lunedì 22 aprile 2013

Chiapas: un viaggio semiserio. Un'intensa abbronzatura.


L’alba nebbiosa sulle montagne del Chiapas mi sorprese come un miracolo. Mi sforzai di tenere aperti gli occhi gonfi e irritati per non perdere un solo istante di quella visione. Scattai anche un paio di fotografie che in seguito avrei mostrato trionfante agli amici, i quali avrebbero abbozzato un’espressione di compassionevole interesse di fronte a quelle immagini scattate attraverso un vetro sporco, scie verdastre di alberi in movimento immersi nella foschia e illuminati da qualche debole raggio di sole. Ero partita da Città del Messico il pomeriggio precedente per affrontare un viaggio di sedici ore con un pullman categoria deluxe, comodissimo tranne che per l’odore di urina che aveva cominciato a fuoriuscire dal bagno un’ora dopo la partenza, e che alla fine era diventato così intenso da farmi temere un danno permanente alla mucosa nasale. 

 

L'alba del Chiapas

Adesso la meta agognata era lì davanti ai miei occhi: ero finalmente arrivata a San Cristòbal de las Casas. Raddrizzai come potevo le gambe anchilosate dalla prolungata immobilità e mi trascinai fino alla posada, dove un patio dalle pareti rosa-arancio ed enormi vasi di terracotta pieni di calle riuscirono a farmi sentire davvero in Messico – novella Frida Kahlo/Georgia O’Keeffe – finché non stramazzai sul letto in stato di coma vegetativo. Prima però aprii lo zaino ed estrassi il mio tesoro: una bottiglia di Nobile di Montepulciano del ’95.

La notte in cui ero partita dall’Italia, dopo aver lavorato al computer fino alle tre e preparato lo zaino dalle tre alle quattro in attesa dell’amico che mi avrebbe accompagnata all’aeroporto, dove avrei preso un aereo sul quale non avrei chiuso occhio, raggiungendo così un totale di quarantasei ore filate di veglia nel momento in cui mi ero addormentata nell’economico albergo di Città del Messico che, come avrei scoperto poco dopo, fungeva anche da bordello, quella notte, dicevo, avevo ricevuto un ultimo messaggio elettronico dal mio misterioso contatto italiano in Chiapas: l’agronomo Sergio. Posso portarti qualcosa dall’Italia, gli avevo chiesto. Sì, aveva risposto, mi piacerebbe tanto una bottiglia di vino. L’unica bottiglia che avevo in casa era quel Nobile di Montepulciano che conservavo per un’occasione speciale. Cosa c’è di più speciale di un appuntamento al buio a San Cristòbal de las Casas, avevo pensato mentre avvolgevo la bottiglia in un asciugamano.

Poi ero andata in aeroporto tutta emozionata per il mio viaggio avventuroso e solitario, mi ero imbarcata, non avevo dormito, ero arrivata a Città del Messico, non avevo trovato l’albergo che mi aveva segnalato un’amica – la guida di Città del Messico non ce l’avevo, perché a me Città del Messico non interessava, io volevo andare in Chiapas e basta, e il giorno dopo avrei preso l’autobus e sarei partita subito per la terra degli agronomi zapatisti – e allora mi ero fatta accompagnare dal tassista nel posto più economico dei dintorni, dove, senza badare all’abbigliamento un po' succinto delle signore che popolavano la hall dell’albergo, ero salita in camera ed ero piombata – anche lì - in un sonno comatoso. La sera ero uscita a cercare qualcosa da mangiare, ma le strade buie e semideserte e la sensazione di essere osservata e probabilmente anche seguita mi avevano spinta a tornare in albergo e chiudermi subito in camera. Poco dopo avevo sentito bussare alla porta. Una voce maschile aveva biascicato qualche parola in spagnolo. Quando mi ero resa conto che si trattava di un aspirante cliente che voleva entrare nella mia stanza avevo cacciato un grido di terrore, al che il gentiluomo si era scusato ed era svanito.

Il giorno dopo ero corsa alla stazione degli autobus, dove avevo appreso con sommo sconforto che, essendo quella la settimana di Pasqua, gli autobus erano tutti pieni di emigranti che tornavano al paesello, e quindi sarei riuscita a partire solo due giorni dopo. E così avevo deciso che, per ingannare l’attesa, avrei fatto una gita turistica e sarei andata a Tehotihuacàn.

