martedì 24 luglio 2012

Patriottismo made in China

Foto da qui

Grande scandalo ha suscitato la notizia che le uniformi degli atleti americani per le prossime olimpiadi saranno delle eleganti creazioni Ralph Lauren made in China.

Forse questi signori scandalizzati non sanno che la stragrande maggioranza delle bandiere americane è fabbricata in Cina.

(Grazie al blog di Peter Dreier
per l'informazione.)

28 commenti:

  1. Durante il mio ultimo viaggio negli USA ho trovato sconvolgente il fatto che tutto, ma proprio tutto, sia fatto in Cina, compresa la carta igienica. Ma non hanno più un settore industriale in quel paese? Sfido che sono tutti disoccupati...

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    1. Infatti si urla allo scandalo proprio per questo: in un paese dove il settore industriale è stato quasi tutto trasportato in Cina, come osate far indossare ai nostri gloriosi atleti delle divise fatte da quei cattivoni gialli?!? La madre degli ipocriti è sempre incinta.

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  2. Guarda Silvia, a dire il vero mi sarei stupita del contrario! C'è qualcosa non Made in China ormai??

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  3. Ahah! Ma perché scandalizzarsi? E' tutto made in China, pure la tanto amata creatura californiana Apple. Ridicoli!

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    1. Shh, zitta, non toccare il santo patrono! ;-)

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  4. Speriamo non stingano al primo lavaggio.

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  5. E' strano scoprire per che cosa si indignino gli americani :) io avrei cose da proporgli che sarebbero un pelo più intelligenti

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    1. Sì, anch'io!! Cosa dici, scriviamo una letterina al presidente? Intanto comincio a preparare la lista...

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    2. si si Silvia! Scriviamo scriviamo che magari riusciamo a mettergli la pulce nell'orecchio...

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  6. Io a volte mi chiedo: ma questi signori che si scandalizzano sono piu' ingenui o piu' pianta grane?

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    1. Se per piantagrane intendi ipocriti opportunisti, direi la seconda ;-)

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  7. Anche perche' se tagliano i vestiti come tagliano i capelli stiamo a posto... :D

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    1. Uh, pensa che Jonathon insiste per andare dalla sua parrucchiera cinese qui perché dice che è più rapida, mentre il mio italiano è troppo lento! :-(

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  8. in effetti in cina puoi comprare nei mercati del falso dei prodotti con il cartellino *made in italy*, *fabriqué en france* e via discorrendo. c'è pure il cartellino del controllo qualità.

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  9. Le cose più paradossali che io abbia mai visto, tra gli oggetti che riportano l'etichetta "Made in China", sono le bandiere del Tibet che si trovano talvolta nei negozi di souvenirs italiani, destinate - per chi non lo sapesse...- ad acquirenti che solidarizzano contro l'oppressione ed il sistematico democidio cinese in Tibet.

    @WonderDida - Per quanto riguarda l'origine vera dei prodotti, più che il cartellino è importante imparare a guardare ed interpretare il codice a barre. Se può interessare, qualche mese fa pubblicai una tabella qui
    http://estonianbloggers.blogspot.it/2011/12/triipkoodid-codici-barre.html

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    1. Argh, anche le bandiere del Tibet :-((

      Grazie delle informazioni sui codici a barre!

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  10. Il codice a barre non da' nessuna garanzia sulla provenienza! Esistono svariati metodi per cui la provenienza di un prodotto risulta diversa dal codice iniziale sul codice a barre.
    Comunque, anche io ho notato una quantità spropositata di roba made in China e l'impossibilità di trovare alternative. L'unica era acquistare direttamente dal produttore, perche' tutti i negozi e i centri commerciali non hanno roba diversa dal made in China.

    Ma a parte il settore produttivo, per fortuna che almeno i cervelli non sono ancora tutti cinesi.

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  11. Gli scandalizzati/moralizzatori mi fanno più rabbia dei cinesi che, furbescamente (pecunia non olet....) realizzano le bandiere tibetane-
    PS: il mio Vitamix (appena acquistato) è Made in USA - almeno così è scritto sulla macchina. Sarà vero?
    E, nella documentazione allegata, c'è pure scritto che il 70% dei componenti sono Made in USA.

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    1. Sì, i moralizzatori ipocriti sono quelli che fanno più rabbia di tutti, perché scelgono di vedere i problemi solo quando fa comodo a loro.

