lunedì 20 febbraio 2012

Il traduttore visibile

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Potrei parlarvi del traduttore come co-autore del testo. Potrei citarvi tante belle frasi sul tradurre e raccontarvi cosa fa un traduttore. Potrei, ma è tardi, voglio andare a cena perché poi devo tornare a tradurre per un altro paio d'ore prima di andare a letto. 

Allora mi limito a citare la lettera scritta il 2 febbraio dalla collega traduttrice Andrea Rényi alla redazione del quotidiano La Repubblica. La lettera non ha ricevuto risposta e il quotidiano continua a non pubblicare i nomi dei traduttori. Ho deciso di ripubblicare la lettera non tanto perché mi interessi questo caso in particolare, ma perché risolleva con pacata chiarezza un'annosa questione che francamente non capisco perché non si sia ancora risolta. E pubblicatelo, questo nome del traduttore, no?

Ecco il testo della lettera:

Gentile Alessandro Baricco,

siamo un gruppo di lettori forti, alcuni anche professionisti della parola scritta: scrittori e traduttori editoriali. Seguiamo la sua rubrica sui cinquanta libri migliori che ha letto negli ultimi dieci anni, curata ma priva di un dato essenziale, quello del nome della voce italiana degli autori stranieri da lei tanto apprezzati.

Con rammarico abbiamo notato infatti, che nella pagina del 29 gennaio, dedicata a "Go down, Moses" di William Faulkner (Einaudi, 2002), è giustamente riportato il nome dell'autrice della prefazione, Nadia Fusini, il nome dell'illustratore, Manuele Fior, e persino il copyright della foto che la ritrae, LesAmp&rsands, ma manca completamente il riferimento al traduttore, Maurizio Ascari.

Come ben saprà, i libri non si traducono da soli e la traduzione, che per il traduttore significa spesso molti mesi di impegno onnicomprensivo - intellettuale, spirituale, psicologico e anche fisico -, determina il successo (e, purtroppo, qualche volta anche l'insuccesso) di un autore e di un'opera nella lingua di arrivo. Il suo nome di autore sì invisibile ma fondamentale dovrebbe accompagnare sempre quello dell'autore del testo originale.

Certi che nel futuro terrà presente questa nostra breve nota, le auguriamo buon lavoro.

Distinti saluti.

(176 firme)


Ah, e se qualcuno si chiedesse perché poi i recensori dovrebbero scomodarsi a citare il nome del traduttore, c'è anche questa:
Legge 22 aprile 1941 n. 633
Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio
(G.U. n.166 del 16 luglio 1941)
Testo consolidato al 9 febbraio 2008

Art. 70, Comma 3: Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell'opera, dei nomi dell'autore, dell'editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull'opera riprodotta.
 

21 commenti:

  1. non ci avevo mai pensato, ma senza il vostro lavoro i capovalori della letteratuta straniera non sarebbe conosciuti!
    bravi e onore al merito!

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    1. Bene Laura, sono contenta di avertici fatto pensare! :-)

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  2. Mi sembra un sacrosanto diritto (oltre che, come hai indicato, un obbligo di legge) che il traduttore sia citato e riceva visibilità. Concordo assolutamente sul fatto che la qualità della traduzione determini il successo/insuccesso di un'opera.
    Perché secondo te c'è così tanta resistenza?

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    1. Anche qui, potrei disquisire sulla percezione che i lettori hanno del testo tradotto come di qualcosa che vogliono pensare scritto nella propria lingua (e il compito del traduttore è proprio, paradossalmente, quello di farglielo pensare), o potrei raccontarti di come la traduzione venga percepita - erroneamente - come qualcosa di "derivato", o peggio, qualcosa che sanno fare tutti.
      Vorrei dirti queste cose - tutte in parte vere - per evitare di attaccare la solita geremiade dell'Italia-sempre-peggio-degli-altri. La verità è che il problema si riscontra soprattutto in Italia (negli altri paesi, a quanto ne so, il nome del traduttore viene citato regolarmente), e non saprei spiegarti perché, se non dicendoti che è una prassi diffusa e che le abitudini stupide sono le più dure a morire.

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  3. effettivamente ci vuole così poco a stampare un nome in più, perchè chi fa vendere un libro non è l'autore della prefazione o l'illustratore o la casa editrice, ma l'autore e la sua "voce". Per esempio ho letto Il senso del continuum in italiano quando non sapevo ancora l'inglese, e sono rimasta sbigottita dalla traduzione pessima, per cui non consiglio più l'edizione in italiano a nessuno.

