lei ero così esasperata che ho insistito tantissimo per farmi dare il cortisone. La dottoressa, molto riluttante, mi ha prescritto nove giorni di pastiglie di cortisone.

Dopo una settimana in cui ero migliorata pochissimo e continuavo a non dormire, un mio studente allergologo mi ha preso appuntamento con un dermatologo. Il dermatologo - studio hollywoodiano in cui più che di malattie della pelle ci si occupa di botox - mi ha detto che secondo lui era psoriasi, e chi cacchio era stato a prescrivermi il cortisone, non si dà il cortisone a chi ha la psoriasi, che poi quando si smette di prenderlo il problema peggiora. Ah. Comunque dice che è una forma molto leggera e mi prescrive tre unguenti e degli antistaminici. Gli unguenti sono dei prodotti generici antipsoriasi, e costano $15 con l'assicurazione (che per fortuna ho), ma sullo scontrino c'è scritto quanto costerebbero senza assicurazione: il primo unguento costa $500,99, il secondo $373,99, il terzo $225,99. Se non avessi avuto l'assicurazione avrei fatto meglio a prendere l'aereo e tornare subito a casa. (Evito commenti su chi ha votato per un presidente che gli toglierà l'assicurazione sanitaria ottenuta grazie a Obama, perché sono in fase zen).

Comunque il medico ci azzecca, le pomate funzionano. Lo rivedo una settimana dopo, gli dico che le bolle non sono peggiorate dopo aver smesso il cortisone, e lui dice "meno male, ero preoccupato. A volte i pazienti si aggravano così tanto dopo il cortisone che si ricoprono completamente di bolle e finiscono all'ospedale. Ma lei adesso è fuori pericolo." Bravo dottore che me lo hai detto adesso e non l'altra volta. 

Nel frattempo però sono partiti gli effetti collaterali del cortisone (che, ricordo, ho preso inutilmente). Tachicardia e insonnia. Che siccome sono anche sintomi dell'ipertiroidismo mi fanno molto preoccupare. Torno dal dottor Roth (da lui, stavolta), che dopo aver espresso grande perplessità sulla prescrizione del cortisone (vabbè, ho capito che ho fatto una cazzata), mi dice di aspettare una settimana prima di fare le analisi, perché il cortisone sballa tutto. 

Dopo una settimana i problemi continuano, in pratica ho sempre la tachicardia e dormo quattro ore per notte se va bene. Ora, a me capita abbastanza spesso di soffrire d'insonnia, ma finora al massimo avevo passato una notte in bianco. Qui stavo arrivando a un mese con quattro ore di sonno per notte. Chi di voi lo ha provato mi capirà. Si impazzisce, letteralmente. Chiamo il dottor Roth che finalmente mi prescrive le analisi del sangue per la tiroide. Nel frattempo mi viene un attacco di cervicale da record, che ovviamente mi impedisce di dormire. Questo il venerdì notte. Il sabato mattina devo andare a insegnare, con il mal di testa a malapena placato da due Moment (sì, mi porto le medicine dall'Italia) e tipo tre ore di sonno alle spalle. Il resto del giorno lo passo a letto. Il giorno dopo dovrei partire con Mr K per una vacanzina (vacanza per me, lui doveva andare per un'intervista), ma non me la sento. Così rimango a casa da sola, sfigatissima. Però comincio a stare meglio, decido di riposare e andarmene al parco a leggere. Per due giorni sembra che vada bene, ma al terzo giorno mi becco un gran raffreddore. Niente di grave, direte voi, ma di notte mi sveglio perché ho il naso tappato. Per qualche strano motivo lo spray nasale (sconsigliato, leggo sempre più nel panico, in casi di problemi alla tiroide, ma vaffanculo, penso, io devo respirare altrimenti non dormo neanche stanotte) non funziona. Passo la notte a irrigarmi il naso di un liquido che non fa un tubo, finché la mattina, dopo l'ennesima notte insonne, mi accorgo che ero andata in farmacia senza occhiali e invece delle gocce sturanaso avevo comprato un soluzione salina per le narici secche.

