Visualizzazione post con etichetta San Francisco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta San Francisco. Mostra tutti i post

lunedì 17 settembre 2018

Una gita ad Alameda, meglio del Truman Show

Alameda è una piccola isola nella baia di San Francisco, separata da Oakland solo da uno stretto, l'Oakland Estuary. 
Ci sono andata a trovare un'amica, che si è trasferita lì da Oakland dopo che c'è stata una sparatoria davanti a casa sua e da quel momento ha cominciato a descrivermi Alameda come un piccolo paradiso.
Per andarci prendo il ferry da San Francisco e naturalmente becco una giornata orrenda. Se volete sapere cosa intendo per cielo stile coperchio di tomba, ecco qui


Mentre gironzoliamo per Alameda, il cielo comincia a schiarirsi, e io comincio ad apprezzare questo piccolo paradiso a due passi dal caos. Intanto ci sono i canali


Poi ci sono un sacco di case vittoriane bellissime, tipo questa


Ma la cosa incredibile è l'atmosfera. Siamo a pochissimi chilometri dalle sparatorie di Oakland (che ovviamente non è tutta sparatorie, ci sono anche tensioni razziali e povertà estrema e gentrificazione rampante... sì, be', e poi ci sono sono anche molte cose belle) e a quindici minuti di ferry dalle stesse cose a San Francisco, eppure qui sembra di stare... nel Truman Show! In realtà molto meglio che nel Truman Show, perché le case sono belle, la gente è rilassata, le macchine vanno piano, i bambini girano in bicicletta, le scuole pubbliche funzionano bene, e prezzi delle case sono come quelli di Oakland (cioè molto alti rispetto alla media nazionale) e non come quelli di San Francisco (ridicolmente fuori da qualunque media di qualunque nazione). Cioè, tipo, una casa che a San Francisco costa quattro milioni di dollari qui puoi comprarla per due (hahaha). Un appartamento comodo e bello per tre persone può costarti $2800 al mese anziché $6000. 
Non ho capito bene perché, se non forse perché Alameda è collegata un po' male, non ha il treno e per tornarci dopo il lavoro bisogna fare lunghe code in macchina o al porto dei ferry, ma tanto qui le lunghe code in macchina le fanno per andare da qualunque parte, benedetto il giorno che mi sono infilata in questo lavoro sottopagato che però almeno posso fare da casa.

E così giro per Alameda facendo continuamente oooh e aaah man mano che mi accorgo che qui sembra di stare in un paesino anche se sei a due passi dalla città. E i vicini della mia amica le hanno portato le torte quando si è trasferita nel suo bell'appartamento al secondo piano di questa meravigliosa casa vittoriana.



Ad Alameda la gente costruisce casette per le fatine degli alberi


Tiene maiali in giardino


E va addirittura in spiaggia.


Non so quanto durerà questo piccolo paradiso, probabilmente poco, ma insomma, per adesso c'è e naturalmente contribuisce alla mia invidia. Anch'io voglio un maiale da giardino.


sabato 8 settembre 2018

Un quartiere storico: il Tenderloin

Chi ha paura del Tenderloin? Il famoso quartiere povero di San Francisco che spunta in mezzo alla città come un bubbone che tanti vorrebbero eliminare, il quartiere malfamato che comincia dietro l'angolo dell'Hilton, il quartiere di Glide che forse vi ricorderete dal mio libro, il quartiere dove ti dicono sempre che è meglio non andare.
Io invece ho seguito il consiglio di Elena Refraschini (v. post precedente) e sono andata a visitarlo con un tour, organizzato dal Tenderloin Museum e guidato dalla simpatica Gail Seagraves che trovate nella foto in fondo alla pagina del museo. Temevo di sentirmi un po' turista allo zoo, ma per fortuna la disinvoltura di Gail, che è una del quartiere, me lo ha evitato. 
Le foto fanno più schifo del solito perché era sera e perché c'era il solito cielo stile coperchio di tomba, e poi manca il posto migliore in assoluto perché si trattava di un bar molto buio, Aunt Charlie's Lounge, dove bere costa poco, la gente sembra uscita da una canzone di Tom Waits e il venerdì e sabato c'è uno show di drag queen. Durante il tour ci siamo fermati lì e Gail ci ha raccontato del suo impegno di attivista e organizzatrice locale. I palazzi del Tenderloin sono quasi tutti convertiti a SRO, che sta per Single Room Occupancy, praticamente stanze d'albergo - spesso con un bagno in comune per tutto il corridoio - affittate a basso prezzo - con lunghe liste d'attesa - a persone indigenti. San Francisco è forse la città che ne conserva di più, ed è questo che impedisce al centralissimo Tenderloin di venire inghiottito dalla gentrificazione.
Per salvare il Tenderloin, gli abitanti si sono impegnati a far ottenere lo status di edificio storico a molti dei suoi palazzi. E poi ci sono targhe per ricordare i luoghi scomparsi: la Compton's Cafeteria, sede della prima sommossa transgender della storia degli Usa, e The Screening Room, il primo cinema a proiettare legalmente un film porno, che il suo furbissimo produttore aveva intitolato "Pornografia in Danimarca: un nuovo approccio" e spacciato per un documentario.