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    1. Eh, sì, il problema è anche questo. I lettori si accorgono più spesso di una cattiva traduzione (proprio perché "si sente" che il testo è tradotto, perché non sembra scritto direttamente in italiano: una buona traduzione, in un certo senso, condanna se stessa all'invisibilità) che di una buona, e quindi è molto più facile trovare critiche anziché lodi. In pratica si parla delle traduzioni quasi solo per criticarle.
      Detto questo, naturalmente, le traduzioni pessime sono una vergogna. Per la casa editrice che le pubblica, innanzitutto.

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  4. Io e una mia collega abbiamo tradotto un libro dall'Inglese all'Italiano l'estate scorsa. Un libro di ricerca accademica, non narrativa, e dovrebbe essere pubblicato in Italia. A noi l'autore ha promesso di citare le traduttrici, se/quando uscirà ti saprò dire!

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    1. Be', ecco... l'autore DEVE citare le traduttrici!

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  5. La "No-attachment" cause :D

    Il lavoro intellettuale e artistico e' sempre sottopagato, spesso invisibile, a volte anche bistrattato! (Beh, ultimamente non solo lui.)

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    1. Ecco, se poi mi guardo in giro e vedo chi sono quelli che fanno davvero i soldi... per consolarmi penso a lei.

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  6. hai perfettamente ragione Silvia. Negli ultimi anni ho iniziato a far caso alle traduzioni, anche se i libri, inglesi e danesi, cerco di leggerli in lingua originale. Purtroppo le critiche arrivano sempre più numerose delle lodi :(

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    1. Se a questo ci aggiungi la fascia salariale non proprio elevatissima (classico esempio di understatement) e la totale precarietà del lavoro, puoi benissimo concludere che fra le doti del traduttore di cui parlava qui, Calvino si è dimenticato di aggiungere il masochismo.

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  7. La traduzione la prendiamo per scontata, è questo il guaio. Ben venga ogni iniziativa che aiuti i lettori a prendere coscienza della figura e del ruolo del traduttore. Certo che Repubblica poteva almeno fare un cenno di assenso. Faccina arrabbiata. (Com'è che non hai gli emoticon, Silvia?)

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  8. Gli emoticon? Credo che sia colpa della piattaforma, Blogger è più facile da usare, ma più rozzo di Wordpress. D'altronde devo anche mettermi a togliere i captcha, appena ho un momento di tempo.
    Quanto all'iniziativa, sto pensando di creare un banner da mettere sul blog, che chiunque possa prendere e mettere sul proprio blog o sito. Anche qui, mi serve solo un po' di tempo per capire come si fa e per farlo!

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    1. Carino il nuovo banner :-)

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    2. Ehm... troppo buona! Ci ho perso alcune preziose ore pre-scadenza, per poi decidere che fare un vero banner va al di là delle mie possibilità e ripiegare su un banner trasformato in foto. Ma sono contenta perché è stato ripreso dai blog Biblioteca giapponese e libri... libri!, e il post che riprende la lettera a Repubblica/Baricco è salito al nono posto fra i più letti di sempre!

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  9. Ho messo il banner sul mio blog e ti ho segnalato Silvia! Adesso è una questione di principio, oltre a tutto il resto. Che nervoso mi fanno venire certe "situazioni"...

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    1. Grazie Angela, hai ragione, adesso è anche una questione di principio. A me però non interessa tanto ricevere una risposta dai soggetti in questione, quanto sfruttare questa vicenda per far riflettere le persone, in modo che la prossima volta che leggono una recensione senza il nome del traduttore si sentano privati di un'informazione che spetta loro di diritto.

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  10. Buongiorno,
    non intervengo praticamente mai attraverso i commenti ai blog, ma in questo caso mi sento molto vicino alla problematica sollevata e vorrei chiedere a tutti i lettori di segnalare alle redazioni eventuali mancate citazioni dei nomi dei traduttori. Bastano pochi minuti con la posta elettronica e si trovano anche lettere di segnalazione già preimpostate.

    Un piccolo gesto che però credo possa servire a informare redazioni, critici, recensori, correttori di bozze sulla normativa vigente e a dare visibilità a una delle tante categorie che in questo paese rimangono sempre e comunque nell'ombra.

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    1. Grazie! Se per caso frequenta facebook, le segnalo la pagina "Il nome del traduttore", dove si raccolgono le recensioni in cui il nome viene omesso e si organizzano raccolte di firme da inviare ai giornali.

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