venerdì 16 dicembre 2011

Seppellitemi in piedi

Riprendo l'argomento "zingari" (e uso questo termine ben sapendo che non è politicamente corretto: i nomi delle etnie presenti in Italia sono rom e sinti. Il nome "nomadi" con cui vengono genericamente chiamati è invece colpevolmente sbagliato e fuorviante: secondo Wikipedia (e non solo), "I rom in Italia spesso vengono chiamati nomadi, benché la maggior parte di loro voglia radicarsi in un territorio (...). La definizione, che contiene una “promessa della temporaneità e della estraneità della comunità dai residenti” costituisce un nesso inscindibile con la discriminazione che subiscono gli 'zingari'. La Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza, nei suoi 'rapporti sull'Italia', ha invitato diverse volte ad abbandonare, nelle 'politiche a riguardo di rom e sinti', il 'falso presupposto che i membri di tali gruppi siano nomadi', in base ai quali viene attuata 'una politica di segregazione dal resto della società', con l'istallazione di 'campi nomadi', concepiti in base al principio della presenza temporanea dei rom, in molti casi senza accesso ai servizi più basilari, favorendo la deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali dal dover fornire servizi scolastici e sociali finalizzati all'integrazione.") per segnalare un libro molto bello, già a partire dal titolo: Bury Me Standing di Isabel Fonseca, uscito nel 1996. Si tratta di un reportage in cui l'autrice racconta dei quattro anni da lei vissuti con le comunità zingare dell'Europa orientale, facendo luce su un mondo pressoché sconosciuto e spesso disprezzato.


In italiano il libro si intitola Seppellitemi in piedi ed è tradotto da Maura Pizzorno. Così viene descritto sul sito dell'Associazione Italia-Bulgaria: "'Seppellitemi in piedi. Sono restato in ginocchio per tutta la vita': è l'appello che uno zingaro, stanco delle vessazioni a cui il suo popolo è sottoposto, rivolge a Isabel Fonseca, giunta al termine di un viaggio tra le comunità rom dell'Europa dell'Est, alla scoperta di tante diverse realtà. Una ricerca itinerante presentata al lettore sotto forma di diario: dal ghetto dei rom albanesi alla situazione di relativo benessere conquistata dagli zingari bulgari, alle vere e proprie persecuzioni subite in Romania, dove le difficili condizioni di vita hanno ulteriormente identificato questo popolo con lo straniero, il diverso, l''altro' da combattere. L'universo che ci viene rivelato appare nascosto e indecifrabile per un 'gajo' (un non zingaro): i rom non si riconoscono in una storia collettiva da tramandare, ma in una serie di miti e leggende in cui la verità è semplicemente la versione più accattivante di un fatto forse accaduto. Il passato è narrativizzato e confuso con il presente, e la memoria storica, inesistente, lascia il posto all'affabulazione. L'identità non deriva quindi dall'appartenenza a un popolo, ma piuttosto dall'identificazione con piccoli clan, dalla lingua più o meno condivisa, il 'romane', e da usanze e rituali che escludono l'esterno come impuro, rendendolo la disinformazione dei 'gaje' un punto di forza e coesione. Le foto che accompagnano il testo sono la finestra a cui ci affacciamo per conoscere il volto di una comunità: il Kinostudio, il ghetto albanese nel quale vive la famiglia Duka; Antoinette, una rom bulgara che da sempre vorrebbe appartenere al mondo 'bianco'; e la tredicenne Emilia, nel giorno del suo 'ceiz', la presentazione dei regali per il suo matrimonio; o la famiglia di Luciano, il bambino morto per non essere stato curato dai medici 'gaje' rumeni."

14 commenti:

  1. un altro splendido libro è /Children Of The Rainbow/ (Saqi Books, 2002) di Moris Farhi:
    «"As a Romani elder once said to me, Jews and Gypsies are 'brothers in smoke' - a reference to the crematoria of Auschwitz.» Uscirà presto in italiano con la traduzione di Isabella Zani.

    Laura Prandino

    RispondiElimina
  2. Grazie! Ho dato un'occhiata qui
    http://www.amazon.co.uk/Children-Rainbow-Moris-Farhi/dp/0863563066
    e sembra proprio bellissimo.
    Quando uscirà (oltre a leggerlo) gli dedicherò un post.

    RispondiElimina
  3. anch'io pensavo fossero nomadi per scelta. di recente ho sentito che rifiutano le case offerte dai comuni. mi sembra di capire che siano leggende metropolitane...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mari, si vede che non vivi ad Ajuda :)
      Qua dietro casa c'è un intero quartiere di case comunali abitate da rom (ciganos).
      Però mi viene da pensare: perché qui in Portogallo i ciganos fanno le fiere e i mercati e in Italia ad esempio sono per lo piú dediti ad attività non lavorative? (per non parlare di quelli che rubano, tra le cui vittime vi è stata anche la sottoscritta).

      Elimina
    2. Bisogna vedere anche il tipo di politica che lo stato adotta nei loro confronti. Anch'io vittima di furto, due volte, una volta da bambina con mia madre, e una volta mancata per un soffio a Mosca, sull'Arbat, circondata da un nugolo di bambini che mi si sono aggrappati addosso e mi frugavano in cerca dei soldi. Salvata da un tassista russo dall'aria non meno losca. Perciò anch'io tengo stretta la borsa quando li vedo avvicinarsi. Questo non significa che non mi sforzi di capire il motivo di certi comportamenti, o che prenda per oro colato tutta una serie di pregiudizi senza neppure prendermi la briga di andare a verificare cosa c'è di vero.