Dal quel momento in poi, dopo aver comprato lo sturanaso giusto, le cose hanno continuato a migliorare. Sono arrivati i risultati delle analisi (quelle che ho fatto con il mago dei prelievi) e la mia tiroide è a posto. Il dottor Roth mi ha scritto, sulla lettera che accompagna i risultati:
"La sua tiroide sta bene. Non c'è una chiara spiegazione per i suoi sintomi. Spero che il risultato delle analisi la aiuti a stare meglio."

La spiegazione per i miei sintomi ce l'ho io. Si chiama Post-Election Stress Disorder. Quando l'ho scritto su facebook credevo di fare una battutona, e invece ho scoperto che in realtà è un problema assai diffuso. Ora leggo le notizie con molta parsimonia, mi proteggo più che posso con un distacco zen e sto molto meglio. Dormo e non ho più bolle. Sto seduta sulla riva del fiume e aspetto.

venerdì 10 marzo 2017

Il mago dei prelievi

 
L'infermiere che mi preleva il sangue sembra un po' schizzato, sussulta in continuazione e strabuzza gli occhi. Continua a ripetere la mia data di nascita e mi dice che sta cercando di ricordare cosa ha fatto quel giorno, è una cosa che fa con tutti i pazienti. "Sì, avevo nove anni e c'era il civil rights movement."
Gli dico che nessuno riesce mai a trovarmi le vene. "Questa è una sfida" aggiungo. "Davvero?" risponde lui, impermalito. "Io sono quello che chiamano quando tutti gli altri falliscono. Adesso chiudo gli occhi e..." Gli occhi li tiene aperti, però la vena me la trova al primo colpo e non mi fa neanche un po' male. Un mito, lui e la sua foto di Obama di fianco alla scrivania.
Il resto ve lo racconterò quando ne avrò la forza.

venerdì 27 maggio 2016

L'ospedale moderno

Norman Rockwell, The Waiting Room (1937)
Un paio di settimane fa sono andata in ospedale a fare la mammografia. Una volta in ospedale c'era un CUP dove la gente prendeva un bigliettino, si sedeva e aspettava il suo turno. Ma quello era un CUP antiquato. Il nuovo CUP, quello moderno, è stato spostato dal pianterreno affacciato sulla strada, dove era troppo facile trovarlo, al secondo piano in fondo a un labirinto inestricabile. Dopo aver girato per mezz'ora fra scale e corridoi, sono entrata in una sala tutta nuova, dove ho trovato centinaia di persone e una bella macchinetta moderna con schermo digitale che elencava le prestazioni offerte dal CUP. Bastava premere sulla prestazione che si desiderava ricevere e poi ritirare il bigliettino corrispondente. C'era solo un piccolo problema: l'elenco delle prestazioni era difficilmente comprensibile, con cose tipo "prenotazione visite" ripetuto due volte in due voci diverse dell'elenco, con la conseguenza che gli utenti, perlopiù anziani e poco avvezzi alla modernità digitale, schiacciavano tutti i tasti e si prendevano tre o quattro bigliettini per volta. Io avevo il numero 150, e gli sportelli stavano chiamando tipo il 25.
A un certo punto è successo qualcosa, I bip che segnalavano il passaggio da un numerino all'altro hanno cominciato a farsi più frequenti. Bip... bip... bip... bipbip... bipbipbip... bipbipbipbibpbipbip! La gente si è alzata dalle sedie ed è corsa agli sportelli, ammassandosi in gruppi informi e caotici. Dietro i vetri si sentivano le addette gridare "basta! fermatevi!". Io sono riuscita a infilarmi nella ressa e a raggiungere lo sportello, dove l'addetta disperata mi ha detto: "Si è guastato il sistema! Non riusciamo a fermarlo!" Me ne sono andata senza voltarmi indietro, mentre orde di pazienti inferociti assaltavano gli sportelli sventolando i loro inutili bigliettini.