Spesso sui muri si vedono vecchie pubblicità - che vengono periodicamente ridipinte - insieme a nuovi murales




E in giro per il quartiere si incontrano sorprese come il fichissimo Phoenix Hotel, con la piscina disegnata da Andy Warhol (questa foto l'ho sgraffignata dall'internet, almeno ne vedete una decente)


Continua la mia rivalutazione di San Francisco? Mah, è presto per dirlo...

giovedì 30 agosto 2018

La vecchia San Francisco è ancora viva (e un libro per conoscerla meglio)

Per trovarla dovete magari allontanarvi un po' dalle rotte più battute, spingervi in un quartiere un po' periferico come il residenziale Glen Park, con la sua strada centrale deliziosa che sembra un piccolo paese, le case basse non ancora strappate ai vecchi residenti middle class dalla furia della gentrificazione, la magnifica libreria/jazz club, il grande parco ricavato da un canyon. Sì, un canyon in mezzo alla città, con i suoi coyote e la sua foresta e le case affacciate sulle colline. Così (la foto fa schifo, ma se seguite il link al sito del parco ne trovate di belle)


Dopo la passeggiata nel parco abbiamo continuato a gironzolare nelle strade del quartiere, da dove si vede questo panorama 


Mentre cercavamo di capire cosa fosse quel montarozzo lì a destra (risposta: Bernal Heights Summit), ci si è avvicinato un tizio sulla sessantina che ci ha chiesto se avessimo bisogno di informazioni. Ci siamo messi a chiacchierare, e in quel momento siamo entrati in una scena di un film di Jim Jarmusch. Lungo la strada, che il nostro nuovo amico ci stava descrivendo come la terza più ripida di San Francisco (il che significa praticamente a strapiombo. Non è quella della foto, che a San Francisco viene considerata una discesina da niente) è passato un altro signore anziano a bordo di una bella bici nuova fiammante. Ai nostri commenti ammirati il nostro amico risponde dicendo "pfui, quella è una bici elettrica, invece dovete sapere che c'era una donna molto vecchia che abitava in questa via e ogni giorno la vedevo venire su dalla salita in bici, due o tre volte al giorno, una cosa davvero incredibile. Però sono almeno due anni che non la vedo più, probabilmente sarà morta, era davvero vecchia..." In quel momento sentiamo avvicinarsi qualcuno, il nostro amico si interrompe, si gira e aggrotta le sopracciglia. "Ma... è lei?" dice. Davanti a noi passa una donna di età ragguardevole, tutta agghindata con una tuta da ciclista di lycra gialla e un casco professionale, che spinge una bicicletta da corsa fichissima e super tecnologica. Si ferma a chiacchierare con il nostro amico, che non conosce nonostante vivano nella stessa via e lui l'abbia vista passare due o tre volte al giorno per chissà quanti anni. La signora ha ottant'anni e si fa tranquillamente delle gite di tutta la giornata in bicicletta. Praticamente i due fanno amicizia lì, sotto i nostri occhi. Quando lei se ne va, il nostro amico resta lì incredulo a seguirla con lo sguardo. "Credevo che fosse morta..."

