venerdì 26 ottobre 2012

In the mood for poetry/2: José Saramago

Não há mais horizonte                             Non c'è più orizzonte

Não há mais horizonte. Outro passo que desse,      Non c'è più orizzonte. Se dessi un altro passo,
Se o limite não fosse esta ruptura,                         se il limite non fosse la rottura
Era em falso que o dava:                                        sarebbe un passo falso:
Numa baça cortina indivisível                                 in un opaco velo indivisibile                            
De espaço e duração.                                             di spazio e di durata.
Aqui se juntarão as paralelas,                                 Convergeranno qui le parallele,
E as parábolas em rectas se rebatem.                     con parabole e rette che coincidono.
Não há mais horizonte. O silêncio responde.           Non c'è più orizzonte. Il silenzio risponde.
É Deus que se enganou e o confessa.                       È Dio che s'è sbagliato e lo confessa.
                      



José Saramago                                                        traduzione di Fernanda Toriello


21 commenti:

  1. Davanti a questo orizzonte di poesia, forse ci si può solo inginocchiare e chiudere gli occhi. Grazie. Oggi la poesia è proprio necessaria.

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    1. Sì. Secondo me parlano entrambe della stessa cosa, ma il loro modo di entrarci fino in fondo è molto diverso, oggi le sento come due voci perfettamente complementari.

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    2. Dolore. Orizzonte negato. Impossibilità. O quel che ognuno di noi ci sente dentro, o ci vede.

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  2. Emily Dickinson, Saramago..tu ci vizi, o meglio, la poesia ci vizia, sa curare le nostre ferite, consolarci nei nostri dolori, fare emergere quelllo che di più bello e profondo c'è in tutti noi. Grazie

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    1. Sì, ogni tanto me lo dimentico, che ha questo effetto. Poi la riprendo in mano e la magia ritorna.

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  3. Io nell'assenza di orizzonte ci vedo la continuità, non la rottura, ecco appunto, "velo indivisibile di spazio e di durata". Io con le poesie faccio fatica, mi sfugge sempre qualcosa, anche se sicura che l'interpretazione debba essere tutta mia. Però mi piace un sacco questo silenzio che risponde, alla faccia di chi crede di conoscerlo!

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    1. Anch'io sono sicura che mi sfugge sempre qualcosa, anche nelle poesie più semplici, che sono le mie preferite. Ma questo è anche un po' il bello, no?

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  4. Si dice a volte che la poesia, una volta scritta, non appartenga più all'autore, ma a chi la legge, e il "non detto" della poesia è quello che parla al cuore di ognuno, a seconda delle sue condizioni e necessità. Ecco perchè non ha molto senso la domanda che ancora si pone nelle scuole: "Cosa voleva dire qui l'autore?" Meglio quella maestrina che ho visto far sedere per terra i piccoli scolari, davanti ad un quadro, e chiedere loro cosa sentivano, guardando il quadro... O forse, sarebbe bene una via di mezzo: prima una contestualizzazione e analisi critica (adatta all'età degli studenti, ovviamente) e poi la visione personale. Ma quest'ultima è importante, perchè è ciò che fa amare la poesia.

    Io qui toglierei l'ultimo verso che distrae, col suo tocco faceto.
    Che presunzione, vero? ;-)

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    1. Proprio così, la poesia parla diversamente al cuore di ognuno, e per dimostrarlo ti dirò che invece io l'ultimo verso lo trovo molto drammatico. :-)

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  5. Evviva la diversità, cara Silvia. Pensa che noia se tutti la pensassimo allo stesso modo. A proposito, sto quasi finendo "Homer e Langley". Troppo forte! Questi due sono da sballo e tu hai lavorato molto bene, come sempre, del resto. :-)

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    1. Grazie! Sì, sono forti, vero? E poi sembra che la loro sindrome vada di moda...

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    2. Io ne ho sentito parlare, per la prima volta, un paio di mesi fa. Poi di nuovo, recentemente e adesso il tuo libro...

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  6. Lo adoro. Riesce a rendere spettacolare anche il paesaggio più quotidiano. Lo adoro!

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  7. la chiusa, la chiusa è straordinaria
    amo Saramago poeta forse più del Saramago scrittore

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    1. Vero? La chiusa è da brivido. Io mi sono tuffata nella prosa di Saramago anni fa, e devo dire che dopo aver nuotato a sazietà nei suoi periodi interminabili, riemergere e respirare un po' della sua poesia mi ha fatto proprio bene.

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  8. Una delle poesie di José Saramago che ricordo è Negócio.
    La riporto in lingua originale (in qualche modo comprensibile anche per gli italiani).

    Quanto de mim é ouro, não se vende.
    O resto desprezado, com o ouro,
    Eu o darei a quem o ouro entende.

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    1. Grazie, e siccome io di portoghese non capisco proprio niente, sono andata a cercarmi la traduzione italiana, sempre di Fernanda Toriello, che fa così:

      Affare
      Quanto di me è oro, non si vende.
      Il resto disprezzato, insieme all'oro,
      io lo darò a chi d'oro s'intende.

      Bellissima :-)

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  9. Mi sorprendi sempre: non ti facevo appassionata di poesia. Rileggendo la poesia più volte ho capito, che questa invece ti sta a pennello. Non si discosta dalla tua impeccabile razionalità e ha la dose che io credo giusta per te, di abbandono.

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    1. Grazie cara Andrea, è sempre interessante sentire come ti vedono gli altri. Pensa che io non mi considero affatto razionale! La poesia purtroppo la leggo meno, adesso, nel senso che torno sempre volentieri ai miei poeti preferiti (Cummings sopra tutti, e poi Hikmet, Dickinson, Caproni... e tanti altri) ma vado meno in cerca di nuove scoperte. Devo rimediare, adesso che ci penso :-)

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