lunedì 21 ottobre 2013

Cosa c'è che non va nel mondo moderno. Jonathan Franzen su Internazionale

"Nel mio piccolo angolo di mondo, quello della narrativa americana, Jeff Bezos di Amazon non sarà forse l’Anticristo, ma sicuramente ricorda uno dei quattro cavalieri dell'Apocalisse. Amazon vuole un mondo in cui ognuno si pubblica il suo libro oppure lo fa pubblicare da Amazon, con i lettori che scelgono cosa leggere in base alle recensioni di Amazon e con gli autori che si fanno pubblicità da soli. Un mondo in cui avranno successo le opere di chiacchieroni, twittatori e millantatori, e di chi si potrà permettere di pagare qualcuno per sfornare centinaia di recensioni a cinque stelle. Ma cosa succede a chi è diventato scrittore proprio perché chiacchierare, twittare e millantare gli sembravano una forma di interazione sociale intollerabilmente superficiale? Cosa succede a chi vuole comunicare in profondità, da individuo a individuo, nel silenzio e nella permanenza della carta stampata, ed è stato influenzato dall’amore per autori che scrivevano quando la pubblicazione assicurava ancora un certo controllo di qualità, e la reputazione letteraria non era solo una questione di decibel autopromozionali? Mentre sempre meno lettori sono in grado di raggiungere - in mezzo al frastuono, ai libri deludenti e alle recensioni fasulle - le opere prodotte dalla nuova generazione di scrittori di questo tipo, Amazon è sulla buona strada per trasformare gli scrittori in operai senza prospettive come quelli che i suoi fornitori impiegano nei magazzini, facendoli lavorare sempre di più per salari sempre più bassi e senza nessuna sicurezza del lavoro, perché i magazzini si trovano in posti dove nessun altro assume manodopera. E più aumenta la fetta di popolazione che vive come questi operai, e più cresce la pressione per abbassare i prezzi dei libri e si acuisce la crisi dei librai tradizionali, perché chi non guadagna molto vuole intrattenimento gratis, e chi ha una vita dura vuole gratificazioni istantanee («Spedizione gratuita entro 24 ore!»)."

da Cosa c'è che non va nel mondo moderno, di Jonathan Franzen, pubblicato su "Internazionale" del 18/24 ottobre 2013. Traduzione mia.

45 commenti:

  1. Non c'è che essere d'accordo con JF!

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  2. Come adoro quest'uomo: non solo scrive da dio, ma la pensa esattamente come me... :)
    (e naturalmente adoro te che me lo traduci... :D)

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    1. Sapessi quante critiche si è attirato con questo articolo (era uscito in inglese sul Guardian qualche settimana fa)!

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    2. Prevedibile: oggi se sei intelligente e non ti va di fingere di non esserlo, TI SBRANANO.

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  3. p.s.
    posso chiederti il permesso di rilanciare questo pezzo anche sul mio blog, naturalmente citando la fonte e la tua traduzione?
    la mia intenzione è di lasciar passare almeno una decina di giorni: in primo luogo per non "bruciare" troppo presto la recensione che ho in home page e alla quale tengo moltissimo; in secondo luogo per non farti "concorrenza"; in terzo luogo perché di questi argomenti più a lungo si parla e meglio è!
    Fammi sapere.
    Ciao!

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    1. Ma certo, senz'altro. Però leggiti l'articolo intero, è molto lungo e magari ci trovi anche qualche altro pezzo da citare.

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    2. Il problema è che essendo anche più tecnofobo di Jonathan rifuggo (almeno per ora) dai sistemi di pagamento digitali tipo carte di credito ecc. (su internet acquisto solo in contrassegno) e ho visto che il pdf andrebbe pagato con quelle modalità. Comunque questo estratto centra alla perfezione l'argomento che mi sta a cuore.
      A proposito: non ci saranno problemi di diritti di riproduzione? Tu sei la traduttrice, ma io per loro sono una persona qualsiasi. Il buon senso direbbe che se cito l'articolo faccio loro pubblicità, ma non sempre buon senso e cavilli legali vanno a braccetto... :)

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    3. Ma la rivista è in edicola, è uscita sabato! Secondo me non dovrebbero esserci problemi, si tratta di un breve estratto da un articolo molto lungo.

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    4. OK, allora domani la cerco.