Dopo questo incontro surreale andiamo a goderci il concerto jazz alla fantastica libreria Bird & Beckett


 e poi da lì a cena in un ottimo ristorantino nepalese su Mission Street.

Mi sto riconciliando con la città? Be', con qualche suo aspetto - tipo le librerie, i parchi e la musica - non ho mai litigato. Ma al mio umore addolcito stanno contribuendo un progetto di cui non posso ancora parlare perché è in fase embrionale, e un bel libro che ho letto in questi giorni. Si chiama San Francisco - Ritratto di una città e lo ha scritto Elena Refraschini, che ha anche questo bel blog.

sabato 7 luglio 2018

Oggi ho incontrato un genio

Oggi ho passato una bellissima giornata nei parchi di San Francisco.
Prima sono stata nel mio posto preferito della città, Land's End, la fine della terra. Eccola 



Poi sono andata al Golden Gate Park dove c'era questa cosa meravigliosa, dodici pianoforti sparsi in giro per il giardino botanico, in posizioni scenograficamente perfette, con pianisti più o meno bravi che davano un concerto per chi passava di lì


Ad ascoltarli in quell'atmosfera fiabesca sembrava che il mondo fosse un posto bellissimo.

Poi siamo capitate in una radura che sembrava un po' Central Park, con una piccola scalinata e un gazebo in cima. La persona che stava suonando aveva finito, e al pianoforte si è messo un bambino. La prima cosa che ho detto è stata "no, il bambino no, ora si metterà a pestare sui tasti come un ossesso". 
Il bambino ha cominciato a suonare. Io e la mia amica ci siamo guardate a bocca aperta. Di rado ho sentito qualcuno suonare così, e sicuramente mai un bambino. Nel giro di quattro secondi ho capito che mi trovavo davanti a un genio. Non suonava una musica che conoscevo, ma qualcosa di malinconico e particolare, qualcosa che era veramente suo, ed era meraviglioso. Lo vedevi sulle facce di quelli che lo ascoltavano, non tanta gente, ma tutti rapiti. Ogni tanto i presenti si scambiavano delle occhiate, come a dire "ma cosa stiamo vivendo?"
Quando il bambino ha finito di suonare siamo tutti scoppiati in un applauso, e lui si è girato a guardarci con aria stupita, come a dire "ma voi cosa ci fate qui? Perché mi battete le mani?", con quegli occhiali da sole dalla montatura bianca che facevano un po' divo e un po' extraterrestre. Gli abbiamo chiesto il bis, e lui ha fatto un'altra magia. Mi sono commossa per la pura bellezza di quel momento.
Mentre uscivamo dal parco, abbiamo attaccato discorso con una signora che fa la volontaria per la manifestazione e ci suona anche. Le abbiamo chiesto del bambino, e lei ha detto: "Un bambino biondo, di cinque anni? Quello è Arthur. Era qui anche l'anno scorso." Anche a quattro anni Arthur suonava così, malgrado avesse le mani ancora troppo piccole per raggiungere i tasti neri.
Poi ci ha raccontato una storia su Arthur, perché a quanto pare le storie su Arthur stanno girando per il parco. Un giorno questa signora pianista è andata dalla mamma di Arthur, che gli siede accanto per terra mentre lui suona, e le ha chiesto se Arthur suona improvvisazioni. La mamma di Arthur le ha risposto di andare pure a chiederlo a lui. La signora ha chiesto ad Arthur: "Arthur, mi suoneresti per favore il vento?" Ma Arthur l'ha guardata come se non capisse cosa stesse dicendo. Allora la signora è tornata dalla madre e le ha detto: "Non credo che Arthur abbia voglia di improvvisare", e la madre le ha risposto: "Oh, ma ultimamente Arthur sta suonando elettroni". Allora la signora è tornata da lui e gli ha chiesto: "Arthur, potresti suonarmi degli elettroni nel vento?" E Arthur ha immediatamente cominciato a suonare una musica meravigliosa che sembrava proprio un volo di elettroni nel vento.

