lunedì 30 aprile 2012

Riflessioni sulla Nutella

La notizia della mamma californiana che fa causa alla Nutella per pubblicità ingannevole e fa partire una class action che costringerà la Ferrero USA Inc. a pagare un risarcimento di più di tre milioni di dollari mi aveva lasciato piuttosto indifferente. Un sorrisino di scherno per la solita californiana salutista rompiscatole, niente di più. Non che fossi dalla parte della multinazionale, però trovavo un po' esagerata la posizione ipersalutista.

Poi, questa mattina, ho letto un interessante articolo di Luca Celada su Losangelista e ho cambiato idea sulla signora Athena Hohenberg. Sarà anche una rompiscatole, però ha ragione. Ecco cosa dice l'articolo di Celada:

"(...) La società, che in materia di disinformazione pubblicitaria è recidiva, dovrà modificare le etichette sulle confezioni vendute in America per riflettere più chiaramente che l’alimento in questione contiene zuccheri e grassi saturi in quantità tipiche dei dolciumi e risarcire ogni consumatore che l’abbia acquistata negli ultimi quattro anni e che ne faccia richiesta. Al solito la notizia ha suscitato numerosi commenti sul vittimismo di chi farebbe meglio ad usare il buonsenso invece di correre a piangere in tribunale per qualsiasi inezia. A noi però sembra che fondamentalmente la storia riproponga la questione della protezione dei consumatori al tempo dell’alimentazione industriale. La Ferrero e la sua crema avranno pure origini radicate in tradizioni più artigianali di molti cibi di massa, ma stiamo pur sempre parlando di una multinazionale agroalimentare con un fatturato di 6 miliardi di euro, 20000 dipendenti e un’impronta globale di dolciumi mirati ai bambini in un momento di obesità endemica ed esplosione di patologie legate all’alimentazione squilibrata. Una posizione che nel mondo competitivo dell’alimentazione di massa  si raggiunge e si mantiene solo con una massiccia operazione di  marketing come la Ferrero fa dai tempi di Carosello; ancora più della qualità della cioccolata il genio dell’azienda è stato l’imprinting a tappeto di generazioni di consumatori mediante 'narrative' sui loro dolci, fra cui quella di come siano 'sani e genuini'.  Ora l’opposto della pubblicità è l’informazione, ad esempio sugli ingredienti e sulle qualità nutritive dei prodotti venduti, e non a caso le lobby del settore sostengono costanti campagne contro norme di trasparenza  in materia. 
Più singolare è invece l’attitudine della nostra stampa, che in questioni di Nutella sembra interpretare il proprio ruolo come difensore dell’onore della multinazionale italiana dagli attacchi del subdolo straniero.  Sia Repubblica che il Corriere riportando la notizia hanno lasciato l’ultima parola alla società, trascrivendo ampi stralci del comunicato della Ferrero; Repubblica gli dedica 2 di 4 paragrafi del proprio articolo e conclude con lo slogan integrale della società: “L’utilizzo di Nutella a prima colazione con pane, latte e frutta nelle quantità suggerite – conclude la Ferrero – rimane un utilizzo raccomandato da numerosi studi scientifici di alta rilevanza internazionale nel quadro di una dieta equilibrata e gustosa, che come dice la pubblicità, fa più buona la vita”. Ah beh, se lo dice pure la pubblicità… appunto. Anche dal  Corriere ampio risalto al comunicato aziendale in cui si legge tra l’altro che «L’accordo transattivo raggiunto da Ferrero negli Stati Uniti è relativo al solo contenzioso nato dalla pubblicità trasmessa negli Stati Uniti e alla conformità di quest’ultima alle esigenze della legislazione americana. Non vi è nessun tipo di necessità di correggere da parte dell’azienda i suoi comportamenti commerciali e pubblicitari negli altri paesi ». Meno male, così non ci dobbiamo metterci a leggere tutte quelle parole noiose scritte piccole piccole sull’etichetta come quegli sfigati californiani. Tiè! (...) 
Quadrato insomma attorno alla crema  nazionale, e al nostro diritto  di non sapere cosa ci mangiamo. Un autolesionismo efferato, che ricorda quello degli elettori repubblicani che marciano per il diritto a non essere curati perché la previdenza sanitaria è un concetto socialista. E così i consumatori italiani e europei per il momento sono salvi dalle informazioni sugli ingredienti che mangiano. In realtà sull’etichettatura non è che si brilli né da una parte né dall’altra dell’Atlantico. Le multinazionali combattono la trasparenza con medesimo vigore in Europa e USA dove ad esempio le etichette non riportano la presenza di ingredienti OGM, (...)  ma non ci sembra una buona ragione perché anche i giornali si debbano schierare per il diritto all’ignoranza a difesa dei produttori. Come dimenticare il putiferio sollevato un paio di anni fa  quando la UE  tentò di applicare le norme sui valori nutrizionali scatenando l’allarme di ansimanti titolatori: “La Ue dichiara guerra al mito Nutella”, “Allarme: Nutella a Rischio”. (...) Accanto alla tutela del made in Italy (...) l’argomento che spunta regolarmente in questi casi  è quello del buonsenso per cui 'veramente abbiamo bisogno di uno stato-balia che ci spieghi che lo zucchero fa ingrassare?' La mamma californiana che ha denunciato la Ferrero perché i suoi spot l’avevano convinta a cibare ogni mattina la propria bimba di zucchero e olio di palma anziché cereali e frutta sarà anche ingenua, ma il fatto che abbia prodotto delle etichette più oneste francamente non dispiace. Va bene imprinting e patriottismo, ma davvero vogliamo batterci per il diritto delle corporation a raccontarci le frottole?"

