lunedì 19 settembre 2016

Greyhound bus


Dentro la stazione degli autobus incontro la fauna variegata che mi terrà compagnia
durante il viaggio. Un uomo con un berretto da baseball sudicio ed enormi occhiali dalla montatura a stelle e strisce è seduto su una panchina con la testa ciondoloni, cerca di tirarla su ma gli ricade di nuovo, su e giù, di continuo, come una marionetta. Davanti a me c’è una ragazza che sembra la reincarnazione di Janis Joplin, acne e ciuffi sotto le ascelle compresi. Un’altra, molto carina, con un mantello nero damascato dai bordi di pelliccia e un anellone filigranato al naso, si gira e mi mostra l’orrendo ragno che ha tatuato sul collo. Un uomo ha la sommità della testa calva e tanti dreadlock ossigenati che gli spuntano dalla nuca. Otto su dieci hanno i dreadlock. Dieci su dieci sono tatuati.

Prima della partenza l’autista, una donna bassa e squadrata con gli occhiali scuri, spiega che a bordo non si può fumare niente e non si può bere alcol, ed esorta gli uomini ad alzare la tavoletta se devono usare il cesso. È la prima volta che fa quel tragitto, aggiunge, leggendo più volte il nome del capolinea su un foglio, ma cercherà di cavarsela.
Dopo la prima fermata, trascorsa senza intoppi, l’autista comincia a sbuffare e sibilare imprecazioni. Alzo gli occhi dal libro e vedo che siamo entrati in una zona pedonale. L’autobus passa in mezzo a paracarri e vasi di fiori, arriva davanti all’oceano, poi fa inversione sul marciapiede sotto lo sguardo sbalordito dei passanti e torna indietro. Imbocca l’autostrada. Nella direzione sbagliata. Imprecando e sbuffando, l’autista consulta i fogli su cui ha stampato le istruzioni. Sugli autobus Greyhound non esiste il GPS.
Alla terza fermata l’autista tira dritto: non ha visto l’uscita dell’autostrada. Mentre torna indietro, sempre più agitata, due passeggeri si siedono dietro di lei per spiegarle dove andare. 

Quando cala la notte le cose peggiorano. Per qualche misterioso motivo l’autista non si toglie gli occhiali scuri e, non riuscendo a leggere i cartelli, si affida esclusivamente alle urla dei passeggeri terrorizzati che le indicano la strada. 

Arriviamo al capolinea a notte fonda, con due ore di ritardo. San Francisco-Arcata, 450 chilometri in dieci ore. L’ultima cosa che vedo prima di salire sul taxi è una ragazza in lacrime: qualcuno le ha rubato la valigia. O forse l’autista ha perso anche quella. Chissà.

1/Continua

25 commenti:

  1. Gesummaria ma dove li pescano gli autisti nelle sorprese delle patatine?

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    1. Poi ho parlato con diverse persone che mi hanno detto: "oh, è normale". Una mia studentessa dice che una volta, quando lo prendeva lei (è originaria di quelle parti, ma adesso ci va in aereo. Che però costa $400 andata e ritorno, mentre l'autobus $90), l'autobus cambiava sempre autisti perché l'azienda litigava con i sindacati (in effetti la povera autista imbranata doveva tornare indietro il mattino dopo alle 9), e immagino che sia ancora così.
      L'autista che abbiamo avuto al ritorno sapeva la strada ma era un russo sovietico e si comportava come Stalin.

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  2. Pure in Spagna ho fatto vari viaggi così sui bus notturni. Su uno ero l'unica oltre all'autista che parlava spagnolo e l'unica che sapeva la strada (l'autista non la sapeva)

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    1. Io ero stupefatta dalla mancanza del gps a bordo. Ma d'altronde gli autobus sono ancora gli stessi che usavano negli anni '70.

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  3. Uffa non riesco a fare il login con blogger....io dovevo fare glenwood _grand juncton in greyhound e scrivendo mail per rintracciare....le fermate visto che da aspen non passava sembrava una compagnia di tipo familiare, va detto che in America si va a 50 km h mi accompagno mia cugina e mi chiese 70 dollari, sgrunt

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  4. non so se mi ha mangiato il commento... cmq dicevo una sorta di Horror Bus!!!

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    1. Sì, maledetto, l'ha mangiato! Horror comico, però.

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  5. Oh come ti capisco! Sarebbe anche divertente se non fosse traumatizzante.

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    1. No, ma in realtà è stato divertente, perché non avevo coincidenze da prendere ed ero lì solo per gustarmi l'avventura. Il ritorno con l'autista dittatore sovietico mi ha divertita meno.

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    2. Ah ok. Forse mi immedesimavo troppo, visto che io soffro il mal d'auto e i viaggi greyhound Montreal-New York li ricordo come un girone infernale...

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    3. Oh, cacchio, mi sono dimenticata del mal d'auto! L'ho sofferto anch'io, e parecchio! Ma avevo un limite di spazio, non ci stava anche quello.

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  6. Riesci a tirare fuori un racconto bellissimo anche da un'esperienza spaventosa, che gran dono che hai.

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    1. Grazie cara, questo in realtà è un raccontino che ho scritto per una specie di gioco, seguendo alcune regole riguardanti soprattutto la lunghezza. Fosse stato per me lo avrei fatto più lungo!

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  7. Che bello il tuo stile asciutto, senza liquidi, umori, e quant'altro... ;-) La cosa che mi fa impazzire è che purtoppo sono gli scritti "unti" a trovare il favore del pubblico ( siamo proprio messi male )..

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    1. Per non parlare del fatto che c'erano delle regole (la lunghezza e le frasi da usare all'interno del racconto, che io ora ho tolto per eliminare ogni riferimento al gioco), e che l'unica che non le ha rispettate è proprio quella che ha vinto.

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  8. Un viaggio da racconto di Stephen King ... o quasi.

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    1. Sì, ci voleva poco a dargli una svolta horror.

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  9. Ah ora capisco il logo del cane simbolo del bus sul retro: è in movimento perché è in procinto di abbandonare - di corsa - l'automezzo. Hai per caso controllato se dopo la prima tappa era ancora lì?

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    1. E' scappato con la valigia della passeggera!

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  10. Interessante, ricorda qualche esperienza su scala ridotta con l'ATAC a Roma, con i trasportati che indicavano la strada; una volta ha partecipato tutto il pubblico incitando, applaudendo, con interventi esagitati, sarebbe stato molto divertente se fosse stata una gita, e non un ritorno a casa da una giornata di lavoro bestiale. Ma ripeto: un'avventura di mezz'ora. Racconto molto ben impostato e della lunghezza giusta, con tanto di suspense che invoglia a leggere la prossima puntata :-)

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    1. Ecco, sì, se dovessi immaginare un altro posto dove può succedere una cosa del genere, penserei proprio a Roma.

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  11. Oddio tutto ciò è surreale! E, come dice giustamente Alli, anche un po' da racconto dell'orrore...hai rovinato il finale arrivando a destinazione :D

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    1. Be', il finale horror ce l'ha avuto la ragazza che ha perso la valigia.

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  12. aiutooo! spero non sia sempre così :((( eheh ma chi le ha dato la patente???

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