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  4. farò una cosa che non amo fare, metterò un "mi piace" perché c'è ben poco da aggiungere, già trovo che l'editing negli ultimi anni lasci spesso a desiderare anche per le grandi case editrici figuriamoci il fai da te, ora potrà anche succedere che un bel romanzo sfugga al vaglio dell'editoria, ma l'esatto contrario è frequentissimo

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  5. C'è ben poco da aggiungere a quello che dice (e benissimo, nella tua traduzione) Franzen. Forse solo che Amazon non è l'unico responsabile di una politica editoriale a dir poco fallimentare.Basta vedere la trascuratezza che arriva quasi alla sciatteria con cui si pubblicano libri da parte di case editrici (ex) prestigiose come Einaudi, tanto per fare un esempio.

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    1. Sarei curiosa però di sentire i pareri di chi ha letto tutto l'articolo. Mi sembra strano (anche se mi fa piacere) che negli Usa abbia suscitato tante controversie e qui siano tutti d'accordo!

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    2. Probabilmente (e qui verrò accusato di essere ruffiano nei confronti tuoi e dei tuoi lettori, me compreso... :D) siamo tutti d'accordo perché trattasi di blog élitario frequentato da lettori di un certo livello. Fosse uno di quei forum su cui si agitano e si scannano gli ambiziosetti mitomani, a quest'ora tu e Jonathan sareste stati sommersi da valanghe d'insulti... :)

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  6. Ce l'ho fatta! Internazionale ogni tanto lo compro, quando ho saputo che c'era un tuo lavoro mi sono precipitato ed ho trovato l'ultima copia. Complimenti! Mi sembra un articolo per niente facile da tradurre. Ho cominciato a leggerlo, ma richiede il tempo e la concentrazione necessari. Ti do feedback appena ce la faccio, promesso

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    1. La difficoltà dell'inglese non è nulla in confronto a quella del tedesco. Complimenti anche a Claudio Groff che si è trovato a dover districare Kraus.

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  7. Sarei curiosa però di sentire i pareri di chi ha letto tutto l'articolo...
    Eccoti accontentata. Ho voluto ritagliarmi il tempo necessario e direi che ne è valsa la pena.
    Confesso la mia immensa ignoranza e riconosco che l'articolo mi sembra in diversi punti molto difficile da comprendere. Ci trovo però tante incoerenze.
    Franzen dice "non sono un luddista", "uso software e silicio in ogni momento della giornata." Poi conclude con una frase che mi trova molto d'accordo:
    "L'esperienza di ciascuna generazione è così diversa da quella della precedente che ci sarà sempre qualcuno convinto che i valori fondamentali del passato sono andati perduti".
    Io interpreto questa frase come: "nessun problema, ad ogni cambio di generazione c'è un cambio di mentalità e chi vede questo come una catastrofe si sbaglia". In queste frasi l'autore elogia la modernità. In altre ci si scaglia violentemente contro. Anche io sono profondamente contrario al consumismo e favorevole all'innovazione ed arrivo alla conclusione che l'evoluzione deve portarci ad una cultura non consumista, una cultura dell'acquisto responsabile e ad un buon uso della tecnologia.
    Non capisco invece dove va a parare Franzen, cosa auspica. Un ritorno al passato oppure quale futuro? Vedo molte critiche solo distruttive e slegate tra di loro. Non trovo un filo conduttore di queste critiche. Su alcune concordo, su altre per niente, ma questo è meno rilevante.
    Mea culpa, mi sono voluto avventurare in un terreno che non è il mio, visto che non ho cultura né formazione umanistica.
    E spero che sia chiaro che con questi "non capisco" di cui ho riempito il commento voglio proprio dire che sono io a non capire e non sto contestando il contenuto dell'articolo.
    Complimenti di nuovo a entrambi, che bel lavoro!

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    1. Innanzitutto grazie infinite per aver condiviso qui il tuo parere sul'articolo. Anch'io sono molto d'accordo con la conclusione, così come con molte parti dell'articolo, ma anch'io, come te, ci trovo qualche contraddizione. Ho l'impressione che sia stato scritto, come dire, un po' d'impulso, "di pancia", per dire tutto quello che gli stava a cuore. D'altronde è difficile non cadere mai in contraddizione su un tema come questo, visto che si tratta di una realtà in cui siamo tutti immersi, volenti o nolenti.