Signore e signori, ecco a voi Arthur. Sentiremo presto parlare di lui.


lunedì 29 gennaio 2018

Burns' Night a San Francisco

Sabato sera siamo andati a casa di due amici che ogni anno organizzano un piccolo ricevimento per la Burns' Night, la tradizionale festa scozzese in onore del poeta Robert Burns.
James e Tim vivono in una meravigliosa casa vittoriana che hanno comprato, beati loro, nel 1996, quando comprare una casa a San Francisco non era solo prerogativa dei miliardari. A differenza di quasi tutte le altre vecchie case della città, come la nostra, qui le finiture in legno non sono state dipinte di bianco, ma sono rimaste del colore originario, legno di sequoia tinto di marrone scuro per farlo sembrare noce. Questo dà subito all'ambiente un'aria ottocentesca, aumentata dallo squisito arredamento d'epoca, perfettamente intonato a una serata in onore del sommo poeta scozzese (che è vissuto nel '700, ma vabbè, ci siamo capiti).

Per compensare la triste mancanza dell'haggis, che negli Usa è bandito perché contiene polmoni di pecora (!), i padroni di casa organizzano ogni anno un concorso per il migliore scotch. Ogni invitato porta una bottiglia di whisky scozzese con l'etichetta nascosta; durante la serata tutti assaggiano abbondanti porzioni delle varie bevande e infine votano la loro preferita. Chi ha portato la bottiglia vincente avrà in premio quella che vuole tra le bottiglie in gara, poi la scelta tocca a chi ha portato la seconda classificata e così via, perché nessuno se ne vada a mani vuote. (Io non posso bere perché pare che l'alcol possa aggravare i sintomi della mia rinite della supercazzola, e così mi sono limitata a votare annusando.)
Tra un assaggio di whisky e l'altro si leggono poesie (soprattutto quelle licenziose) di Burns, una strofa a testa in uno scozzese totalmente incomprensibile che gli americani si sforzano invano di replicare con l'accento originale. Io non solo non potevo bere, ma avevo anche lasciato a casa gli occhiali. Per fortuna, a evitarmi la figura della sfigata totale, Tim (che lavora per la Grace Cathedral di cui ho parlato anche nel mio libro) mi ha prestato una lente d'ingrandimento che mi ha consentito di leggere con grande enfasi ma senza capire un accidente versi immortali tipo l'Ode allo haggis. E poi naturalmente abbiamo cantato tutti in coro Auld Lang Syne, la canzone più triste del mondo.

domenica 7 gennaio 2018

Ritorno a San Francisco: primi giorni in città

Partenza come sempre dolorosa, troppo presto al mattino dopo giorni dedicati a salutare luoghi e persone care. Il viaggio questa volta mi offre una tempesta Eleanor a Londra e un Bomb Cyclone sopra la East Coast. L'atterraggio a Londra fa paura, io e la signora accanto a me ci guardiamo come per dire "arriveremo?" e lei alla fine abbraccia suo figlio con l'enfasi della sopravvissuta. Mentre aspetto l'imbarco del volo per SF, scopro da twitter che nella notte c'è stato un terremoto di magnitudo 4.5, si attendono scosse di assestamento. Oppure chissà, magari era una scossa premonitrice e quello grosso deve ancora arrivare. Tutto questo giova enormemente al mio stato d'animo mentre mi preparo ad affrontare un decollo nelle stesse condizioni atmosferiche dell'atterraggio. L'aereo infine decolla con due ore di ritardo, perché una passeggera si è fatta male imbarcandosi e bisogna aspettare l'ambulanza che non arriva perché nell'aeroporto ci sono state contemporaneamente altre due emergenze mediche, fatto insolitamente raro. Cerco di ricordarmi che non sono superstiziosa. Il decollo però fila liscio, e anche il volo, perché non passiamo sopra il Bomb Cyclone ma sopra il Canada. Anche l'arrivo fila liscio, nessun poliziotto mi ferma per interrogarmi come sporca immigrata. La parte migliore è il viaggio in taxi fino a casa: l'autista adora parlare di catastrofi, e così passiamo dai terremoto agli tsunami agli incendi alle epidemie, per poi concludere che la cosa migliore sarebbe stare sempre su una nave da crociera al largo dell'oceano, ma una volta finiti i viveri si dovrebbe ricorrere al cannibalismo. E comunque, aggiunge il tassista, tra poco scoppierà la guerra con la Corea del Nord. E poi passiamo a parlare di Trump, che è la catastrofe peggiore di tutte.

