mercoledì 1 agosto 2012

Workshop di traduzione all'IIS di San Francisco

Workshop di Traduzione

 

Saturday August 4 2012, 2pm to 4pm
Saturday August 11 2012, 2pm to 5pm

Cost: $75

 

“Translating is the best way of reading a text,” Italo Calvino once wrote. It’s also the best way to refine your knowledge of a language. Italian literary translator Silvia Pareschi – who translates American authors including Jonathan Franzen, Don DeLillo, Denis Johnson, E.L. Doctorow, and many others – will show you how to make literary fiction composed in English appear to have been written directly in Italian.The class will be divided into two Saturday sessions. In the first session, Pareschi will explain her translating techniques, and students will bring their own translations to discuss in the second session.

Workshop is in Italian. Pre-registration required.


12 commenti:

  1. Molto interessante! Mi piace tanto il fatto che gli studenti portino le loro proposte di traduzione per la discussione!
    Silvia, perché non vivi in Connecticut? (oppure, perché non vivo io a San Francisco?) :(

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    1. Sì, è un esperimento interessante. Ho tenuto numerosi laboratori di traduzione in passato, ma sempre per italiani che volevano imparare a tradurre, mentre qui si tratta di studenti americani di livello avanzatissimo che si troveranno a lavorare su un testo in inglese (Freedom) per provare a tradurlo in italiano. Il mio scopo ovviamente non è quello di trasformarli in traduttori, ma di offrire loro una prospettiva diversa di lavoro sul testo. E sono molto curiosa, perché da queste esperienze trovo sempre molto da imparare anch'io.

      Quanto al Connecticut, se mi trovi un'istituzione che organizza un laboratorio e mi paga il viaggio, io ci vengo! ;-)

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    2. Perche' non vivete entrambi a Miami? Perche' non vivo io a SF?

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    3. Oppure, perché non ci trasferiamo tutti in massa da un'altra parte? Isola tropicale, anyone?

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  2. Mi sembra la soluzione migliore :)

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  3. Io propongo le Hawaii!! Quando si parte? :-)

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    1. Pensa, Titti, abbiamo appena rivisto un'amica che l'anno scorso si è trasferita alle Hawaii perché il suo compagno possiede una coltivazione di caffè Kona che sta andando in malora (c'è un parassita che sta distruggendo tutto il caffè delle Hawaii), e vogliono cercare di rimetterla in sesto. Lei è passata da un lavoro in un museo all'agricoltura (che ha praticato per un po' nella famosa fattoria di Bob Cannard), e lui è un bravissimo "soil engineer", e alle Hawaii si stanno facendo un gran culo. Però il posto è meraviglioso, ovviamente.
      Noi abbiamo un invito permanente ad andarli a trovare, ma le Hawaii non sono vicine e il viaggio non è economico. E non comincio neanche a raccontarti cosa hanno dovuto fare per portarsi dietro il loro cane (le Hawaii hanno le restrizioni più severe del mondo per l'introduzione di specie "aliene")!

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    2. Uhuhu Kona, mitica!! Ci sono stata nel 2003 e poi sono ritornata (solo a Maui) l'anno scorso. La prima volta siamo andati gratis per aver accumulato punti millemiglia, l'anno scorso abbiamo pagato 850 euro da Milano (via Los Angeles). Forse da SF costerebbe meno.
      Non sapevo che ci fossero restrizioni severe per portarsi il cane! Uffi!

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    3. Sì, severissime. Mesi di quarantena con costosi certificati, e poi anche ore di quarantena all'aeroporto. Per non parlare dell'agghiacciante procedura per caricare l'animale nella stiva, con quelle gabbie e quel rumore atroce (ma questo dev'essere comune a tutte le linee aeree).

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  4. Ti offro un viaggio, pranzo compreso, all'archivio della Nanda, se in treno mi fai un mini seminario ;-)
    Bellissimo il post precedente di Vonnegut e le tue riflessioni da insider europea. Mi era difficile comprendere le contraddizioni americane finché non ho capito che era stata l'etica protestante - l'associazione tra successo personale e salvezza divina - a plasmarle. Max Weber e Walter Benjamin hanno argomentato la connessione tra religione e capitalismo, che a sua volta si trasforma in una religione. David Byrne, con il suo status di europeo/americano, commentava così l'oblio degli americani di fronte alla guerra in Iraq: "The citizens, here in the US at least, are in a consumer trance most of the time anyway." E visto che si era dedicato agli stati di trance legati alle varie religioni, non credo abbia scelto la parola a caso... In questo senso mi sento molto europea, nonostante anche qui ci siano forti pulsioni consumistiche ma spero che, se la crisi economica porterà qualcosa di buono, sia proprio un ripensamento sul capitalismo e su tutto quello che si porta dietro. Ma forse è solo un pensiero ottimista.
    Riguardo agli scrittori/artisti americani, mi sembra che chi non appartenesse già alla buona borghesia oppure all'ambito accademico, venisse comunque considerato un outsider della società, uno un po' folle che aveva scelto di vivere di stenti. Il sottotesto sembra essere: "Bello e nobile il lavoro artistico, ma se non si guadagna meglio che lo faccia qualcun altro..." Che dici, sono un po' troppo critica?

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    1. Ok, miniseminario aggiudicato! E fantastica l'espressione "consumer trance"!
      Quanto agli scrittori/artisti, io non la vedo proprio così. La differenza che ho sempre notato tra gli Usa e l'Italia (e probabilmente altri paesi europei, che però non conosco) è che qui quello dell'artista viene considerato un lavoro, non una vocazione mistica. Qui la gente dice "I want to become an artist", frase che potrebbe sembrare strana da noi, dove l'idea è che artista ci nasci e basta. Però poi, come per tutti gli altri lavori, anche l'artista rientra nella categoria "se non fai soldi sei un fallito", e non solo perché questo è ciò che ti comunica la società intorno a te, ma soprattutto perché si tratta di una società dove se non hai soldi non ti viene concesso di vivere in modo dignitoso.

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  5. Leggento i tuoi post e i vari commenti mi sento piccola piccola, quasi mi viene da inchinarmi di fronte a questo mondo di traduttori che mi affascina tantitissimo.

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