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  8. Se ti capita di contattare gli amici di Internazionale, suggerisci loro di prendere coraggio e rafforzare la distribuzione, ché ne vale la pena: ben quattro edicolanti mi hanno detto che è una rivista bellissima, ma ogni venerdì gliene arrivano poche copie che il sabato mattina sono già esaurite! Quello del mio paese dal prossimo venerdì me ne terrà da parte una copia...

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    1. Accidenti, mi dispiace! Anche mia madre (io ero in viaggio) ha faticato ha trovarlo.

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  9. Ho letto l’articolo su Internazionale, l’ho trovato un po’ contraddittorio e fumoso. Franzen parla di Kraus, poi del proprio passato, della propria rabbia verso i giornali, poi di Twitter, poi di Amazon e infine giustifica tutto con la storia delle generazioni che si susseguono variando i valori, cosa vera ma un po’ banale che smorza l’efficacia delle sue accuse. C’è bisogno di una critica consapevole del Web ma questa di Franzen non mi ha convinto, soprattutto quando auspica, en passant, che ci sia la famosa mediazione, il controllo delle informazioni e che i giornali la garantirebbero. Quando scrive che un terzo delle recensioni che si trovano in rete sono false, ha probabilmente ragione ma la situazione del mondo editoriale è davvero così diversa? A volte sembra davvero la vecchietta che si lamenta che i centri commerciali hanno fatto chiudere il negozietto sotto casa. Riconosco comunque il suo coraggio nel sottrarsi all’esaltazione, spesso acritica, della rete. In particolare il brano che hai postato veicola diverse idee che condivido.

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    1. Trovo che la cosa più importante dell'articolo sia il fatto di aver sollevato un bel polverone e aver fatto discutere. Sono state fatte critiche al web più mirate e puntuali, ma il fatto che un personaggio famoso come Franzen si metta in prima linea e dica quello che pensa ritengo che sia importante.

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  10. Incuriosita venerdì ho comprato di corsa l'Internazionale (dimenticato poi a casa di mio figlio a Mantova) e letto l'articolo che anch'io ho trovato un po' fumoso. Apprezzo comunque la sensibilità di Franzen, la sua posizione critica e difficile, e la condivido in gran parte. Non posso seguirlo fino in fondo, ma non leggo più le recensioni su Anobii (che ho abbandonato), mi sono scollegata anche da Twitter ed evito Amazon, perché sono convinta che Franzen lì abbia ragione. Come in molte altre parti dell'articolo tradotto benissimo. Dev'essere stato un lavoro da far sudare sette camicie, non parliamo poi di Kraus...

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    1. Tradurre Kraus dev'essere un incubo. Anch'io ho abbandonato Anobii perché mi irritava, e cerco di evitare Amazon anche se dal paesello sarebbe molto comodo.
      Credo che l'articolo risulti un po' fumoso perché anche lui si rende conto delle contraddizioni in cui incorre, però sono sempre più convinta che abbia ragione. E che purtroppo non ci sia niente da fare. Guarda solo le librerie importanti che stanno chiudendo in questi giorni...

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  11. un post il tuo molto accurato, personalmente ancora non riesco a comprare i libri dal web, quando devo farlo, amo recarmi in libreria, passeggiare tra gli scafali, guardarli, annusarli, sfogliarne le pagine alla ricerca [se non vado con un'idea precisa] di qualcosa che mi dica "comprami",

    i libri si scelgono di pancia... :) più spesso ppoi, sono loro a scegliere noi, la scelta di certo non dovrebbe dipendere assolutamente "non solo" dalle recensioni a 5 stelle e quant'altro, l'articolo non l'ho letto ma mi riservo di farlo, quindi non posso pronunciarmi più di tanto su quanto abbia dichiarato.

    dico però che è un peccato che sempre più librerie chiudano, molti cedono alla lettura digitale, e i libri finiscono così per giacere abbandonati....

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    1. Se tutti i lettori fossero come te, le librerie non rischierebbero di chiudere :-)

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    2. toglietemi tutto ma non i libri... :)
      a roma c'è una libreria non lontano da casa mia, dove c'è anche un angolino relax, con i divanetti, i tavolini, adoro appena posso, andare lì, passeggiare tra i libri, e poi sedermi a sorseggiare un tè, un caffè, leggere, scrivere, è una delle cose che mi rende felice, che più mi regala un attimo di sospensione all'interno di giornate spesso frenetiche e all'insegna del corri... corri...

      che poi nei libri ritrovo sempre piccole parti di me, e alla fine mi conosco un po' di più

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  12. Bah, io sono arrivata alla parte su Amazon e mi sono sentita subito colpevole.
    (il "bah" è riferito al mio banale commento rispetto a quelli qua sopra)

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    1. Ma come, lavori in una libreria!!

