domenica 29 dicembre 2013

Tradurre il tradotto - Susanna Basso

Non è la prima volta che mi capita di ritradurre un libro già tradotto da qualcun altro. Mi era già successo con Running Dog di Don DeLillo (traduzione precedente di Livia Fascia), con i racconti di Amy Hempel (traduzioni precedenti di Ettore Capriolo ed Ennio Valentino) e con L'amore in un clima freddo di Nancy Mitford (traduzione precedente di Luisa Corbetta). Ora sto ritraducendo il bellissimo Speedboat di Renata Adler, già tradotto da Giancarlo Buzzi, e mi trovo di nuovo a riflettere sulle differenze fra il tradurre e il ritradurre.
Questa volta però le mie riflessioni hanno trovato un'eco nelle parole di Susanna Basso, che nel suo libro Sul tradurre - Esperienze e divagazioni militanti (ed. Bruno Mondadori) scrive:
"E tuttavia, ritengo personalmente corretto inserirsi in un solco già tracciato e ripercorrerlo senza rinunciare al proprio singolare sistema di perdite e recuperi su un dato testo.
Perché ri-tradurre non è come tradurre, e quella rete fatta di felicità di resa, legnosità, sviste e intuizioni che gli altri traduttori hanno da offrirci costituisce a mio giudizio uno strumento di lavoro impagabile. So di colleghi che preferiscono non farsi influenzare e procedono comunque su vie nuove, in solitaria.
Sono del parere opposto: mi metto sui passi di chi mi ha preceduta e ringrazio in cuor mio di ogni chiodo che trovo in parete."

Ecco, io la penso proprio come Susanna Basso. E mi sento come lei quando scrive, dopo aver messo a confronto un brano di una sua traduzione di Alice Munro con lo stesso brano in una traduzione precedente, quella di Anna Rusconi:
"Lavoravo sul testo con l'intento di seguire il filo del mio discorso, dando quindi la precedenza a un timbro di voce che negli anni ero andata ricostruendo dentro il mio italiano. Avevo tuttavia sempre a disposizione il racconto tradotto e, in ogni paragrafo, incappavo in scelte  che concordavano letteralmente con le mie. In un primo tempo pensai che ciò succedesse quando leggevo prima il testo di Rusconi, il che mi fece da un lato supporre di esserne influenzata, e dall'altro temere una forma di mio progressivo impigrimento. Provai a non leggere l'italiano, ma il fenomeno si verificava lo stesso. In certi casi poi succedeva che, nel confronto, avesse la meglio la traduzione esistente. Mi chiesi a quel punto perché non ammettere che le nostre scelte potessero qua e là coincidere o, addirittura, che le sue scelte potessero convincermi più delle mie. Decisi di optare per questa forma di onestà: avrei tradotto secondo la mia lettura, ma anche tenuto conto del lavoro di una collega e 'adottato' le sue parole che sentivo di non volere diverse. Mi pareva un atto dovuto, l'esatto contrario di un furto.
Lo stesso, in varia misura, è accaduto con tutte le traduzioni di Munro che ho consultato, mentre realizzavo le mie. Ogni volta dunque che le loro autrici riconosceranno le proprie parole, per le quali le ringrazio, mi auguro che, lungi dal sentirsi derubate, riusciranno a sentirsi citate."

Da: Susanna Basso, Sul tradurre - Esperienze e divagazioni militanti
 © Bruno Mondadori


16 commenti:

  1. Spesso ci hai parlato del confronto da te cercato con l'autore che stai traducendo per rendere al meglio il suo senso, e soprattutto il suo stile, ecco, in questo caso, specie dove la traduzione precedente è fatta da colleghi di cui si è potuto apprezzare l'impegno, la professionalità, la ricerca formale, penso che sia impossibile non tener conto di quelle vie già tracciate, come orme ben assestate sulla neve. Mai finirò di ringraziare tutti voi che mi aprite mondi cui da sola non potrei mai accedere come una guida alpina senza la quale un'inesperto non può giungere in vetta per ammirare il paesaggio nella sua interezza e splendore

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    1. Grazie Amanda, questa metafora della montagna è davvero bella, mi piace che tu la riprenda e l'approfondisca.

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  2. un inesperto .... ma come scrivo stamane?

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  3. E' molto bella l'idea di citare il traduttore precedente e di inserirsi sulle sue tracce, come in un percorso difficile in montagna, senza rinunciare alla propria interpretazione alla propria originalità. Sapere seguire i passi di una guida per me è una delle più grandi forme di rispetto.

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    1. Sì, è anche un ottimo modo per imparare un mestiere.

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  4. Molto interessante! Esiste poi anche il confronto tra epoche diverse che rileggono e ritraducono lo stesso testo. E a volte una traduzione, oltre che "riflettere" una personalità (quella del traduttore) e un'epoca, "plasma" anche il suo tempo. Penso (nel mio piccolo, e spero di non essere fuori tema) alle traduzioni dei Peanuts di Franco Cavallone che hanno letteralmente creato un mondo, e a quel Grande Cocomero che in realtà sarebbe una Grande Zucca (ma come si fa?).
    E aggiungo un po' di buona invidia per il lavoro affascinante che fai!

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    1. Grazie Paola! Sì, il Grande Cocomero rimarrà sempre un mistero. Gli americani mi guardano sempre perplessi quando lo racconto.

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  5. E' capitato anche a me, si trattava di una traduzione di 80 anni fa con parti cassate perché politicamente non accettabili nell'Italia mussoliniana. Istintivamente ho proceduto come indica Susanna Basso, senza poter più ringraziare il traduttore che mi aveva indicato la strada, perché morto già da decenni. Ma ho pensato a lui con gratitudine un'infinità di volte e ho anche cercato di immaginarmi il suo lavoro in un'epoca con pochi mezzi, dizionari scarni a disposizione.

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    1. Infatti, una delle prime cose che si notano in queste traduzioni è che sono fatte senza l'ausilio di internet. Gli errori sono tipici di chi non ha potuto andare più in là di tanto con le ricerche.

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  6. Che bella riflessione. Nel tecnico mi è capitato una volta sola di ritrovare un testo già tradotto, ma con l'approccio letterario non mi sono mai misurata :)

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  7. Da appassionato di storie di montagna (che soffre di vertigine e adora il caldo del mare, lo so, sono pieno di contraddizioni ah,ah,ah...), apprezzo questo parallelo con i chiodi lasciati sulla parete da precedenti scalatori/traduttori ...

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  8. Toh, non averei mai immaginato una ri-traduzione. Grazie per condividere questi processi a noi profani. (Parlo di me). Il mondo dei traduttori è davvero una scoperta affascinante.

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  9. "mi metto sui passi di chi mi ha preceduta e ringrazio in cuor mio di ogni chiodo che trovo in parete."
    Sono un chiodo sulla parete, . Grazie, Silvia (e Susanna Basso) per averlo ricordato. Perchè nessuno immagina quanto una parete possa essere scivolosa e traditrice. Livia Fascia

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    1. Grazie del tuo intervento, Livia. Abbiamo lavorato insieme su quelle pagine, e il tuo aiuto è stato molto prezioso.

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