L'altro giorno sono tornata in ospedale per la visita di controllo alla tiroide (che per ora sta bene, grazie). Sono entrata nel solito vecchio padiglione e ho scoperto che il reparto di endocrinologia non era più lì. Era stato spostato nell'ala moderna dell'ospedale. Dopo aver scoperto faticosamente dov'era l'ala moderna, che nessuno aveva segnalato (lungo la via l'ho chiesto a un medico che mi ha risposto "non lo so, sono qui solo da 15 giorni" e subito dopo è entrato proprio nell'edificio dove dovevo entrare io), ho raggiunto la moderna reception del nuovo reparto di endocrinologia. Che però non era solo la reception di endocrinologia, ma anche di altri cinque o sei o sette reparti. Nel vecchio reparto si arrivava, si bussava a un ufficio in cui si consegnava l'impegnativa del medico (niente CUP perché sono esente) e si andava in una saletta ad aspettare la chiamata. Nel reparto moderno ci sono tre sportelli per tutti i pazienti che devono fare visite, prenotazioni e chissà che altro per cinque o sei o sette reparti diversi, e mentre si è in fila capita anche che ci passi davanti qualcuno e alla nostra reazione inviperita la segretaria dichiari: "Ma io ho chiesto chi doveva fare la visita, e la signora si è fatta avanti". Sì, peccato che io sono in coda e la signora no. E alla mia visita mancano solo dieci minuti perché sto aspettando in fila da mezz'ora. Poi finalmente faccio la visita e il medico mi informa che il prossimo controllo sarà in gennaio. "Gennaio quando?" gli chiedo, visto che gli appuntamenti me li aveva sempre dati direttamente lui dopo la visita. "Ah, non lo so" mi risponde. "Adesso abbiamo le segretarie per questo. Esca e si rimetta in fila".

Se questa è la modernità, evviva la vecchiaia.

venerdì 27 novembre 2015

Cronache della tiroide/7 (e anche un po' d'arte)

Bene bene, la visita di controllo dopo la sospensione dei farmaci è andata bene, le analisi sono quasi ottime, per ora la mia tiroide si è rimessa al lavoro. In questi casi le recidive sono sempre in agguato, però, e così dovrò continuare a fare visite di controllo ogni sei mesi. E se c'è un ritorno dei sintomi, dice il medico, subito bollino verde. Eh, già, dove lo trovo il bollino verde nella terra del turbocapitalismo? Ah, lei passerà tre mesi negli Usa, mi dice il medico. Eh, mi dispiace, non so cosa dirle. L'assistente gentile, quella che conosce la mia situazione e legge Franzen, mi dice di portarmi dietro tutte le medicine e di fare subito le analisi al primo ripresentarsi dei sintomi. Con i risultati in mano, dall'Italia potranno prescrivermi le dosi dei farmaci. Annuisco, ripensando con orrore ai miei brevi contatti kafkiani con la sanità americana. Per farmi le analisi del sangue dovrò vendere un rene. Non sono sicura che ne valga la pena.

Comunque dopo la visita sono andata a Milano a vedere qualcosa di bello. Consiglio caldamente la Fondazione Prada, che questa volta ha una fantastica mostra di Gianni Piacentino e nuove opere un po' dappertutto. Dal corridoio che conduce nel salone Deposito (quello dove nel post precedente c'erano le macchine) si vede, oltre la porta, una porzione di una statua gigantesca che è palesemente un Giacometti. Prima ancora di pensare che Giacometti non ha fatto statue così grandi, la indico e dico: "Ehi, guarda, un Giacometti!" Poi varco la soglia e scoppio a ridere. L'effetto è davvero esilarante. L'opera è di John Baldessari e si chiama The Giacometti Variations. (Come mi ricorda Grazia in un commento qui sotto, quest'opera è costata un processo - secondo me del tutto assurdo - a Baldessari e alla Fondazione Prada. Andate a leggere il suo post, dove il caso è spiegato benissimo.)


D'altronde Baldessari è divertente e irriverente fin dagli anni '70. Guardatevelo nel fantastico video I Am Making Art.

lunedì 4 maggio 2015

Cronache della tiroide/6

Mentre vi mostro le mie foto di glicini con calabrone*, che non c'entrano un tubo ma sono molto belle, vi racconto le mie ultime peripezie.
*Mi informa una collega - che non riesce a postare il suo commento - che non si tratta di un calabrone, bensì di un'ape legnaiola.
  

