giovedì 24 ottobre 2013

"I Miss This Tree": ecco l'autrice

Ieri sera mi ha scritto la mia amica Noa Charuvi, con la quale (e con la sua bellissima bambina Maya) passeggiavo a Prospect Park il giorno in cui ho fotografato l'albero abbattuto con tutti quei bigliettini. Noa mi scrive: "Ho scoperto chi è l'artista, la conosco, andavamo a scuola insieme! Era sul New York Times di oggi!"

Lei si chiama Jennifer Brantley, ed ecco cosa dice il NYT del suo progetto, "Communicate Care":

AND FINALLY…
Last spring, Jennifer Brantley was walking through Prospect Park in Brooklyn near Grand Army Plaza when she noticed a big beech had been cut down.
“It got struck by lightning, it was diseased, Sandy didn’t help,” she said.
Ms. Brantley, 33, left small white paper flags and a composition book in a clear bag beside the beech stump on Oct. 10.
Since then, people have posted nearly 50 of her flags on the tree’s roots. (See photo.)
“I miss this tree,” reads the inscription on them.
The composition book has filled with tributes.
“It had skin like an elephant and was wise,” one says.
Someone placed a chunky wooden sculpture on the stump.
It says, “I tried.”
The shrine is still there. You can stop by and pay your respects.






19 commenti:

  1. COm'è piccolo il mondo, e che bella idea ha avuto la signora Brantley!

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    1. Sì, piccolo, vero? E' stata proprio una sorpresa!

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  2. Anch'io, quando sono tornata in Italia, mi sono rammaricata per un albero che non c'è più...
    Ma la domanda pratica è: quando piove i bigliettini vengono sostituiti?

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  3. Mi verrebbe voglia di copiare l'idea per gli alberi del parco che non ci sono più perché abbattuti dai nubifragi o dall'uomo. Ma qui, forse, sarei solo derisa. Non che ci soffra a essere derisa dagli imbecilli ma questa sorta di appello non lascerebbe traccia.

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    1. No, dai, si potrebbe provare. Ci sono anche tanti non imbecilli, in giro...

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  4. che si depositono fiori in memoria di un albero lo trovo commovente, che gli si dedichi un pensiero di ringraziamento per la bellezza che ci ha donato in vita ancora di più

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    1. Lontano anni luce dalla barbarie dei nostri disboscatori.

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  5. Ora so che si trattava di un faggio e che ne aveva passate tante (ci mancava l'uragano Sandy...) Almeno non è stato il solito dendrofobico. Qui sono stata via un paio di giorni e al ritorno mi sono accorta che davanti a casa mia mancava una bellissima pianta di fico che coraggiosamente si era fatta largo vicino a un muro. Aveva una folta chioma verde scuro. Ci aveva messo anni a crescere e questi con una motosega nel giro di pochi minuti l'hanno rasa al suolo. Ecco, mai un cambiamento in positivo. L'idea dei bigliettini è molto bella, penso che la copierò. I miss that tree.

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    1. In effetti anch'io, tutte le volte che arrivo vedo qualche albero in meno. E anche qui abbiamo avuto una specie di Sandy...

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  6. Mi hai fatto venire i "pensieri" ed il magone. Il prossimo post scemenze mi raccomando!

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    1. Nel prossimo post dovrei riprendere la storia del p**no.

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  7. Che bello rivedere questo post con l'aggiornamento! Grazie!

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  8. Anche a me mancano gli alberi abbattuti. A Palermo mi mancano le tante palme divorate dal micidiale punteruolo rosso.

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    1. Accidenti, non lo sapevo. Qui siamo pieni di palme ma ho controllato, credo che siano di una specie per ora non soggetta agli attacchi del punteruolo. In compenso, sempre per via di parassiti importati e attecchiti grazie al clima cambiato, stiamo perdendo tutti gli ippocastani, i castagni, e da un paio d'anni anche le siepi di bosso.

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  9. Stringe il cuore, per un verso, leggere questo post. Dall'altro, invece, da' speranza.
    Magnifica presa di posizione che sarebbe da ripetere in uno, cento, mille "altrove" in cui vengono abbattute piante.

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    1. Che per questa almeno un motivo c'era. Spesso le abbattono per creare parcheggi, perché rovinano la vista, perché "sporcano", perché sono "assassine" (quelle sul ciglio della strada), perché in giro ci sono un sacco di deficienti.

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    2. Già, quella dell'albero "assassino" è qualcosa che mi ha toccato da vicino, in vicissitudini famigliari e far capire che la colpa non era dell'albero ma di chi conduceva l'auto (e da quella volta non la conduce più) è stata una situazione molto triste e delicata.

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