domenica 9 dicembre 2012

La cinciotta

La cinciotta è arrivata l'altro giorno. Tutta paffuta di freddo, se ne stava appollaiata impassibile sulla ringhiera del balcone, e non si è mossa neppure quando ho cominciato a fotografarla. Dopo un po' si è spostata sul piattino per mangiare, e quando l'ho vista pencolare tutta sghemba da una parte ho capito il motivo della sua flemma: la cinciotta aveva una zampina sola. Dopo un rapido consulto con Chiara l'ornitologa ho capito che non potevo fare niente: se la cinciotta se l'era cavata finora, c'erano buone probabilità che avrebbe continuato a cavarsela. Ieri mattina però, non vedendola arrivare, mi sono un po' preoccupata. Finché non ho visto una cinciarella lanciarsi tutta combattiva sul piattino per scacciare una cincia mora, e un istante dopo tirare su la zampina acciaccata dall'impatto: la cinciotta non è zoppa, insomma, ma forse solo un po' imprudente.

Se volete anche voi avere uno spettacolo quotidiano come quello che ho io sul mio balcone, seguite i facili suggerimenti che trovate sul sito del CABS. E poi date un'occhiata a questo delizioso video (il cibo che vedete non è pane, sono biscotti sbriciolati. Il pane non fa bene agli uccellini, li gonfia senza nutrirli).


venerdì 7 dicembre 2012

giovedì 6 dicembre 2012

Meet my husband/22: Forged, il nuovo libro di Jonathon Keats


Forged - Why Fakes are the Great Art of Our Age  

Il falso nell'arte raccontato, dai tempi antichi ai giorni nostri, attraverso sei profili di famosi falsari, le cui storie si ricollegano a tematiche più ampie sul ruolo del falso nella società. Il libro si apre con Andrea del Sarto che falsifica un capolavoro di Raffaello su richiesta dei Medici, e prosegue con le storie appassionanti di Han van Meegeren, che con i suoi falsi Vermeer ingannò Hermann Göring, dell'inglese Eric Hebborn, artista frustrato che cominciò a produrre falsi per dimostrare l'ignoranza dei critici, e poi di Alceo Dossena, Lothar Malskat, Elmyr de Hory e Tom Keating.

Secondo Keats, i  falsari d'arte mettono in discussione l'arte "legittima" del loro tempo, sconvolgono lo status quo, e affrontano provocatoriamente molte delle ansie della cultura contemporanea. Il falso - e la nostra reazione a esso - ci rivela qualcosa su come cambiano i concetti di creatività, identità, integrità, autenticità e successo, e sul nostro modo di assegnare un valore alle opere d'arte. Il libro si conclude con uno sguardo al rapporto tra arte contemporanea e contraffazione.
 
Questa è la pagina del libro sul sito della Oxford University Press, e questa la pagina Amazon.
Qui e qui trovate la storia di Lothar Malskat. Qui e qui quella di Eric Hebborn (in inglese).


martedì 4 dicembre 2012

The Global Hamlet e l'Amleto in crowdsourcing



Che Fare è un premio per la cultura promosso dall'Associazione culturale doppiozero. Sul sito del progetto c'è scritto: "Da tempo a doppiozero ci interroghiamo su come contrastare il senso d’immobilità che la crisi economica ha portato nel mondo della cultura in Italia. La risposta è cheFare: un premio di 100.000 euro assegnato al miglior progetto di innovazione culturale a impatto sociale."
"Tra il 24 settembre ed il 3 novembre 2012 cheFare ha raccolto con un bando oltre 500 progetti di innovazione culturale che sono stati analizzati da un team di esperti per far emergere quelli che meglio rispondono alle caratteristiche ricercate: collaborazione e co-produzione; innovazione; scalabilità e riproducibilità; sostenibilità economica nel tempo; equità economica e contrattuale; impatto sociale positivo; tecnologie opensource e impiego di licenze Creative Commons; capacità di comunicazione.
I progetti selezionati sono ora su questo sito per essere votati dal pubblico - fino al 13 gennaio 2013. Gli utenti hanno anche la possibilità di finanziare i progetti preferiti (...). I primi cinque classificati saranno valutati da una giuria, composta da personalità del mondo della cultura, che eleggerà il vincitore il 29 gennaio 2013."