Qui non funziona niente. Abbiamo avuto alcuni black out terzomondiali, da tre ore, cinque ore, otto ore. Questo perché i cavi sul palo dietro casa nostra hanno preso fuoco e l'enel ha mandato qualcuno a ripararli con lo scotch.
La mia connessione internet (Infostrada) è un disastro. Mai stata buona, eh, ma adesso sta proprio tirando il gambino, come diceva una mia amica ligure. Ho passato giorni a raccogliere pareri tra la fibra ottica e il satellite**, e visto che vivo in mezzo ai bricchi ho concluso che forse è meglio il satellite. Oggi vado dal Tecnico Antipatico che gestisce il servizio per chiedere una prova.
**Non è satellite, è WiMax.
Un altro Tecnico Antipatico è quello che mi ha venduto il computer. Supponenti, questi "esperti", perché tanto la donna di computer non ci capisce un cazzo. E così loro ti rifilano le sòle. Tipo l'orrido computer catorcio difettoso che non ha mai funzionato fin dall'inizio. Il Tecnico Antipatico/2 mi aveva parlato di tre settimane per la riparazione, che poi sono diventati 30-40 giorni. E poi vedremo se arriva aggiustato oppure no, perché c'è sempre la possibilità che facciano solo finta di ripararlo.

Proprio quando sono sull'orlo di cedere e rimpiangere gli Stati Uniti (dove abbiamo una connessione a internet pure schifosa ma non così tanto), vado all'ospedale per fare la visita di controllo. Prima di tutto mi godo la mia esenzione per malattia cronica e non pago la visita. Assicurazione, tiè. Mi innervosisco un po' con una signora in sala d'attesa che si lamenta appunto dell'attesa, e le auguro mentalmente di finire negli Usa con un'assicurazione scrausa come la mia, così impara a lamentarsi per cinque minuti in più di attesa per una visita gratis. Ma mi controllo perché l'ipertiroidismo mi ha lasciato strascichi di palpitazioni immediate in caso di rabbia, e torno a leggere l'appropriatissimo Brave New World


Il medico è soddisfatto, dice che ho in giro ancora qualche anticorpo che non ci dovrebbe essere, ma per il resto vado benissimo, sto quasi sconfinando nell'ipo (ecco perché ingrasso, maledizione). Ancora qualche mese di terapia a bassissimo dosaggio e poi si farà la sospensione per vedere se sono guarita. 
Grazie dottore, ora posso affrontare anche il Tecnico Antipatico.
 

mercoledì 20 agosto 2014

Cronache della tiroide/5. Contatti kafkiani con il sistema sanitario americano

Allora, sono riuscita ad avere uno straccio di assicurazione. Nel frattempo ho avuto un paio di episodi di tachicardia che mi hanno fatta un po' preoccupare. Vero che era un periodo di forte stress (a causa del quale ho anche abbandonato il progetto del libro), però insomma, lo stress non mi aveva mai dato simili problemi. Così mi sono lasciata convincere ad andare dal medico, visto che con l'assicurazione è diventata una cosa fattibile. 
Il medico è un professorone anziano, un luminare dell'endocrinologia, che casualmente rientrava nella rete di medici "passati" dall'assicurazione. Vado da lui, mi visita, mi trova in forma, mi dice che in Italia mi hanno curata bene. Dai risultati dell'ultimo test mi dice che posso senz'altro sperare in una remissione del morbo (che qui si chiama Graves e non Basedow), altrimenti potrò continuare a prendere le mie pilloline senza neanche rimuovere la povera tiroiduccia. La quale accoglie la notizia con grande sollievo. 
Poi mi prescrive delle analisi e mi manda giù in laboratorio a farle. Però mi avverte che devo chiedere al laboratorio se le analisi sono coperte dall'assicurazione, altrimenti devo tornare da lui per farmele prescrivere a pagamento. Facendo mentalmente il gesto dell'ombrello mi avvio verso il laboratorio. Lì mi dicono che non hanno la più pallida idea se quelle analisi siano coperte dall'assicurazione, e che devo chiamare l'assicurazione stessa per farmelo dire. Mi stampano una serie di fogli con i dati delle analisi richieste e mi congedano. Tornata a casa metto Mr K al telefono con un impiegato dell'assicurazione, il quale gli risponde che non ha la più pallida idea di come si faccia a capire se loro quelle analisi le passano oppure no, e telefona allo studio del medico per farselo dire. Lo studio del medico dal quale sono uscita poco prima risulta misteriosamente chiuso, e l'impiegato dell'assicurazione dice che ci richiamerà appena saprà qualcosa. Naturalmente il medico che mi ha mandato al laboratorio che mi ha mandato all'assicurazione non avrà la più pallida idea di cosa voglia da lui l'assicurazione, e intanto io faccio il gesto dell'ombrello a tutti e me ne vado in vacanza a Los Angeles. 
(Mr K ha un "talk" al LACMA sabato pomeriggio. Poi vi racconto.)

