martedì 11 giugno 2013

Salviamo Marcus Books, la più vecchia libreria nera d'America

Da tempo San Francisco sta vendendo la propria anima progressista e alternativa, ai riccastri di Silicon Valley e non solo. Come vedete nel grafico qui di fianco, pubblicato da radio KQED, un'affiliata di NPR, l'affitto medio di un bilocale in città è di $2.764. Per un trilocale $4.000.

Ora la città sta per perdere un altro dei suoi tesori: Marcus Books nel quartiere di Fillmore, la più vecchia libreria nera della nazione.
Un mutuo "predatorio", la bancarotta: la storia la trovate QUI. Poi arrivano gli speculatori, una coppia che possiede un'agenzia di taxi e si è specializzata nell'acquisto di immobili foreclosed da rivendere poi al doppio del loro valore ("potevamo trovare una casa a un prezzo più basso", mi raccontava mesi fa un'amica che stava tentando di acquistare una casa senza dover vendere un rene, "ma poi avremmo dovuto sbattere fuori la famiglia che ci abitava. Non ce la siamo sentita").
La libreria non vende solo libri, ma è anche un punto di ritrovo per la comunità nera cittadina, ormai decimata dopo il negro removal degli anni '60 e '70 (e poi dall'aumento vertiginoso del costo della vita in città) che ha raso al suolo il vibrante quartiere di Fillmore per trasformarlo in quello che è oggi, una sfilza di ristorantini e negozietti e baretti fighetti. 
La Westside Community Services, che usa lo spazio della libreria per offrire assistenza alla comunità, ha offerto agli avidi tassisti 1.64 milioni di dollari per l'edificio, che loro hanno pagato 1.59 milioni in aprile. Ma i tassisti si rifiutano di vendere per meno di 3.2 milioni (che gli andassero tutti in medicine. D'altronde, con i prezzi della sanità americana, ci vuol poco), e hanno chiesto al giudice di ordinare lo sfratto. Che sarà esecutivo dal 18 giugno.

Oltre a mandare tanti accidenti ai due avidi tassisti, c'è poco altro da fare. Ah, sì, possiamo appellarci a loro, sperando che all'ultimo momento si dimostrino esseri umani e cambino idea. Io non ci credo, però ho firmato. E ho anche spiegato cosa ne penso su Bibliocartina, dove Federica D'Alessio racconta la storia meglio di me.

17 commenti:

  1. Madonna che prezzi! Comunque gli affitti ti portano su un piano surreale: prima di venire in UK avrei preso per assurdi questi prezzi, non sarei neppure riuscita a concepirli.

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    1. Ma quella sana di mente sei tu, mica loro.

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  2. che gli andassero tutti in medicine!

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    1. Infatti, ormai io più che nelle petizioni credo nelle maledizioni!

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  3. sono stanca, stanca di questi agglomerati di cellule nati da DNA molto simile al mio che si manifesta in fenotipi che più diversi da me non potrebbero essere, stanca che questi siano almeno tanti quanti siamo noi se non di più, che siano così miopi che una talpa potrebbe fare loro da guida, stanca che scavino la loro tomba scavando purtroppo anche la nostra


    ho una brutta giornata che mi fa vedere tutto nero, passerà e firmerò, ancora una volta come sempre, sperando che qualcosa serva

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    1. Cara Amanda, mi dispiace della brutta giornata, ti capisco, ne ho tante anch'io. E anch'io sono stanca degli agglomerati di finte cellule di plastica che stanno prendendo il sopravvento su quelle di origine organica, ma che ci vuoi fare? La testa sotto la sabbia non siamo capaci di nasconderla, no? Altrimenti saremmo di plastica anche noi.

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  4. Quante petizioni ho firmato, quanti appelli, quanti documenti di solidarietà !! temo che tutto sia stato inutile, Lo faro' ancora una volta per Marcus Books e speriamo che sia quella buona...

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    1. Lo so, Grazia, lo so. Però pensa che la petizione per espellere Borghezio dal parlamento europeo ha funzionato!

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  5. So di essere scontata, ma quando ho letto questo tuo post, il mio primo commento è stato: "tutto il mondo è paese!"

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    1. Be', sarò scontata anch'io, ma è quello che penso sempre!

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  6. Gente di plastica crea mondi di plastica. Meno male che esistono persone come la tua amica.

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  7. La diversita' degli Stati Uniti.
    Qui al sud una situazione del genere verrebbe fermata immediatamente o forse nemmeno si creerebbe. Da voi all'ovest e' capitalismo, da noi nel sud est verrebbe chiamato razzismo e per paura di essere tacciati tali nessuno (non nero) comprerebbe quel palazzo. Non che il razzismo qui non esista, anzi, ma per via del passato schiavista si tende ad overcompensare e talvolta si creano delle situazioni ridicole. Una volta una maestra di mio figlio chiedeva ad un'altra "E' arrivato AJ?" e l'altra "Chi e' AJ?" La poverina cercava di descriverlo senza usare la parola nero "E' magro, rimane piccoletto, ha uno zaino con Batman..."

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    1. Molto interessante il tuo commento. Bisogna dire che i due avvolt... nuovi proprietari dell'immobile si chiamano Nishan e Suhaila Sweis, due nomi non proprio WASP che probabilmente ci aiutano a capire come mai questi due mostri non provino neanche uno straccio di imbarazzo politically correct. E anche perché non si stia montando un caso scandalistico: le firme alla petizione sono pochissime, sembra che tutti se ne freghino. Certo, se si fosse trattato di un cattivone bianco repubblicano le reazioni sarebbero state diverse.

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  8. ...riesco solo a dire: che ansia! Quando chiude una libreria a me viene una malessere fisico, mi gira la testa. Era capitato quando chiusero Borders, comunque una catena ok, che non ha saputo stare al passo con i tempi ecc ecc, ma nella cittadina dove in genere risediamo noi chiusi loro non sono arrivate nuove librerie e se ne sente la mancanza, una città senza una libreria a me sembra priva di un servizio primario, anche se ha una delle biblioteche più belle mai viste. Qui si aggiunge anche altro.

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    1. Una bella biblioteca è già qualcosa :-)
      Però sì, ho proprio paura che prima o poi tutte le librerie siano destinate a scomparire.

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  9. Firmerò, nonostante la sfiducia. (Molto interessante il commento di Georgia Peach. Mi pare simile a quanto accade qui in Germania, rispetto, ad esempio all'Austria e all'Italia, paesi meno colpevolizzati per antisemitismo e razzismo e nei quali pertanto questi sentimenti vengono troppo spesso ancora sbandierati con orgoglio...)

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