34 commenti:

  1. il consumo responsabile e la pubblicità viaggiano su due strade parallele :(
    io a volte trovo esagerato queste class action ma c'è da dire che se nessuno le facesse tante cose non cambierebbero!

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    1. Infatti, perché la prima cosa che viene da pensare è: "vabbè, ma questa poteva anche arrivarci da sola che la Nutella è piena di zuccheri e grassi, no?" Vero, però questo non esime nessuno dallo scrivere la verità sulle etichette.

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  2. Anch'io, leggendo la notizia, ho pensato, in primis, alla solita, rigida e integralista ipersalutista (che non ha altro a cui pensare) pensando, successivamente, che poteva pur capire, leggendo le etichette, che la Nutella non ha nulla di salutare.
    Ma, creando il caso, la bionda aitante californiana (me la immagino così....) ha sensibilizzato le persone che, vuoi per ignoranza, vuoi per distrazione, vuoi per fretta, non avrebbero mai saputo quanto sia dannosa la famosa crema e, contestualmente, ha imposto all'azienda di scrivere la verità.

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  3. propongo di scrivere "la nutella uccide" su ogni barattolo.
    o forse, visto che non credo sia nociva per la salute, basterebbe un "mangia responsabilmente" come il "bevi responsabilmente" degli alcolici.
    solo che a me viene il dubbio che più che altro sia una manovra per ottenere il risarcimento. o davvero la gente non si rende conto che la nutella è cioccolata e che per i bambini (e non) è più salutare la frutta come alimento?

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    1. Buona idea, quella del "mangia responsabilmente"! Il problema qui è esclusivamente giuridico, e riguarda la veridicità delle etichette e l'inammissibilità della pubblicità ingannevole. Ogni passo su questa strada è importante, anche se l'obiettivo che io considero fondamentale - l'abolizione dei cibi OGM, o se non altro, *se non altro*, la loro segnalazione sull'etichetta - è di là da venire. Ed è per questo che non me la sento di biasimare la signora californiana, perché la posta in gioco è molto alta, e lei magari ha dato una mano a raggiungere un obiettivo più importante.

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  4. si ma nessun giudice mi pare abbia dato i punitive damages contro ditte americane produttrici di peanut butter che ha le stesse calorie...

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    1. Ma qui il problema non erano le calorie, bensì la pubblicità ingannevole. Però in effetti non credo che una class action contro "the food of our childhood" (come un mio amico americano chiamò una volta il peanut butter) avrebbe avuto successo...

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  5. In Italia è ancora fondamentalmente assente una cultura della class action come strumento di tutela dei consumatori, a causa di una giustizia appesantita, di una legislazione non chiara e di cittadini restii a far ricorso a questo canale. Negli USA, invece, dove i legislatori (statali e federale) sono influenzati dalle potenti aziende americane (il lobbying è pratica comune ed ammessa), lo strumento di tutela più efficace è proprio il ricordo al giudice, data la rapidità ed indipendenza del sistema giudiziario.

    Concordo con mariantonietta: è *sicuramente* un modo per ottenere il risarcimento (comportamento, negli USA, scevro da ogni moralismo: chi sbaglia, semplicemente, paga), ma questo atteggiamento ha due vantaggi: mantiene attiva la vigilanza dei cittadini sui potentati economici e colpisce questi ultimi nell'unico loro punto "sensibile": quello finanziario e di immagine.

    Ricordo, molto famoso, il risarcimento a cui fu condannata una nota catena di fast food per non aver scritto sui propri bicchieri di carta per il caffé "Warning: Hot!" causando una bruciatura ad una cliente (e da quel momento la scritta fu stampata su tutti i bicchieri).