sabato 21 giugno 2014

Aggiornamenti pre-partenza

La partenza si avvicina e io accumulo bizzarri malesseri come afonia totale e cuore accelerato, quest'ultimo, per chi conosce le mie cronache della tiroide, un po' preoccupante, tanto che mi spinge a rifare le analisi - dopo appena un paio di settimane dalle ultime che mi davano in costante e pronunciato miglioramento - per partire un po' più tranquilla (?) verso il paese dove se mi ammalo sono cazzi miei. Intanto, fra i preparativi per la partenza che detesto quasi quanto la partenza stessa, faccio incetta di medicine come se stessi per inoltrarmi in una giungla inesplorata.

Tuttavia, oltre al ricongiungimento familiare, che è sempre una bella cosa, questa volta c'è qualcos'altro che mi aspetta laggiù, nel Paese del Terrore Sanitario. Vi ricordate quel libro su San Francisco di cui vi accennavo con allusioni sibilline? Bene, allora pare che lo scriverò. Maggiori dettagli in seguito, ora vado a godermi gli ultimi giorni d'estate (mentre mi curo la tosse che è subentrata all'afonia).


mercoledì 22 gennaio 2014

Insonnia vegana

Oggi ho il secondo controllo all'ospedale. Dovevo alzarmi alle 6 per prendere il treno. Visto che alle 4 non dormivo ancora, ho deciso che tanto valeva alzarmi. In più sono anche a digiuno. Altro che balle di fieno, se chiudo gli occhi vedo melanzane alla parmigiana.

lunedì 13 gennaio 2014

Cronache della tiroide/4. Le prime analisi

Da quando ho cominciato la terapia sto sempre meglio, i sintomi sono praticamente scomparsi (compresa, ahimé, la fame lupesca accompagnata da dimagrimento). 
Il 23 dicembre ho fatto il primo controllo, di cui in teoria avrei dovuto sapere i risultati entro una settimana. Ma non avevo fatto i conti con il Natale. E poi con il Capodanno. E poi con le ferie del medico che mi segue. E poi con l'infermiera del reparto che alle mie telefonate rispondeva ogni giorno "sì, certo, riferirò il suo messaggio". E poi nessuno mi richiamava. Nel frattempo ho scoperto di poter consultare i risultati delle mie analisi online, ma è stato un sollievo di breve durata, perché quando finalmente ho potuto accedere alla pagina - previa visita all'asl per l'attivazione delle "credenziali" - ho trovato solo una parte delle mie analisi, quelle non specifiche per la tiroide. Mentre ormai mi stavo guardando intorno per cambiare ospedale, finalmente il 10 gennaio ho ricevuto la telefonata del medico. Ed erano buone notizie. Dei due parametri da tenere sotto controllo, il primo si è regolarizzato, e il secondo è ancora un po' sballato ma va meglio. Il prossimo controllo sarà il 23 gennaio, e se va bene potrò cominciare a ridurre i farmaci. 
Nel frattempo sto praticando ogni giorno la seduta di yogaterapia studiata ad hoc dal maestro che seguo da tanti anni, e sono sicura che anche questa mi sta aiutando.
Presto tornerà Mr K, e finalmente potrò andare in montagna a ciaspolare!

domenica 8 dicembre 2013

Cronache della tiroide/3 (con Glenn)

(Continua da QUI)