Inspiegabilmente non ho nessuna traccia di jet lag. Vado a dormire a mezzanotte e mi sveglio alle otto. La città è ancora semivuota, i techies sono in vacanza. Poca gente, poche macchine. Un paradiso. Sono andata a vedere The Shape of Water, che non mi è mica tanto piaciuto, troppo superficiale e sentimentale: l'autore del bellissimo Labirinto del fauno mi sembra un po' rammollito.
Ieri pomeriggio festa a casa di una mia studentessa che abita nel Sunset, ma in alto in alto da dove si vede tutta la città. Ovviamente non ho portato la macchina fotografica perché sono una stolta, ma un'altra studentessa ha fatto questa foto quando poi siamo andati a vedere i Moraga Steps


Per chi ha letto il mio libro, questo quartiere piatto che arriva fino all'oceano è quello dove sono andata dalla dentista. Ieri era una rara giornata senza nebbia nel Sunset, con un solicello tiepido che faceva marameo alla East Coast e al suo Bomb Cyclone. Poi la studentessa che era venuta a prendermi (questo quartiere è lontano anni luce da casa mia, e l'ultima cosa che volevo era ripetere l'esperienza di arrivarci con i mezzi, visto com'era andata la prima volta. Volete sapere com'era andata? E leggete il mio libro, no?) ha avuto pietà di me che non vado mai in giro e mi ha portata a vedere i mulini a vento di Golden Gate Park.

Ieri sera siamo andati a sentire una cosa fantastica, il San Francisco Tape Music Festival. In un vecchio cinema meravigliosamente decrepito c'erano tantissimi tipi strani (neanche un techie! La vecchia San Francisco!) che ascoltavano al buio una decina di pezzi di musica elettronica trasmessi da diciotto amplificatori diversi, con un effetto ipnotico. Così ipnotico che nella seconda parte ho dormito tutto il tempo.

Oggi pomeriggio vado al memorial service per un personaggio fantastico della vecchia San Francisco morto lo scorso ottobre. Qui non faccio in tempo a scoprire le cose belle che subito mi muoiono, porca miseria. Stephen Parr, il fondatore di Oddball Films. Ma qui servirebbe un post a parte. Magari se ho tempo nei prossimi giorni lo scrivo. 

domenica 12 febbraio 2017

Vacanza

Ciao a tutti, io e la rassegna stampa ce ne andiamo in vacanza per qualche giorno.
Vi lascio con questa immagine scattata a San Francisco sabato 11 febbraio 2017 (la scritta è formata da circa 4000 persone).


domenica 22 gennaio 2017

La più grande manifestazione della storia degli Stati Uniti

Il municipio di San Francisco si è tinto di rosa in solidarietà con la marcia delle donne


Tanti scriveranno di questa manifestazione, ma io non scrivo più. Faccio. Essere lì mi ha fatto ritrovare l'America che amo e che mi sembrava di avere perso, e mi ha fatto volere bene anche a San Francisco. 
In inglese si chiama silver lining, il contorno di luce che si forma intorno alle nuvole. L'orrore di questa elezione sta creando un movimento di opposizione fortissimo, come non si era mai visto negli Stati Uniti. Per oggi voglio essere ottimista.
Ecco un po' di numeri (non ancora ufficiali, probabilmente sottostimati):

Washington, DC 750,000
Los Angeles 750,000
New York City 400,000
Chicago 250,000
Boston 175,000
Seattle 100,000
Denver 100,000
San Francisco 100,000
Twin Cities 100,000 
Portland (Oregon) 100,000
Madison (Wisc) 75,000
Oakland 60,000 
...

QUI trovate la stima aggiornata di tutte le città dove si è manifestato, negli Usa e nel mondo. La stima totale si aggira intorno ai 4.5 milioni.