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    2. A scanso di equivoci, io ho riportato l'episodio delle bandiere tibetane solo per la cronaca. Non sono né scandalizzato, né moralizzatore.
      Riguardo al Tibet, poi, a pelle non mi sta enormemente "simpatico". Se fosse uno stato indipendente sarebbe una di quelle antipatiche entità amministrativo-religiose come la Città del Vaticano, l'Arabia Saudita o l'Iran, dove le filosofie e le congetture sull'aldilà condizionerebbero fortemente la vita e le questioni dell'aldiquà.
      Riguardo ai Cinesi in generale, forse è il caso di cominciare a conoscerli, guardarli in faccia ed imparare a conviverci: sono un quinto dell'intera popolazione del mondo ed ormai vanno dovunque (e, si badi bene, mai come elemosinanti).
      Dopo le epoche di prevalenza mondiale Romana, Germanica, Francese, Austroungarica e Britannica, dal 1917 in poi è iniziata e continua l'era di supremazia mondiale Statunitense, leggermente scalfita dall'URSS per alcuni decenni.
      I prossimi leaders mondiali, numeri alla mano, saranno gli Indiani ed i Cinesi. Quello che ancora non si capisce bene è se loro si adatteranno al nostro alfabeto oppure se in una fase successiva noi dovremo imparare gli ideogrammi.

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    3. Gio Ve: vedi commento di Titti qui sotto: non volevamo certo darti del moralizzatore!
      Quanto ai cinesi, ecco, non vorrei essere politicamente scorretta, però abito a due passi da Chinatown e ci passo sempre a piedi per andare al lavoro, e ti assicuro che fra sputi, spintoni e tartarughe sventrate esposte in vetrina non è proprio un'esperienza piacevole. Poi magari in Cina si sta benissimo.

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  12. @Gio Ve: forse c'è un equivoco: non mi riferivo affatto a te! Al contrario, ho letto il tuo commento come una critica ai moralizzatori. Mi scuso se ho dato adito a malintesi.

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  13. @Silvia Pareschi e Titti - Ragazze, non avevo dubbi su di voi. Ma altri lettori occasionali e frettolosi avrebbero potuto fraintendermi :-)

    Permettetemi ancora due parole sul tema. Silvia, i Cinesi di Frisco stanno lì da - mi sembra - più di 100 anni, quando scapparono da una Cina soggetta a influenze coloniali e da miseria nera. Allora prendevano la via del mare persone di ogni genere. I Cinesi che hanno iniziato ad emigrare negli ultimi 20-25 anni - e parlo in special modo per l'Italia - non arrivano come elemosinanti, ma in base a piani di colonizzazione ben congegnati dal loro governo comunista (che tra l'altro - e va precisato - fu sdoganato e fatto uscire dall'isolamento grazie a Kissinger ed a Jimmy Carter negli anni 1970). I Cinesi non chiedono assistenza sanitaria pubblica, non si servono dei nostri servizi funebri, non hanno conti nelle nostre banche e non imparano la nostra lingua perché stanno all'interno del loro mondo sociale-economico-culturale. Se si osservano i loro rifiuti, si scopre che mangiano frutta e verdura prodotta da aziende agricole cinesi in Italia e bevono birra importata dalla Cina e, in genere, si dedicano ad attività produttive e commerciali con introiti che, una volta ammortizzate le spese, ritornano totalmente in Cina.
    Riguardo al cosiddetto "Made in Italy", non si dimentichi che ormai più della metà di alcuni prodotti realizzati in Italia (articoli casalinghi, indumenti intimi non di marca, giocattoli, abbigliamento casual, scarpe, oggettistica e souvenirs) sono si fatti in Italia, ma da Cinesi in Italia!
    Vi cito che nelle mie parti i Cinesi hanno produttivamente "invaso" la Valtrompa, clonando e mettendo in crisi le celebri industrie metallurgiche dell'area (Lagostina, Bialetti, Beretta e produzioni di tubature e tombini); hanno invaso l'Alto Mantovano che fino agli anni 1990 PRODUCEVA IL 75% DI COLLANTS DI TUTTO IL MONDO (Golden Lady, Pompea, Omsa, San Pellegrino, ecc.) ed hanno clonato analoghe produzioni. Lo stesso gruppo Golden Lady ormai si serve di sottostabilimenti cinesi della zona, mentre la Pompea importa i pigiami dalla Cina ed i suoi pochi operai rimasti hanno il compito di cucire le etichette italiane ed inscatolarli prima della distribuzione. A Brescia c'è un intero quartiere di negozi di abbigliamento all'ingrosso di Cinesi, che è una specie di quartier generale dove i commercianti dell'intera Italia settentrionale vanno ad approvvigionarsi (quelli del centro vanno a Prato e quelli del sud a Napoli, sempre dai Cinesi). Infine, sempre nella mia zona, c'è anche un boom di centri commerciali cinesi (Ni Hao e Hao Mai), in alcuni dei quali addirittura sono state assunte commesse e cassiere italiane.
    Ecco, i Cinesi sono fra noi più di quanto non si immagini e temo che sià già troppo tardi per cercare di porre una barriera efficace a questa diga umana che si è rotta.

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    1. "Piani di colonizzazione ben congegnati". Hai ragione, vista così nell'insieme è una storia davvero inquietante.

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    2. Però pensavo: è paradossale che un paese che si dice comunista stia "invadendo" l'occidente usando le sue stesse armi, quelle del capitalismo. In pratica, riescono a invaderci perché costano meno.

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