Il medico di base mi mette un bollino verde e mi manda dritto filato all'ospedale di Varese. Lì la dottoressa mi dice che devono fare ulteriori accertamenti (sulla causa e sull'entità dell'ipertiroidismo), e mi dà appuntamento per il lunedì successivo. La cronologia dunque è questa: lunedì 4: pneumologo, (ospedale n.1); sabato 9: cardiologo; lunedì 11: nuove analisi e diagnosi, (ospedale n. 2); martedì 12: approdo all'ospedale di Varese (n.3), dove grazie al bollino verde mi danno appuntamento a lunedì 18 per gli ultimi accertamenti. Insomma, tanto tuonò che piovve. A furia di esaltare il sistema sanitario italiano rispetto a quello americano, mi è stata offerta l'occasione di provarlo di persona. La prova è stata superata. "Meno male che eri qui", è stato il coro unanime di amici e parenti. Se mi fosse successo oltreoceano, be'... non voglio neanche pensarci.
Lunedì 18 mi presento a Varese, di nuovo a digiuno e famelica, per le nuove analisi: sangue, ecografia, scintigrafia. La dottoressa mi dice che i risultati saranno pronti per venerdì, mi avviserà lei per telefono. Venerdì la chiamo per dirle che io magari sarei andata a Milano, se non era urgente, e sarei passata in ospedale lunedì. Nessun problema. Venerdì sera mi godo Merlin, lunedì 25 (20 giorni dalla prima visita all'inizio della terapia) mi presento in ospedale dove la dottoressa mi prescrive la terapia a base di Tapazole. Senza smettere i betabloccanti, così posso avere le mani fermissime e imparare a suonare il piano come Glenn Gould. Poi mi fa l'esenzione: malattia cronica + reddito = esenzione totale. E mi fissa il prossimo controllo per il 23 dicembre. All'inizio i controlli saranno piuttosto frequenti, finché non saremo sicuri che la terapia funziona, poi diventeranno trimestrali. Quindi, per ora, niente San Francisco.

P.S.: a proposito di Glenn Gould (e di medicinali). Ho appena visto il bellissimo Thirty Two Short Films About Glenn Gould. Ne trovate dei frammenti QUI. E qui sotto trovate quello intitolato Pills (perché lui non prendeva solo i betabloccanti).


domenica 1 dicembre 2013

Cronache della tiroide/2

(Continua da QUI)

Dopo un fine settimana non proprio rilassante, il lunedì mattina mi presento, a digiuno e con una scorta di biscotti nella borsa, all'ospedale dove il cardiologo mi ha prenotato gli accertamenti: analisi del sangue e lastra ai polmoni. La dottoressa burbera mi dà un'occhiata ai polpacci edematosi e dice "Se questo non è ipertiroidismo, non gioco più". I battiti, dopo due giorni di betabloccanti, sono tornati quasi normali. Mi prelevano il sangue venoso dalla solita piega del gomito, e quello arterioso dal polso. Mi fanno la lastra ai polmoni. Poi esco nella sala del pronto soccorso e aspetto i risultati. Dopo un'ora o due - difficile mantenere la cognizione del tempo - l'infermiera mi richiama e mi manda in una sala con la dottoressa burbera, che mi conferma l'ipertiroidismo (fiu!), con sospetto morbo di Basedow (oddio, quello degli occhi a palla. Sì, mi dice la dottoressa, se non si cura in tempo. Ah, allora può darsi che la scampo). Le chiedo della lastra ai polmoni: tutto a posto, mi risponde con aria annoiata, tanto era sicura della sua diagnosi basata su un'occhiata ai miei polpacci. Mi dice che ha già avvisato il cardiologo, che è stato contentissimo della notizia. E poi mi dice di rivolgermi a breve a un terzo ospedale, quello del capoluogo (Varese), che ha un reparto di endocrinologia. "Bene, adesso posso mangiare?" le chiedo. Sì, perché fra tutti i sintomi dell'ipertiroidismo, il mio corpo, benedetto lui, ha scartato tutti quelli emotivi (non frigno, non m'incazzo più del solito), l'insonnia (mai dormito così bene. Dopo aver ricevuto la diagnosi, ovviamente), il gozzo (il mio collo è rimasto di dimensioni normali), gli occhi a palla e le caldane, e si è tenuto il fiato corto e la tachicardia, le gambe un po' gonfie e soprattutto una fame mostruosa abbinata a perdita di peso. La dottoressa dell'ospedale di Varese, quando glielo dirò, alzerà gli occhi al cielo e risponderà: "Sì, lo so,  me lo dicono tutti. Pensi che ci sono persino dei farabutti che prescrivono ormoni tiroidei per far dimagrire la gente. Però non si tratta di perdita di grasso, bensì di tessuto muscolare." Ah, vabbè, pensavo meglio. Però intanto mangio come un bufalo e mi metto quei jeans che non si chiudevano più. Finché dura...
Richiamo il cardiologo, che mi ribadisce che si tratta della cosa migliore che mi potesse capitare, e poi finalmente me ne vado a pranzo.