      Elimina
    3. Concordo appieno con te Silvia. Grazie per la segnalazione del libro, lo leggerò di sicuro!

      Elimina
    4. Sono sicura che ti piacerà! Io l'ho trovato bellissimo.

      Elimina
  4. Eh, pare proprio di sì (e grazie di aver sollevato la questione). Guarda cosa dice questo documento firmato dal presidente della Federazione Romanì (sempre da Wikipedia, alla voce "Zingari": "Secondo diversi studiosi, il termine corretto da utilizzare sarebbe quello proprio dell'etnia o il termine più generale di popolazione romaní, sostituendo i termini zingaro e zingari, laddove usati come aggettivi, con i corrispondenti aggettivi romanó e romaní."):

    "E’ ancora forte il pregiudizio in base al quale i Rom rifiutano di vivere nelle case perché vogliono vivere nei campi nomadi o all’aria aperta o in terreni a 'larghi orizzonti'; questi pregiudizi i rom li hanno pagati duramente in termini di emarginazione ed esclusione sociale, culturale e politica. Sono pregiudizi impostati anche dall’impreparazione del volontariato, dall’utilitarismo delle cooperative sociali che gestiscono i 'campi nomadi', dalla negligenza e inopportunità istituzionale nell’affrontare una minoranza ascoltandola ed interloquendo direttamente con i suoi rappresentanti.
    Quella dei campi, dei 'villaggi attrezzati' e delle 'microaree', oltre ad essere un’anomalia tutta italiana, è una soluzione differenziata, discriminante e segregante, e spesso sono le autorità che spingono le famiglie rom a vivere in questi luoghi di ghettizzazione che strutturano un sistema di apartheid proposto esclusivamente alla popolazione romanì.
    Vogliamo dunque dichiarare che anche i Rom vorrebbero un’abitazione 'normale' per superare definitivamente ogni forma di segregazione/emarginazione abitativa, e vorrebbero poter essere considerati per accedere alle case dell’edilizia popolare, definendone la progettazione, le tipologie e le modalità. Ridurre il fabbisogno abitativo alle forme truccate del campo 'nomadi' è un azione di efferata violenza e disumanizzazione."

    Il documento si trova qui:
    http://serenoregis.org/2011/11/per-il-superamento-dei-campi-nomadi/

    RispondiElimina
  5. E negli Stati Uniti? Quasi non ne conoscono l'esistenza e mi guardano con tanto d'occhi! :/

    RispondiElimina
  6. Infatti, ieri sera ne parlavo con mio marito e lui mi diceva che da loro non succede niente del genere. Per forza, da loro gli "zingari" non ci sono! Mi viene in mente una battuta del libro che sto traducendo, di uno scrittore ebreo: "Do you know which country have no anti-Semite? The country with no Jew."

    RispondiElimina
  7. E visto che siamo in famiglia, mia suocera mi consiglia un altro romanzo sul tema: "Zoli", di Colum McCann, tradotto in italiano da Monica Pavani e uscito con il titolo: "Zoli. Storia di una zingara".
    Questa la sinossi, da Amazon:
    "Zoli è una bambina quando assiste alla persecuzione nazista del suo popolo, gli zingari della Cecoslovacchia. Della sua famiglia sopravvivono solo lei e il nonno, che accetta che Zoli vada a scuola e impari a leggere e scrivere. Dopo la guerra, Zoli scopre uno straordinario talento per le parole e lo mette al servizio della propria gente. Quando però un inglese innamorato di lei fa pubblicare le sue poesie, i rom la condannano all'esilio per averli traditi per il mondo dei 'bianchi'. Zoli troverà l'amore di un contrabbandiere italiano, una figlia, una gloria tardiva in Occidente. Basato su un personaggio reale, 'Zoli' è un'immersione nella cultura rom, il ritratto di una donna indimenticabile, una storia di persecuzioni, solitudini, silenzi, ma anche di speranza e libertà."

    RispondiElimina
  8. Grazie Silvia, molto bello! su questo argomento penso che un lavoro molto importante sia rappresentato dal libro di Alexian Santino Spinelli: 'Baro romano dromo. Il lungo viaggio di Rom, Sinti, Manush, Kalè e Romanichals'. Questi sono i nomi dei sottogruppi della popolazione Romanì in Europa, e nel testo vengono studiate le origini storiche, i tratti culturali e linguistici della popolazione Rom, sin dalle prime emigrazioni dall'India iniziate nel I millennio... Spinelli è un Rom italiano docente di lingua e cultura Romanì nell'Università italiana. Buona parte del libro è dedicata a far piazza pulita da mistificazioni sull'identità dei Rom e a metter luce su alcuni processi che hanno portato alla situazione attuale (in Italia ed Europa nell'arco di almeno 500 anni).

    RispondiElimina
  9. James Joyce nell''Ulisse', lo cito inglese, fa pronunciare all'antisemita Mr Deasy questa battutaccia:

    — I just wanted to say, he said. Ireland, they say, has the honour of being the only country which never persecuted the jews. Do you know that? No. And do you know why?
    He frowned sternly on the bright air.
    — Why, sir? Stephen asked, beginning to smile.
    — Because she never let them in, Mr Deasy said solemnly.


    La battuta è pronunciata nel finale del secondo episodio.

    RispondiElimina
  10. Grazie Nicola. La battutaccia non è nuova, purtroppo. La cosa che mi colpisce di più sulla questione della popolazione Romanì, però, è il fatto che siano proprio sempre i più emarginati di tutti.

    RispondiElimina