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    1. Grazie Gianluca. E' proprio così. Quando tornerò negli Usa mi metterò d'impegno a cercare qualcuno a cui fare causa, chissà mai che tiro su qualche soldino? ;-)

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  6. Io sinceramente sono rimasta un po' colpita dalla pubblicità della Nutella dove "SOS tata" consiglia questo prodotto come colazione ideale e nutriente per i bambini.
    Pubblicità ingannevole? Credo di sì, al pari delle pubblicità dei fast food.

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    1. Eh, sì, il problema è che siamo tutti nostalgici, e guai a toccarci "the food of our childhood"! (A me la Nutella su pane non è mai piaciuta, e da bambina facevo merenda con pane e salame. Continuo a pensare che sia una cosa buonissima, ma non mi sognerei mai di consigliarlo come "merenda ideale e nutriente per i bambini"!)

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  7. Pensa che io la Nutella l'ho assaggiata per la prima volta a 26 anni, perchè mia mamma era fautrice di una colazione sana :D
    Buona è buona per carità, ma come in ogni cosa ritengo che la si possa mangiare cum grano salis.
    Certo, è seccante non sapere cosa si ingurgita, ma mi stupisce anche che qualcuno potesse pensare che la Nutella è l'ideale per un'alimentazione sana e con pochi grassi :-/
    In ogni caso, avere delle etichette più chiare non può che giovare a tutti. :D

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  8. la Nutella credo che abbia anche qualche ingrediente segreto, come i Pan di Stelle, per cui quando ti attacchi al barattolo, devi finirlo !! pensa che l'anno scoro l'ho trovata a Maputo e presa da un attacco di nostalgia, l'ho comprata ed è stato così che l'ho fatta assaggiare alla signora che mi aiutava in casa; si sa che in Africa non vanno molto le cose dolci, infatti la signora all'inizio ha storto il naso, ma dopo averla provata, la usava tutte le mattine e la dava pure come merenda di metà mattina a quel furbo di mio figlio che aspettava che noi fossimo al lavoro, per reclamarla; risultato: dopo che la signora ha dato fondo al primo vasetto, non l'abbiamo più comprata.

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    1. Sì, credo anch'io che la Nutella abbia un ingrediente segreto che dà dipendenza! Io però dopo aver provato la mitica crema al gianduia costosissima che fanno a Torino e di cui non mi ricordo il nome ho capito che la Nutella non è neanche buona!

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    2. A me la nutella non e' mai piaciuta! sa solo di grasso e zucchero, e non faceva presa neanche al palato di bimba.
      Silvia, per caso parli della crema Croci?
      Comunque a Torino ce ne sono tantissime...

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    3. Hai ragione! Ho cercato "crema gianduia torino" su google images e mi è venuta fuori una pagina golosissima! :-)

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  9. Comunque sia meglio la nutella che le loro schifezzine, dai coloranti fluo e le cremine dolcistre (sai che "twinkies" non scadono mai?!?)

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    1. io direi che è questo il punto: non è meglio, perché anche la Nutella, essendo una roba industriale, è una schifezzina dolciastra. Senza nulla togliere alle schifezzine industriali dolciastre, piacciono a tutti (altrimenti non le produrrebbero!). Ma finché difendiamo la Nutella per uno strano amor di patria del tutto fuori posto, non ci siamo.

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    2. ps il "mangia responsabilmente" in Francia c'è già: sotto ogni pubblicità di cibo non salutista al 100% (e quindi in pratica tutti) c'è scritto "per la vostra salute, mangiate 5 porzioni di frutta e verdura al giorno", oppure "non fate spuntini fra un pasto e l'altro", o ancora "praticate regolarmente un'attività fisica" e "non mangiate cose troppo salate, troppo dolci, troppo grasse".

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    3. Infatti. Io difenderei piuttosto i cibi genuini che non si possono più commercializzare o esportare per via di qualche regolamento paranoide della comunità europea, o le torte fatte in casa che i bambini non possono più portare a scuola per qualche demenziale norma igienica, e sono costretti a rimpiazzare con le merendine confezionate.

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    4. Risposta al PS di Luisa: ottima idea. Dimostra che basta poco per fare bella figura, volendo.

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    5. ecco, in francia fanno bene a ricordarlo (giusto per farti sentire male quando acquisti).
      ma silvia, davvero a scuola non si possono portare torte fatte in casa? ma dove, da noi? perché questo depone decisamente a sfavore del rientro in patria!

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    6. In Italia (in America non so)! L'avevo sentito dire da una mia amica che non può più dare i suoi dolci ai figli da portare a scuola, e adesso ho fatto una rapida ricerca e ho trovato questo.

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    7. lo trovo assurdo! e io che cerco di fare in casa i dolci...

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  10. Personalmente amo poco la Nutella che trovo troppo dolce e pesante, però le etichette devono essere trasparenti, non ci piove, e a mali estremi, estremi rimedi.
    Comunque bellini La Repubblica e Il Corriere, eh?.