A Tehotihuacàn ci sono le famose piramidi del Sole e della Luna, nonché una marea di turisti che percorrono avanti e indietro l’immensa spianata azteca, quasi tutti muniti di cappello o di ridicolo ombrellino. Che idiozia, avevo pensato, che male vuoi che faccia questo bel solicello di marzo? Anzi, già che ci sono potrei abbronzarmi un po’. 

 

La Piramide del Sole o della Luna, non ricordo quale di preciso

Tehotihuacàn sorge su un altopiano a 2270 metri d’altezza, che io avevo percorso in lungo e in largo, salendo su e giù per le piramidi dei crudeli precolombiani sacrificatori di esseri umani, con la faccia sempre rivolta verso il bel solicello di marzo. L’abbronzatura non aveva tardato a manifestarsi, tanto che il giorno della partenza, mentre giravo ripetutamente intorno all’atrio della stazione degli autobus per preparare le gambe all’imminente paralisi di sedici ore, la mia faccia mostrava ormai i segni di un’ustione fantozziana. La pelle, paonazza e coperta di bolle, era spessa come un copertone, gli occhi ridotti a due fessure, e dovevo tenere costantemente i capelli raccolti perché il minimo sfioramento dell’epidermide mi procurava un fastidio terribile. 

 (1/Continua)

 

42 commenti:

  1. 1)e tu saresti pigra!
    2) cosa non si fa per un agronomo zapatista

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    1. 1) dipende dall'incentivo (vedi punto 2).

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  2. Una storia divertente e appassionante che tu sai raccontare davvero bene. Aspetto il seguito: sono curiosa di avere maggiori informazioni sull'"agronomoSergio".....
    ( continua)

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    1. Il racconto esiste già, ma va un po' sistemato prima di pubblicare la seconda parte, perché va bene che l'agronomo Sergio era fascinoso, però in Chiapas c'erano anche cose che oggi, col senno di poi, mi sembrano molto più interessanti di lui!

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  3. Passa da noi che c'e' una sorpresa per te...
    http://mammeneldeserto.blogspot.com/2013/04/altri-premi.html

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    1. Grazie! Un premio da Kuwait City, nientemeno! :-)

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  4. Che sole nella foto!
    A quelle altitudini me le immagino le belle bolle sul tuo viso :D
    Bello, Silvia, non vedo l'ora di sentire qualcosa sull'agronomo, colui che fece il gran rifiuto pur avendo tu speso 80 euri di caffè equo! Come ha potuto?
    E soprattutto, voglio scoprire se hai assaggiato le cavallette fritte croccanti irrorate da ottimo mezcal col verme.

    PS Il Messico è nella mia lista di posti in cui andare (chissà), sono proprio contenta di leggere le tue avventure dopo aver letto di tanti anonimi avventurieri sul web!

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    1. Infatti, guarda, non so proprio come ha potuto. Pessimi gusti, il ragazzo!
      Quanto alle bolle, il mio più grande rammarico è che non ho una foto della mia faccia ustionata. Anzi, peggio, in realtà ho una foto bellissima in cui mi spalmo la crema con l'aria da Vispa Teresa, però per qualche motivo l'unica copia che ho è una microversione che ancora oggi tengo come foto del profilo su skype, e che non ho modo di ingrandire. Se perdo la fotina di skype, perdo quel ricordo per sempre!

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  5. Silvia, sient' a me, tu devi scrivere (o pubblicare) piu' spesso racconti di viaggio! Hai un talento for-mi-da-bi-le! E la prima foto e' stupenda!

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  6. che voglia di andarci...non vedo l'ora di leggere il resto! :D

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    1. Ok, prometto di bilanciare agronomo e decrizioni dei luoghi, per quello che sono riuscita a vedere nel mio viaggio un po' fantozziano.

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  7. Ah, il fascinoso agronomo!
    Aspetto anche io di leggere il seguito.

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    1. Potrei provare a farne un appuntamento settimanale, tipo feuilleton.

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  8. Ahaha finalmente!l'uomo che bussa alla porta per usufruire dei tuoi servigi è indimenticabile. E poi che bella signorina,con quell'abbronzatura à là bubonic plague . Aspetto ansiosa il seguito.

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    1. Posso anticipare che nella prossima puntata farà la sua comparsa la temibile Vendetta di Montezuma.

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  9. Lo fai apposta eh, crearci tutta questa aspettativa e poi propinarci la storia in piccole succose pillole che ci lasciano con la voglia della puntata successiva?!