Marcia su Washington DC di Martin Luther King (quella del discorso “I Have a Dream”) (1963): 250.000
Protesta contro la guerra in Vietnam a Washington DC (1969): 500.000-600.000
Marcia contro il nucleare a Central Park (1982): 1 milione
Marcia per i diritti LGBT a Washington DC(1993): 800,000-1 milione
Protesta contro la guerra in Iraq (negli Usa. A Roma eravamo 3 milioni, ufficialmente la più grande manifestazione di protesta della storia) (2003): 500,000

E adesso qualche altra foto tra quelle che ho scattato ieri. Faceva freddo e pioveva, ma eravamo tantissimi.

Le Sorelle della Perpetua Indulgenza in marcia




Ed eccomi qua, con la mia amica Alessandra

martedì 27 dicembre 2016

Cose belle da fare laggiù

Autoincoraggiamento pre-partenza.

Sperando che l'arrivo vada meglio dell'anno scorso, sembra che per il resto ripeterò per filo e per segno le stesse lamentazioni ma anche le stesse note positive di allora. Cioè, a San Francisco in questi giorni fa un freddo becco (mentre oggi sul mio balcone italico c'era l'inquietante temperatura di 22°), passeremo l'ultimo dell'anno con dei cari amici e la sera del primo ancora al concerto del grande Maceo Parker.

Le novità invece cominceranno dal 10 gennaio, quando andrò a sentire Zadie Smith (che sto traducendo or ora) in conversazione con Dave Eggers per la serie City Arts & Lectures.

Il 21 gennaio parteciperò alla Women's March di San Francisco, per protestare contro l'insediamento del Mostro. La manifestazione principale sarà a Washington, ma mi sono lasciata convincere da Mr K - che non è proprio un manifestatore nato - a rimanere più vicina a casa. La mia impronta ecologica tirerà un sospiro di sollievo, e sono sicura che anche la marcia di San Francisco sarà molto intensa e partecipata. 





martedì 30 agosto 2016

Una gita a Treasure Island

Domenica era una giornata inaspettatamente limpida dopo un mese di nebbia, e io, presa alla sprovvista, non avevo organizzato niente da fare. Cercando una gita dell'ultimo minuto, ho visto che a Treasure Island c'era il mercatino dell'usato, durante il quale si sarebbe svolto anche un matrimonio canino. Siccome non ero mai stata a Treasure Island, ho pensato che magari fosse un'altra perla ancora da scoprire come la bella Angel Island, e così sono partita.
Arrivare a Treasure Island è facile, basta prendere l'autobus numero 10 che passa praticamente sotto casa e poi il 25 che ti porta direttamente all'isola. Sì, perché l'isola non è una vera isola, bensì una lingua di terra costruita nel 1936 buttando 260.000 tonnellate di terra intorno alle secche di Yerba Buena, ed è collegata alla terraferma con il Bay Bridge, che poi prosegue verso la East Bay.
L'isola è stata una base navale fino al 1997, poi è diventata una zona residenziale per residenti a basso reddito, non proprio salubre perché parecchio radioattiva. Proprio come Hunters Point, per chi ha letto il mio libro. E come a Hunters Point, anche qui c'è il progetto di costruirci case per ricchi, che probabilmente verranno tenuti all'oscuro degli allarmanti livelli di cesio-137 presenti sulla loro bella isoletta.
Ma procediamo. Aspetto il 10 per circa mezz'ora, meno male che mi sono portata un libro. Raggiungo la fermata del 25, in una parte di SoMa (South of Market) piena zeppa di grattacieli nuovi di pacca, che sorgono accanto agli ultimi resti dei vecchi magazzini industriali della zona. Quello qui sotto, che svetta accanto a un antico calderaio, si chiama "Lumina" e condivide il nome del cazzo con il suo gemello "Infinity". 


Per un momento, mentre aspetto il 25 che passa ogni 40 minuti (perché qui i trasporti pubblici sono davvero efficienti), mi sembra di ricordare che uno di questi mostri è quello che sta sprofondando perché i costruttori, per risparmiare, non lo hanno ancorato allo strato di roccia sottostante. Adesso gli abitanti miliardari stanno facendo causa ai costruttori, i quali a loro volta stanno facendo causa alla città perché gli sta costruendo di fianco una stazione degli autobus o qualcosa del genere. Perché ovviamente questi stronzi costruiscono un grattacielo che al primo terremoto viene giù ma poi danno la colpa al comune che li deve risarcire con i soldi delle tasse dei cittadini. (Sempre della serie "tutto il mondo è paese".)
Comunque, anche se il mostro che sprofonda in realtà è un altro, mentre aspetto il 25 non posso fare a meno di pensare: 1) ma se sei miliardario perché vuoi abitare in un bidone di vetro dove non puoi neanche aprire le finestre, quando potresti comprarti una bella casa vittoriana? 2) speriamo che non venga il Big One proprio adesso perché se questi cadono fanno uno sfracello.