Il progetto che vi propongo è il n. 32: The Global Hamlet. "The Global Hamlet è un grande esperimento di traduzione popolare e apparato critico collettivo di un’opera letteraria: attraverso la rete centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo traducono, annotano in molte lingue e illustrano l’Amleto di William Shakespeare sotto la guida di un gruppo di editor ed esperti, nell’intento di realizzare dal basso un’altissima edizione dell’opera.
The Global Hamlet è il tentativo di applicare l’intelligenza collettiva alla letteratura, di raccogliere e riordinare la creatività letteraria e artistica diffusa e generare, nel tempo, un autore collettivo.
L’Amleto è il primo di una serie di classici collettivi: intento ispiratore del progetto è divenire un ecosistema della letteratura, creando una comunità di lettori autoriali, che abbiano un rapporto attivo e fattivo con la letteratura, e che concorrano alla cura di ciò che leggeranno."


Se volete votarlo, andate sul sito, cliccate sul n.32 e poi su VOTA, registratevi e cliccate sul link contenuto nell’e-mail di conferma che vi arriverà immediatamente. A quel punto sarete abilitati a votare. (Attenzione, quindi, per votare non basta cliccare su "mi piace".) 

lunedì 3 dicembre 2012

Qualche notizia sulla sanità americana

Dopo le dichiarazioni di Monti sull'insostenibilità della sanità pubblica in Italia, ho deciso di raccontarvi qualcosa su come si vive in un paese con la sanità privata. Un'avvertenza: non sarò molto loquace nel rispondere ai commenti, perché questo argomento mi fa subito salire la pressione.

Prendiamo l'esempio di un traduttore freelance. In generale, con il suo reddito non potrà permettersi una buona assicurazione sanitaria. Potrebbe forse permettersene una "economica", sui $200 al mese: la cosiddetta "catastrofica", che lo proteggerebbe (sempre che l'assicurazione non trovi qualche scusa per piantarlo in asso) solo per le spese dai cinque o seimila dollari in su (fino lì pagherebbe comunque di tasca sua).

Chi ha un lavoro come dipendente, invece, ha l'assicurazione pagata dal datore di lavoro. Migliore è il lavoro, migliore sarà l'assicurazione. Ciò significa che per i disoccupati e i sotto-occupati l'assicurazione non c'è. Tanto per fare un esempio: un'amica ben assicurata (cioè con marito ben pagato; per i freelance invece non esiste la possibilità di includere il coniuge nell'assicurazione) ha avuto un cesareo d'emergenza, con quattro giorni di ricovero in ospedale. Conto: 80.000 dollari. L'assicurazione ne ha pagati 40.000, la mia amica 2000. Dove sono finiti gli altri $38.000, nessuno lo sa. (Si sa invece che le spese mediche sono gonfiate.)

Un altro esempio. Una persona che non può permettersi l'assicurazione ha bisogno di farsi visitare. Finalmente ci riesce quando una squadra di medici volontari dell'UCLA allestisce un ospedale da campo alla L.A. Sports Arena, per visitare migliaia di malati che sono in fila ad aspettare dalle cinque del mattino. Alcuni aspettano una visita da due anni.

Naturalmente esiste Medicaid, il programma federale di sostegno per chi non può permettersi un'assicurazione, ma per accedervi bisogna davvero essere poverissimi, e comunque essere poveri non basta.

Tra i siti che forniscono informazioni sul problema della sanità negli Usa c'è quello di Amnesty International, dove si legge:
"Secondo la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ogni individuo ha diritto alla salute e all'assistenza sanitaria L'assistenza sanitaria è un bene pubblico, non una merce. Il sistema sanitario degli Stati Uniti deve soddisfare i seguenti principi:
  • Universalità: tutti gli abitanti degli Stati Uniti hanno diritto all'assistenza sanitaria.
  • Equità: Benefici e contributi devono essere condivisi in modo equo per creare un sistema che funzioni per tutti.
  • Responsabilità: Il governo degli Stati Uniti ha la responsabilità di assicurare che l'assistenza venga garantita in ogni caso.