(2. Continua)

martedì 26 novembre 2013

Cronache della tiroide/1

Tutto è cominciato a metà ottobre, durante la visita all'oasi naturalistica della Nature Conservancy a Santa Fe. Una passeggiatina corta, eppure all'arrivo avevo il fiatone. Sarà l'altitudine, ho pensato, visto che Santa Fe è a più di 2000 metri slm. Poi più niente per un po', finchè, tornata a casa, non mi sono accorta che mi veniva il fiatone anche a salire le scale. Vero che sono sportiva come un bradipo in letargo, però mi è sembrato un po' strano. Avevo anche le caviglie gonfie, cosa che in genere mi succede solo quando fa caldo, e comunque si trattava di un gonfiore un po' diverso. Una nuotata in piscina mi ha dato la conferma che qualcosa non andava: vero che lo stile libero non è mai stato il mio forte, ma qui ansimavo come una locomotiva e sentivo il cuore uscirmi dalle orecchie.
Il medico di base mi prescrive una spirometria e una visita dal cardiologo, in fretta. L'appuntamento all'ospedale me lo danno per tre giorni dopo, lunedì. Lo pneumologo mi mette una molletta sul naso e mi fa respirare dentro un tubo di cartone tipo quelli della carta igienica. Ripete la prova tre volte, scrollando la testa. Il risultato è che ho circa il 50% di capacità vitale, come la chiamano loro. Cioè, a quanto pare i miei polmoni funzionano a metà regime. Già non è bello sentirselo dire, se poi ti dicono anche che hai la "capacità vitale" ridotta della metà, l'effetto non è proprio rassicurante. Lo pneumologo mi prescrive altre analisi e mi dice di andare in fretta da un cardiologo. E così il sabato mi presento dal cardiologo, un signore gentilissimo che vede il mio elettrocardiogramma e si spaventa. "Ma lei non lo sente, il suo cuore?" Certo che lo sento, soprattutto davanti al secondo medico che mi guarda spaventato. Mi fa un'ecocardiografia e mi fa vedere quel poveraccio del mio cuore, che batte così forte che sembra voler saltar fuori per andare a correre una maratona. 140 battiti al minuto. La cosa positiva è che mi fa un'altra spirometria, in cui la mia capacità vitale risulta del 75%. Qualunque cosa sia, mi dice, possiamo quasi escludere i polmoni. Quanto alla tachicardia, secondo lui è causata all'80% da un ipertiroidismo, "che con questi sintomi è decisamente la cosa migliore che le possa capitare". Poi mi dice: "Mi sembra un po' agitata. Lei è una persona emotiva, vero?"
Mi prescrive dei betabloccanti per rallentare il cuore (quelli che prendeva Glenn Gould per avere le mani fermissime quando suonava il pianoforte) e mi prenota una serie di analisi urgenti all'ospedale, il lunedì successivo. "Cominci subito a prenderli", mi dice. "Ce la fa ad arrivare fino a lunedì?" La visita si conclude con il medico che esce e dice a mia madre che mi sta aspettando fuori: "Dovrebbe finire bene".

[1/Continua. Avvertenza: se avete delle storie liete da raccontarmi sui miracoli della medicina moderna, fate pure. Se invece avete una storia non lieta, vi prego di astenervi dal commentare. Mi sono già spaventata abbastanza.]