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    2. Sì, ma è tedesca! Però ora mi viene un dubbio: non sono le stesse case editrici che offrono libri su Amazon? O non sempre? O non proprio? Oggi un libro l'ho comprato in una libreria ;)

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  13. Preso, dopo un bel po' di tempo che non leggevo Internazionale l'ho preso, per questa tua traduzione ...ma lo devo ancora leggere, mi sono imposto di leggerlo pagina dopo pagina, e l'articolo è in fondo (ma dopo questo dibattito, in particolare le incursioni di Zio Scriba, lo leggerò presto). A proposito di Franzen, quale libro mi consiglieresti per iniziare a leggerlo? Ho uno sconto online che devo sfruttare presto ;)

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  14. Dovrò recuperarlo da qualche parte!

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    1. Se proprio proprio non lo trovi, credo che tu possa comprare il pdf sul sito di Internazionale.

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    2. Ho un'amica abbonata che ogni tanto me li passa. Conto su di lei!

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  15. Condivido Luciano e Andrea - tra gli altri.

    In sostanza: sembra un'Amaca di Serra.
    Per fortuna JF denuncia subito il suo bias: "Nel mio piccolo angolo di mondo..."
    Ecco. Non tutti viviamo in un quartierino fico di New York con casa agli Hamptons, piena di libri.
    Per non parlare poi degli operai a cui Amazon offre lavoro dove è l'unica azienda a farlo (cit. Franzen). Lavoro migliorabile, certo, ma lavoro.

    L'Oscar assoluto alla traduzione, però. Complimenti!

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    1. Sull'Amaca di Serra, comincio a pensare di non aver reso un bel servizio a Mr F, pubblicando un breve estratto di un articolo così lungo.
      Su Amazon però non sono d'accordo: il fatto di essere gli unici a offrire un lavoro non significa che siano autorizzati (anche se naturalmente lo sono) a offrirlo a condizioni pessime.

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  16. Ho fatto una battuta su Franzen, perché non mi è sembrato un pezzo molto ispirato. Mi sono chiesta che cosa avrebbe detto DFW, leggendolo.
    Per Amaca intendevo riferirmi a un certo atteggiamento (mentale, ideologico, filosofico, esistenziale?), non alla qualità della scrittura naturalmente.
    Ho letto poi il pezzo su Internazionale senza però cambiare parere.
    scusa per l'intrusione sarcastica, i complimenti per te erano autentici, però.
    Sono anch'io traduttrice, quindi immagino la difficoltà.

    Diana Corsini

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    1. Non preoccuparti, le intrusioni sarcastiche, se sono intelligenti come la tua, sono sempre ben accette.

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  17. poi sono raccomandata.
    Da Alice.

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  18. p.s. ho letto la tua biografia e una serie di interviste (a te), su di te e i tuoi autori.
    Incredibile, così giovane, quante cose hai fatto. E tutte importanti.
    E io arrivo qui senza sapere niente a fare la spiritosa.
    Mi prenderei a botte, certe volte.
    ciao!

    (A proposito, sottoscrivo l'avversione per sport e fatica fisica, e l'amore per le passeggiate e il guardarsi intorno, a proposito)

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    1. Guarda che la tua osservazione non era poi così campata per aria :-)

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  19. mi andrò a cercare l'articolo completo, soprattutto perche' non conosco Franzen e mi hai incuriosito. Intanto sto pensando che per me che sto all'estero in posti dove i libri costano carissimi e sono pochi, le edizioni Kindle su Amazon sono una soluzione ma avrei un'alternativa ? invece quando sono in Italia: a me piace comprare in lingua originale e se penso all'editoria per bambini, ci sono libri di case editrici inglesi o francesi che sono introvabili in Italia, quindi non rimane che cercarli su internet e spesso su Amazon trovi anche le anteprime per farti un'idea, quindi finisco per comprare li.

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    1. Be', dai, non farti troppi problemi: visto dove abiti, nessuno può biasimarti se compri i libri su amazon! :-D

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