Vengono poi descritti i futuri effetti della riforma Obama, e si rimanda al sito del National Economic and Social Rights Initiative's Human Right to Health Program, dove fra l'altro si legge, alla voce Health Care in the United States:

  • Circa 50 milioni di persone sono prive di assicurazione sanitaria. Più della metà sono afro-americani. (Center for American Progress 2009)
  • Fra coloro che sono assicurati, almeno 25 milioni hanno un'assicurazione insufficiente. Spesso rinunciano alle cure [e alla prevenzione] a causa della franchigie elevate e del co-payment [la quota di pagamento che l'assicurato deve comunque versare. Un'assicurazione senza co-payment ha costi molto più elevati]. (Commonwealth Fund 2008)
  • 700.000 famiglie vanno in bancarotta ogni anno perché non sono in grado di pagare le spese mediche, anche se tre quarti di queste famiglie sono assicurate. (Salute Affari 2006). In confronto, nel 2009 le cinque più grandi compagnie di assicurazione hanno fatto un utile complessivo di circa $12 miliardi. (Department of Health and Human Services 2010)
  • Gli Stati Uniti hanno meno medici e infermieri rispetto ad altri paesi ad alto reddito. (WHO 2007)
  • Ospedali e medici sono sproporzionatamente più numerosi nelle zone più ricche. Gli ospedali pubblici stanno chiudendo nelle zone dove sono più necessari.
  • Gli Stati Uniti sono all'ultimo posto tra i paesi ad alto reddito per le infrastrutture di assistenza primaria. Si prevede una carenza di 44.000 medici di assistenza primaria entro i prossimi 15 anni. (WHO, Health Affairs 2008)
  • (...) Benché gli immigrati siano generalmente più sani del cittadino medio quando arrivano negli Stati Uniti, da quel momento in poi la loro salute tende a deteriorarsi molto più rapidamente. (“Unhealthy assimilation", Demography, May 2006)

domenica 2 dicembre 2012

Sul tradurre/6



"The literature of the world has exerted its power by being translated." 
(Mark Van Doren)

venerdì 30 novembre 2012

Il sentiero delle cince



Il Sentiero delle cince  parte da  Sankt Moritz, in Alta Engadina, nel cantone svizzero dei Grigioni, in direzione di Pontresina, e si inoltra in un bosco dove le cince, forse abituate da secoli all'uomo, vengono a mangiare dalle vostre mani. Me ne ha parlato la mia amica Chiara che fa l'ornitologa, e io ci voglio assolutamente andare.
Questa è la mano di Chiara con tre cince more.

giovedì 29 novembre 2012

Pacifisti americani (nel 2003)/2

ECCO il secondo e ultimo articolo di quelli che pubblicai su Carmilla on line nel 2003 (il primo è QUI). Lo stile è sempre più naif, però compare un personaggio mitico, Jun San, "la donna che cammina lontano".  Dopo il primo incontro di cui parlo nell'articolo, la ritrovai qualche mese più tardi, quando venni invitata a tornare. Jun San allora mi chiese se volessi guidare un tratto della sua marcia per la pace: spesso invitava gli ospiti a farlo. E così mi ritrovai a marciare con la bandiera della pace in testa a un gruppo di una trentina di persone, per qualche chilometro. Prima di partire mi spiegarono che dovevo stare attenta a non camminare troppo veloce, per non lasciare indietro gli altri, né troppo adagio, per evitare che mi venissero addosso. Insomma, forse non fu facilissimo, ma in quei momenti ero al settimo cielo, e sapevo che ne sarei stata orgogliosa per sempre. Eppure non scattai neanche una foto. Non della marcia, almeno. Però questa sono io con Jun San.

mercoledì 28 novembre 2012

martedì 27 novembre 2012

Come si risponde al Ku Klux Klan

Nel 1970, poco dopo la sua elezione a procuratore generale dell'Alabama, il ventinovenne Bill Baxley riaprì il caso dell'attentato alla chiesa battista che era costato la vita a quattro bambine di colore nel 1963. L'impegno di Baxley per risolvere quel caso, che in precedenza era stato chiuso frettolosamente, gli attirò molta ostilità da parte dei Klansmen locali. Nel 1976 ricevette una lettera di minacce dal suprematista bianco Edward R. Fields, fondatore dello "National States' Rights Party" e "grande drago" del Nuovo Ordine dei Cavalieri del Ku Klux Klan.