Mentre vado a prendermi un panino - secondo il tabellone mancano ancora 20 minuti all'arrivo dell'autobus - il 25 mi fa uno scherzetto e passa non annunciato, e a me girano le balle e viene voglia di tornare a casa, ma poi guardo la rarissima giornata di sole e penso che tutto sommato vale la pena di portare pazienza.

E finalmente arrivo sull'isola. Allora, Treasure Island francamente fa un po' cacare, tutta piatta e spoglia; però, per quel poco che ho visto, ha almeno una cosa bella e una cosa interessante.
La cosa bella, che però si esaurisce subito, è la vista sulla città:


La cosa interessante sono due edifici in rovina della ex base navale, Cosson Hall e Sage Hall, che sono fatti così (la foto ovviamente non è mia)


e che oggi sono un paradiso dei graffitari (mentre me ne andavo ho visto due gruppi saltare la recinzione). In particolare il cerchio centrale di Cosson Hall sembra veramente affascinante (pare che ci siano anche i fantasmi). Anche questa foto purtroppo non è mia


Insomma, mentre gironzolavo per il mercatino che non è dell'usato ma della paccottiglia nuova, la mia attenzione era attirata soprattutto dall'inquietante edificio che fa da sfondo alle bancarelle di saponi, vestiti e gioielli fatti a mano



Davanti a questa meraviglia di degrado urbano (e oltretutto radioattivo), devo dire che il matrimonio canino ha perso un po' del suo fascino, a parte l'oggettiva bellezza della sposa


Dopo aver assistito allo scambio delle fedi, pardon, dei biscottini, ho deciso che la mia gita era completa e potevo anche tornare a casa


Domani partiamo per una vacanzina nella terra delle sequoie e dei coltivatori di marijuana, quella che descrivo QUI. Poi vi racconto.

lunedì 15 agosto 2016

Una gita a Angel Island

Buon ferragosto a chi lo festeggia! Oggi i bambini americani cominciano la scuola, figuratevi un po'. Poracci.Ieri sono riuscita a convincere Mr K - l'Uomo Senza Domeniche - a prendersi mezza giornata libera e ad accompagnarmi a fare una gita. Ho trovato un posto dove possiamo andare anche noi sfigati senza macchina: Angel Island, un'isola davanti a San Francisco che si raggiunge con una mezz'ora di traghetto. L'isola è un parco statale, quindi non ci sono case né macchine e neanche tanta gente, per essere una domenica di agosto, visto che i turisti se ne vanno tutti ad Alcatraz. Angel Island era chiamata "la Ellis Island del West", perché era il primo punto di sbarco degli immigrati arrivati dall'Asia e persino dall'Australia. Ora, la scoperta di Angel Island mi ha decisamente migliorato l'esistenza. Venti minuti a piedi senza neanche troppe salite per arrivare al traghetto, una bella traversata di mezz'ora e poi... fuori dalla città! Solo natura, profumo di eucalipti, e addirittura caldo! C'erano tipo dieci gradi più che in città, un sole splendido, e tante belle panchine  sparse qua e là dove già mi vedo a trascorrere placide domeniche di lettura. Aaaah.

Vicino all'imbarco ci sono le otarie...


... e giusto due o tre turisti che le fotografano
Ci lasciamo alle spalle il ponte nebbioso e andiamo verso il sole

La casetta dell'eremita

Non sembra un'isola del Mediterraneo?
Visitando l'ex centro di accoglienza per immigrati
Idem
Fauna isolana

Mr K sta in campana
Qui solo le foche fanno il bagno
Tornando: Alcatraz

Arrivo in città giusto in tempo per battere la nebbia