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  10. Ah ah ah... divertentissimo :)
    Senti ma lo sai che oggi è http://www.unesco.org/new/en/unesco/events/prizes-and-celebrations/celebrations/international-days/world-book-and-copyright-day-2012 e "UNESCO suggests that the activities organized in conjunction with this year’s World Book and Copyright Day focus on the themes of books and translation." ;)

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  11. rettifico: mi son fatta fregare da wikipedia che ha messo il link dello scorso anno, il focus sarà su qualcosa d'altro. ;) però il concetto resta.

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  12. Io sono riuscita a prendermi un'ustione camminando per le strade di Ancona in una mezza giornata di settembre. Accompagnavo un gruppetto di pre-adolescenti all'incontro nazionale di AC ed eravamo ospitate in una caserma dell'Esercito che aveva le lenzuola -ufficialmente di cotone pesante- che parevano fatte di filo spinato. Ai tempi riuscivo a dormire solo a pancia sotto, quindi la mattina dopo all'ustione si è aggiunta l'azione dell sfregamento, risultando in un colorito rossoviolaceo dalla sfumatura particolarmente interessante. Guarigione dopo sei giorni di clausura e tre tubetti di crema dopo.

    Molto meno pittoresco delle rovine precolombiane, ma altrettanto doloroso!

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    1. Allora mi capisci! Nella prossima puntata comparirà anche la crema con cui mi sono curata.

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  13. Silvia, stavo andando in astinenza da ninehoursofseparation. Blogger non mi aveva avvertito dell'uscita del post e sono venuta a controllare. Aspetto la seconda puntata :D

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    1. Che fa, il maledetto bloggheraccio, mi mette i bastoni fra le ruote? :-D

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  14. Oddio non posso pensare a che ustione hai preso!! Ma sai che anche io arrivata qui ho pensato Ma tu guarda sti fissati con il cancro della pelle che vanno in giro con l'ombrello sotto al sole. Per poi accorgermi che erano sudamericani (i nordamericani hanno l'auto con l'aria condizionata a 10 gradi fissi). Per poi cominciare a comprare cappelli dalle falde sempre piu' larghe. Bienvenido a Miami!

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    1. Be', in quel caso era una questione di altitudine, però ora mi sembra proprio che in genere il sole del continente americano sia più forte di quello europeo (e ti pareva). In California sto al sole dieci minuti e mi abbronzo!

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    2. Ehm, dipende.
      Io non avevo mai avuto problemi di scottature in vita mia, ho una pellaccia scura che si abbronza subito :)
      Eppure il primo anno qua, in spiaggia per la prima volta, con crema solare protezione 15 che normalmente mi bastava ed avanzava, dopo 2 ore ero cotta a puntino. Prima scottatura della mia vita, rimasta nella storia e sulla mia pelle per settimane.
      Dall'anno dopo, protezione 50 per i primi giorni.
      Non l'avrei mai detto.
      Il sole qua picchia da far paura, e manco te ne accorgi, col vento che c'è.

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  15. mi prenoto per la seconda puntata, la prima mi è piaciuta ASSAI!
    baci
    Sandra

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    1. Grazie cara, mi fate venire voglia di scriverla!

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  16. Meravigliosa! Certo che aspettiamo il seguito... Ormai per me non sei una persona ma un romanzo!

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    1. :-DD Questa è fantastica, me la segno!

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  17. Guatemala e Chiapas, due viaggi che avrei voluto fare e non credo che mai farò. Il tuo diario è un premio di consolazione, grazie!

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  18. Ora mi sento meno cretina, perchè io a tehotihuacan ero proprio una con il cappellino, la crema 50+ e le maniche lunghe...
    Però che ricordi mervigliosi...

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  19. Che brava "raccontista"! leggerti e' davvero un prio (piacere, in my sicilian language). In che anno eravamo?
    Leggo ora il seguito.

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    1. Grazie! Lo sai che non mi ricordo tanto bene in che anno eravamo? Però sono quasi sicura che che fosse il 2002.

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  20. Silvia temeraria, immaginarti sola la sera che esci a cercare qualcosa da mangiare tra strade buie e semideserte di Città del Messico è da supereroi un po' incoscienti, o mi sbaglio? Il taxi..... l'albergo sconosciuto.....
    Hai creato un bel po' di aspettativa.
    Bella storia, leggerò la seconda parte.
    A presto!

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