La risposta di Bill Baxley, scitta sulla carta intestata ufficiale, è riprodotta qui sotto.

L'anno successivo
un membro degli United Klans of America di nome Robert Chambliss venne riconosciuto colpevole dell'attentato. Rimase in carcere fino alla morte, avvenuta nel 1985.


lunedì 26 novembre 2012

Le mie dieci attrici preferite

Jeanne Moreau in Jules et Jim


 Susan Sarandon in Thelma & Louise


Audrey Hepburn in Breakfast at Tiffany's (Colazione da Tiffany)


Holly Hunter in The Piano (Lezioni di piano)


Joan Crawford in Johnny Guitar


Silvana Mangano in Morte a Venezia (foto di Mario Tursi)


Anna Magnani in The Rose Tattoo (La rosa tatuata)


Whoopi Goldberg in The Color Purple (Il colore viola


 Ingrid Bergman in Notorious


 Jodie Foster in The Accused (Sotto accusa)

E per evitare la tremenda costernazione con cui l'altra volta mi sono autoimposta di ridurre a dieci (anzi, undici) i miei attori preferiti, ecco le altre mie predilette, tutte a pari merito:
Bette Davis in All About Eve (Eva contro Eva)
Meryl Streep in Silkwood
Katharine Hepburn in Guess Who's Coming to Dinner (Indovina chi viene a cena)
Julianne Moore in Far from Heaven (Lontano dal paradiso)
Emma Thompson in The Remains of the Day (Quel che resta del giorno)
Kate Winslet in Revolutionary Road
Jamie-Lee Curtis in A Fish Called Wanda (Un pesce di nome Wanda)
Faye Dunaway in Chinatown
...
...

domenica 25 novembre 2012

La prima proposta di Mr. Darcy

L'eroe più romantico della letteratura, il Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio, si è incarnato in parecchi attori, da Laurence Olivier nel 1940 fino a Elliot Cowan nel 2008. Ma i più importanti direi che sono tre: il grande Olivier, Colin Firth (1995) e Matthew Macfadyen (2005).

Eccoli tutti e tre nella stessa scena, quella della prima proposta di Mr. Darcy a Miss Bennet (interpretata rispettivamente da Greer Garson, Jennifer Ehle e Keira Knightley). Qual è il vostro preferito?







Pride and Prejudice (Love Declaration by Mr. Darcy) from Aimee Segun on Vimeo.

venerdì 23 novembre 2012

Zadie Smith su Amy Winehouse

Photo: Dominique Nabokov
"La bella voce usciva dagli altoparlanti al caffè del parco. Da tempo Natalie Blake e la sua amica Leah Hanwell avevano deciso che era una voce tipica di Londra – soprattutto delle zone settentrionali e nordoccidentali – come se la proprietaria fosse la santa patrona dei loro quartieri. Una voce è qualcosa che si può possedere? (...)
Qualche tempo dopo, Natalie vide la cantante intervistata in televisione: «Da bambina non mi sentivo affatto speciale. Credevo che tutti sapessero cantare.» La sua voce era lo stesso miracolo che una volta Natalie aveva sentito attraverso la finestra di un pub, a Camden. Ma la donna che la possedeva o non la possedeva stava scomparendo. Natalie fissò la ragazza-bambina con le gambe a x, che non c’era quasi più, ormai prossima al nulla."

 Zadie Smith, NW, traduzione mia



 

giovedì 22 novembre 2012

Africa for Norway: manda anche tu un termosifone in Norvegia

Ho appena visto l'articolo sul Post, e non potevo fare a meno di riprenderlo.

Radi-Aid è una finta campagna di beneficenza organizzata dai paesi africani per inviare termosifoni in Norvegia. Il video, realizzato dal SAIH e finanziato dall’Agenzia Norvegese per la Cooperazione e lo Sviluppo, cerca di sfatare gli stereotipi delle iniziative benefiche per l'Africa. Che sì, è un continente con molti problemi, ma che non può sempre e solo essere identificato con la fame, le guerre e l'AIDS. Soprattutto da chi vuole aiutarlo.