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  11. ho avuto esattamente la tua reazione. un'altra cosa da considerare e' anche che qui la nutella e' un prodotto relativamente nuovo. se il burro di noccioline tutti oramai sanno cos'e' per la nutella potrebbero crearsi falsi miti, come appunto che sia un cibo sano.

    detto questo evviva la nutella.

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  12. Comunque io, complice la presenza di alcune amiche a Torino, mi faccio mandare la crema al gianduia di cui parli tu! Meglio se costa, almeno non mi attacco al barattolo come una cozza allo scoglio!;p

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    1. Sì, vabbè, ma come si chiama?!?

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    2. Lasciami chiedere e poi ti posto la risposta, se poi mi è già stata inviata, condivido la bontà quando ci si vede!;)

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    3. Ah, carbonara e crema al gianduia! Vedo già spuntare un enorme brufolo...

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  13. Vabbè, io son l'unica fuori dal coro che la nutella la mangia volentieri, e pensa che è pure buona.
    E sull'etichetta ci sono gli ingredienti, perciò si sa cosa c'è dentro.
    Ma ciò non toglie che, pur avendola nella dispensa, a colazione e merenda alle mie figlie faccio mangiare pane e marmellata, e la nutella solo raramente, d'inverno, alla domenica.
    Non sono salutista, penso solo che la cioccolata, come tutti i dolci, vada assunta con moderazione, ma non mi sognerei mai di eliminarla dalla dieta!
    Magari solo per questioni psicologiche...

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    1. Il tuo è un atteggiamento saggio ed equilibrato, e pertanto poco diffuso in un'epoca in sembra che tutti vogliano sentirsi dire cosa devono fare dall'esperto di turno. E sono d'accordissimo con le questioni psicologiche riguardanti il cibo, che è un potente mezzo di gratificazione e quindi, se piace, andrebbe comunque concesso, anche se con misura. E' un principio che applico ancora oggi su me stessa!

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  14. Vorrei commentare, con notevole ritardo, questo articolo.
    Leggendo alcune delle risposte degli utenti ho cambiato la mia opinone su alcune cose come ad esempio il fatto che questo tipo di processo non siano completamente inutili ma che aiutino a tener vigili i consumatori.
    MA.......esaminando l'articolo scritto da Luca Celada non mi potevo esimere dal commentarlo:
    La prima parte dell'articolo è parzialmente inutile, esprime la sua opinione sul fatto che per lui questo processo "riproponga la questione della protezione dei consumatori al tempo dell’alimentazione industriale", ci può stare, non condivido ma è una legittima visione della faccenda. Dopo inizia a parlare, a mio avviso, del nulla, 8 righe dedicate alla ferrero in cui continuavo a pensare:"..e quindi? ..e quindi?" Sì, la ferrero è una multinazionale che fa massicce campagne di marketing, ripeto:"..e quindi?". "Le lobby sostengono costanti campagne contro norme di trasparenza in materia". Vero
    La parte "peggiore" è la seconda quella dove fa dell'ironia sul fatto che i quotidiani italiani abbiano lascito ampio spazio alla replica di ferrero. In un processo si sente l'accusa ma, dopo, si sente anche la difesa, che risponde con un comunicato. Il comunicato della ferrero non è stato del tipo: "Non è assolutamente vero che la Nutella fa male compratela tutti come dice la pubblicità!", al contrario "L’utilizzo di Nutella a prima colazione con pane, latte e frutta nelle quantità suggerite – conclude la Ferrero – rimane un utilizzo raccomandato da numerosi studi scientifici di alta rilevanza internazionale nel quadro di una dieta equilibrata..." non mi sembra che risponda col nulla e, fare dell'ironia perche alla fine dica "..come dice la pubblicità.." mi sembra sminuire la risposta, inoltre, è ovvio che lo dica poichè il processo è incominciato proprio per colpa della pubblicità e ribadire che studi scientifici diano "ragione" allo slogan pubblicitario non mi sembra cosa da poco. Io non ho letto l'articolo dei due giornali italiani, non so i toni che abbiano usato ma sei devo basarmi solo su queste due cose non mi sembra che facciano "quadrato" sulla crema nazionale, anche perchè, all'estero ci sono andati giù molto più "pesanti" con l'ironia riguardo la faccenda, basta leggere l'articolo che gli ha dedicato il Daily Mail e vari siti e blogger americani(ho letto solo quelli in lingua inglese), uno degli articoli che gli ha dedicato Forbes.com si intitola "Nutella case proves stupid people can have smart lawyers." Un'altro ci andava giù ancora peggio ma non ricordo come si intitolasse...
    La smetto qui anche perchè non vorrei fare un post chilometrico, anche se avrei altre cose da scrivere. Cara Silvia spero che tu legga il mio post anche se sono arrivato così in ritardo!

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